|
|
|
Cosa è un universo-isola, come si origina e quali tipi esistono.
|
|
Argomenti della pagina
|
|
|
|
Termini da conoscere
|
|
Ammasso aperto,
Ammasso galattico,
Ammasso globulare,
Anno di luce,
Asteroide,
Atomo,
Buco nero,
Cometa,
Filamento,
Fusione nucleare,
Gravità,
Massa,
Materia oscura,
Mezzo interstellare,
Nebulosa,
Pianeta,
Polvere,
Popolazione stellare,
Righe di emissione,
Rivoluzione,
Satellite,
Spettro elettromagnetico,
Stella,
Superammasso galattico,
Supernova,
Telescopio,
Vuoto |
|
|
Le galassie |
|
Elenco di galassie |
|
Una galassia è un vasto insieme di stelle e di materia interstellare,
la cui coesione viene assicurata dalla gravitazione. |
La galassia M51, nota come Galassia Vortice.
Le
galassie, quindi, sono degli insiemi gravitazionali di stelle, singole o
in ammassi, gas interstellare e polveri. L'insieme di gas e polveri forma il mezzo interstellare ed occupa circa il 10% della massa totale della
galassia. In aggiunta a questa materia,
c'è la materia oscura ,
intuita dalla velocità di rivoluzione
degli oggetti più periferici. Spesso, forse sempre, al centro di una galassia c'è
un buco nero supermassiccio
che, ancora forse, è stato proprio il motivo per il
quale la galassia
si è formata.
Sembra quasi impossibile, ma stelle lontane anni luce sono tenute insieme da forze
gravitazionali in insiemi detti galassie.
La loro natura non è stata chiara fino a tempi abbastanza recenti. Con l'aiuto dei
primi grandi telescopi, Sir John Herschel riuscì a compilare un catalogo con più
di 5000 oggetti dei quali circa 1700 erano oggetti nebulosi. E' il Catalogue of
Nebulae and Clusters, che permise anche una facile distinzione di queste
nebulose in base alla forma: c'erano allora nebulose a spirale, nebulose
ellittiche, nebulose non inquadrabili in nessuna forma e quindi dette irregolari
ed in più c'erano quelle circolari, le nebulose planetarie.
Tutte erano molto piccole, molto simili come dimensione. Herschel pensò che fossero
anche tutte alla stessa distanza, sbagliando ovviamente. Soltanto con lo spettroscopio
e con l'analisi delle righe di emissione nello spettro di luce si riuscì a capire
una cosa strana: le nebulose a spirale erano tutte in allontanamento da
noi (le loro righe erano shiftate verso il rosso) mentre le altre si avvicinavano
(righe shiftate verso il blu) .
Il problema era aperto: non erano tutte alla stessa
distanza quindi - per logica - quelle più lontane devono essere davvero molto grandi
per poter avere le stesse dimensioni apparenti di quelle più vicine. Edwin Hubble,
nel 1923, utilizzando una stella del tipo delle variabili Cefeidi
riuscì a stabilire
che questa, presente nella nebulosa di Andromeda, era molto più lontana
rispetto alle altre Cefeidi
della nostra Galassia. Le Cefeidi, infatti, hanno tutte
la stessa luminosità e se una appare più debole di un'altra è perché è più lontana.
Quella nebulosa, lontanissima, era un'altra galassia come la nostra,
piena di stelle
come la nostra. Era M31. L'universo, si capì, era pieno di galassie.
Torna su |
|
Formazione delle galassie |
L'universo è uniforme a grande, grandissima scala ma è indubbio che, per scale minori
esistono irregolarità che si presentano sottoforma di ciò che possiamo vedere anche
ad occhio nudo: galassie, stelle, pianeti , asteroidi,
comete e satelliti . E ancora a maggior scala gli ammassi ed i superammassi galattici
ed i filamenti galattici. La nascita
delle strutture, e quindi anche delle galassie, è da rintracciare
in tempi che risalgono a circa 13,7 miliardi di anni fa, all'origine dell'universo,
quando piccolissime fluttuazioni quantistiche determinarono ciò che oggi vediamo
in dimensioni enormi. La soluzione, tuttavia, non è completa, visto che ancora non
si riesce a legare meccanica quantistica e relatività.
L'uomo non riesce a trovare un legame tra meccanica quantistica e relatività. Il
primo che ci provò fu Einstein ma da lui in poi non ci sono stati
progressi tangibili. Eppure è fuor di dubbio che le due materie siano legate: ai
tempi del Big Bang l'universo, le sue minuscole particelle, erano regolate
dalla meccanica quantistica. Le prime strutture, invece, passarono sotto il dominio
della relatività iniziando ad aggregare materia ed a fare in modo che questa materia
generasse una attrazione gravitazionale
molto relativistica. Attualmente, una galassia come la nostra, con un diametro di
100 mila anni luce , ha poco a che spartire con la meccanica quantistica essendo legata alle leggi
relativistiche.
Se l'universo appena nato fosse stato isotropo e omogeneo ovunque, la velocità di
espansione avrebbe stirato tutta la materia impedendo qualsiasi forma di aggregazione
ma così non è stato ed oggi sappiamo almeno il perché. La meccanica quantistica
ci insegna che nessuna distribuzione di materia può rimanere omogenea ed isotropa
su scala microscopica dal momento che appariranno fluttuazioni casuali pronte a
sparire e comparire di nuovo in quantità differente. Ogni distribuzione microscopica,
in pratica, è un ribollire di particelle che nascono e muoiono in continuazione
ed in qualsiasi momento e capita che una zona di questo piccolo spazio abbia una densità
di particelle maggiore rispetto alle zone circostanti. Queste zone, quindi, sono
in grado di esercitare una attrazione verso le particelle delle altre zone.
Sappiamo, o meglio supponiamo con molta probabilità, che l'universo attraversò una
fase di espansione rapidissima nei primi istanti, che va sotto il nome di inflazione .
Questa rapida espansione riuscì a trasportare le fluttuazioni quantistiche in tutto
l'universo espanso, facendo in modo che i semi delle strutture appena nate si spargessero
ovunque nella trama cosmica.
La prova di queste teorie è rintracciabile ancora una volta nella Radiazione Cosmica
di Fondo (CBR) , mappata dalla sonda WMAP, con una precisione che dire millimetrica
è davvero poco, e prima ancora dalla sonda COBE.
L'analisi della mappa mostra le
fluttuazioni delle quali stiamo parlando, dapprima piccolissime - risalenti ad una
età dell'universo di 380 mila anni, quando l'universo divenne trasparente alla luce
- e poi sempre più grandi fino a che hanno dato vita alle attuali strutture del
cosmo, a partire da un miliardo di anni dopo il Big Bang.
Laddove c'era una fluttuazione,
e quindi un maggior numero di particelle, c'era anche un maggior numero di fotoni
e quindi una zona più calda della CBR. La fluttuazione tipica è di poche decine
di milionisimo di grado rispetto ai 2,73°K classici della CBR. Le zone più calde
della CBR accolgono oggi un migliaio di galassie, mentre le zone
più fredde corrispondono agli attuali vuoti. I filamenti di galassie, in pratica,
sono le pareti che contengono gli immensi vuoti cosmici, che vuoti non sono in assoluto
ma soltanto in relazione al fatto che non contengono massa ordinaria, ma solo fluttuazioni
quantistiche.
Il modello cosmologico ritiene che i filamenti, disposti a bolla, siano la
"copertura" di masse enormi di materia oscura. In effetti la materia barionica
(quella della quale siamo composti) riesce ad avviare il collasso gravitazionale
soltanto nel momento in cui si separa dalla radiazione, il che è avvenuto come
detto 380 mila anni dopo il Big Bang, quando l'Universo è divenuto trasparente .
La materia oscura, invece, non interagisce con la radiazione ed ha iniziato fin
da subito ad amalgamarsi intorno ai punti di fluttuazione quantistica, agendo in
seguito come catalizzatore degli atomi di idrogeno e di elio appena formati. Le
protogalassie
in pratica sarebbero state tutte formate da materia oscura, che in
seguito ha iniziato ad attrarre a sé anche la materia barionica.
Ovviamente le galassie non nacquero come le vediamo oggi. All'inizio,
ciò che venne ammassato era gas, idrogeno ed elio, gli unici componenti del primo
universo. I materiali più pesanti, chiamati metalli, si formeranno soltanto con
le prime fusioni nucleari internamente alle stelle. Non c'erano ancora le stelle.
In compenso l'attrazione gravitazionale continuava ad accumulare materia in quantità
enorme: idrogeno ed elio oppongono poca resistenza e la massa arriva ad occupare
spazi molto stretti in quantità enormi. La conseguenza è la formazione di enormi
buchi neri con massa di milioni o addirittura miliardi di masse solari. Quesi enormi buchi
neri ingoiano materia in quantità indescrivibili ed irradiano in maniera molto copiosa
proiettando getti di materia e radiazione a centinaia di migliaia di anni luce.
I getti possono essere allineati al nostro piano visuale, ed allora li vediamo brillantissimi
e variabili, oppure possono essere a noi perpendicolari. Ovviamente non sono visibili
ad occhio nudo perché si tratta di oggetti primordiali, visibili quindi a distanze
enormi, distanze di miliardi di anni luce. Sono i quasar .
Studiando le galassie si scopre che moltissime, se non tutte, possiedono un buco
nero supermassiccio al loro centro e questo si deduce dall'ingiustificata velocità
che hanno le stelle nei pressi del centro galattico. Dovrebbe essere stato proprio
questo buco nero ad attrarre il materiale che ha formato le galassie. La voracità
del buco nero, una volta esaurito il materiale da ingoiare, si sarebbe placata lasciando
una galassia tranquilla con un buco nero al suo centro. Una via di mezzo potrebbe
essere data da galassie il cui buco nero è ancora attivo, con forte emissione soprattutto
nello spettro X, ma con un appetito più moderato e quindi in grado di durare più
tempo. Sono le cosiddette
Active Galactic Nuclei (AGN) .
I buchi neri supermassicci, nonostante la loro massa sia pari a miliardi di masse
solari, occupano soltanto l'1% della massa della galassia che li ospita risultando
quindi addirittura insignificanti dal punto di vista della massa, ma non dell'energia.
L'immagine DeepField di Hubble
Con il tempo, inoltre, le galassie si sono completate con le stelle, nate in ammassi aperti all'interno dei quali si muovono a grande velocità. Alcune sfuggono
all'ammasso, vagando nella galassia come stelle libere, mentre altre vanno avanti
nel tempo insieme. Gli ammassi globulari completano il quadro. In ultimo,
ci sono gas interstellare e stelle.
Le prime stelle ,
quindi, erano composte soltanto da idrogeno ed elio e, mancando
materiali più pesanti in grado da resistere all'emissione stellare, le dimensioni
di questi primi astri erano enormi come oggi non capita più. Stelle così grandi,
durano anche poco perché bruciano il combustibile più in fretta. Quando esplodono
arricchiscono il mezzo interstellare della galassia con elementi più pesanti quali
carbonio, ossigeno, azoto, silicio, ferro e via discorrendo.
Osservando il cosmo possiamo vedere le galassie nei loro vari stadi di vita: la
famosa immagine Deep Field (nell'immagine) scattata dallo Hubble
Space Telescope consente di vedere in una
unico frame galassie di 1,3 miliardi, 3,6 miliardi, 5,7 miliardi e 8,2 miliardi
di anni.
PRIMA LE GALASSIE O PRIMA I BUCHI NERI?
Tra le domande più aperte in tema di genesi delle galassie ci si trova
di fronte al problema "filosofico" se nasce prima la galassia
oppure il buco
nero
che sembra occupare il nucleo di ognuna di esse.
Apparentemente, galassie e buco nero supermassiccio centrale si formano
attraverso un tipo di rapporto autoregolante, ma quale dei due oggetti si forma
prima? Nel 2009, gli studi sembrano optare per la nascita del buco nero.
Studiando i moti di gas in galassie attive molto distanti, alcuni radioastronomi hanno
trovato che quattro galassie molto giovani erano soltanto 30 volte più massicce dei loro buchi neri
centrali, il che induce a pensare che i buchi neri nascano per primi e che la galassia
cresca intorno
ad essi.
Altri hanno trovato che alla fine della crescita sia il buco nero sia la galassia
terminano il loro
accrescimento e che il buco nero acquisisce in tutti i casi osservati per primo alcuni miliardi di masse
solari all'apice della sua attività. Probabilmente il buco nero crea una vampata di energia di
accrescimento (durante la fase di quasar )
così intensa da scaldare e sospingere lontano tutto il gas restante
attraverso la
galassia, bloccando così l'accrescimento di entrambi.
GALASSIE NANE, COSMOLOGIA E MATERIA OSCURA
Un discorso a parte meritano le galassie nane. La teoria
del Big Bang viene
oggi inquadrata in una teoria cosmologica unitaria che va sotto il nome di CDM,
Cold Dark Matter (Materia Oscura Fredda).
Questa teoria prevede che nell'universo
ci siano molte galassie nane
che, ricordiamo, sono i primi mattoni costruiti dall'universo
stesso e che ne conservano caratteristiche e segreti dei tempi iniziali. La nostra
Via Lattea, ad esempio, dovrebbe avere almeno 120-200 galassie nane satelliti,
invece delle 11 trovate fino al 2005. A vantaggio della CDM sta il fatto
che molte galassie nane sono in via di scoperta recente (alla nostra Galassia si sono aggiunte
almeno altre dieci galassie nane), il che avvalora la tesi per la quale si tratta
di oggetti sfuggenti, che finora non sono stati trovati proprio perché difficilmente
rintracciabili: sono deboli, con poche stelle che si confondono con quelle della
nostra Galassia. Eppure, analizzando la velocità radiale delle stelle componenti,
si scopre che è molto alta rispetto a quella che indurrebbe la materia luminosa
della galassia nana. Il resto è materia oscura, che dovrebbe quindi essere la componente
principale della galassia, fino a percentuali del 99%. La povertà di gas e polveri
di queste galassie nane
è spiegata dal fatto che l'intensa radiazione ultravioletta
delle prime stelle e le supernovae hanno soffiato via quasi tutta la materia ordinaria.
Attualmente la ricerca delle nane mancanti sta andando avanti.
Le galassie nane ultracompatte sono sistemi stellari più luminosi di un
classico ammasso globulare. Sono state scoperte nelle zone centrali degli
ammassi galattici ed hanno proprietà che si trovano a metà tra l'ammasso
globulare e la galassia nana ellittica. Ci sono quattro ipotesi sulla loro
formazione: ammassi globulari extraluminosi, prodotti di fusione di superammassi
stellari, nuclei strappati da ellittiche nane e galassie nane primordiali.
Recenti studi mostrano caratteristiche molto simili ai massicci ammassi
stellari. La presenza di questi oggetti in zone sgombre di ammassi galattici
ovviamente mette in discussione le tesi riguardanti gli ammassi galattici
stessi. Ad oggi su sei gruppi di galassie ha portato a scoprire una sola
galassia nana ultracompatta, più altre quattro in forse. La più vicina mai
trovata finora si trova vicino M104: ha un diametro di 14,7 parsec ed una massa
di 3,3x10e7 masse solari. La sua età si aggira intorno ai 12,6 miliardi di anni.
Torna su |
|
Classificazioni delle galassie |
Per anni le galassie sono state classificate nella maniera in cui
l'uomo tende a classificare tutto: attraverso la forma proprio come fu fatto per
le nebulose e come, tra l'altro, ancora fa oggi con le nuvole. Oggi, potendo vedere le galassie sotto tanti altri
punti di vista, ci sono classificazioni che discriminano tra diversi parametri come,
ad esempio, le radiazioni emesse.
Le galassiepossono essere classificate in base alla massa, al numero
di stelle contenute oppure in base alla forma.
CLASSIFICAZIONE PER MASSA
Per la massa
, si possono avere galassie nane
oppure galassie giganti, anche se ovviamente la massa alla quale ci si riferisce è soltanto
quella visibile.
CLASSIFICAZIONE PER NUMERO DI STELLE
Per la numerosità di stelle, si distinguono le
early-type (a basso contenuto di stelle, circa un centinaio di milioni)
dalle late-type (con un numero di stelle
più elevato, anche un migliaio di miliardi).
CLASSIFICAZIONE PER FORMA
L'uomo tende sempre a classificare le cose in base alla forma, fin da piccolo, ed
è per questo che la cosa più facile da fare viene fatta anche in termini cosmici,
per classificare le galassie.
La classificazione morfologica delle galassie, disegnata da Edwin Hubble
La prima classificazione delle galassie in base alla forma
viene effettuata da Hubble nel 1936 all'interno della sua opera
The Realm of the Nebulae. Elaborò una sorta di diapason sul quale distribuì
le forme riconosciute. Sull'impugnatura furono posizionate le galassie ellittiche,
dalle più tonde alle più affusolate, mentre sui due bracci del diapason furono poste
le galassie a spirale, dalle più strette alle più larghe, e le
galassie a spirale sbarrate, di nuvo dalle più strette alle più
larghe.
Hubble sbagliò ipotizzando che le galassie nascono ellittiche e tonde per poi schiacciarsi
e diventare, nel corso del tempo, a spirale.
Prima belle spirali chiuse e poi sempre più aperte. Sbagliato, si diceva, perché
le stelle più vecchie di tutte le galassie hanno più o meno la stessa età, quindi
tutte le galassie sono nate più o meno nella stessa epoca cosmica. Inoltre, mancano
del tutto le galassie irregolari che invece sono presenti nel nostro universo. Ognuna
delle tipologie di galassie lascia intravedere proprie caratteristiche. Spirali,
ellittiche ed irregolari contengono il 99% delle galassie
conosciute.
L'evoluzione del modello a diapason di Hubble a portato all'attuale classificazione
galattica:
1. Galassie a spirale
Galassie a spirale, barrata e non barrata
La struttura si caratterizza di un disco piatto e sottile che ospita
la maggior parte delle stelle, con bracci a spirale che avvolgono una zona luminosa
detta bulge.
Rappresentano all'incirca il 60% delle galassie
conosciute e contengono prevalentemente stelle giovani di popolazione
I
lungo i bracci del disco, dove c'è una intensa attività di generazione
stellare. Le stelle più anziane di popolazione II, invece, si trovano prevalentemente
nel nucleo e nello strato più esterno (alone).
Le galassie a spirale possono avere o non avere una
sbarra che attraversa il nucleo e dalle cui estremità nascono i bracci
della galassia. In tal caso la galassia si dice spirale barrata
e si indica con SB. Se questa caratteristica non è presente, la galassia è semplicemente
a spirale e si indica soltanto con S. L'immagine mostra
a sinistra un esempio di galassia a spirale barrata ed a destra un esempio di galassia
a spirale non barrata.
Tutti e due i tipi di galassie a spirale si caratterizzano poi per l'ampiezza dei
bracci rispetto al nucleo. In tal caso se i bracci sono stretti intorno al nucleo
le galassie sono di tipo a. Se i bracci sono molto distanti dal centro le galassie si indicano con c. La via di mezzo
è data dalle galassie di tipo b. Quindi si hanno galassie
Sa, Sb ed Sc e galassie di tipo SBa, SBb
ed SBc.
2. Galassie ellittiche
Esempio di galassia ellittica
Le galassie di questa categoria sono caratterizzate da una simmetria
nella distribuzione interna delle stelle.
Una sub-classificazione prevede l'assegnazione di sottoclassi da 0 a 7
in base alla forma apparente: le E0 hanno forma quasi sferica,
le E7 hanno forma quasi a sigaro. Da 0 a 7, evidentemente, aumenta
l'ellitticità della galassia,
proprio come accade muovendosi lungo l'impugnatura
del diapason di Hubble.
In realtà la forma dipende dal nostro punto di osservazione: magari vediamo una
galassia tonda soltanto perché la osserviamo in laterale dalla punta, che invece
si allunga verso la direzione opposta a noi.
Una caratteristica di queste galassie è l'assenza di mezzo interstellare:
le galassie ellittiche sono composte da stelle anziane, soprattutto giganti
rosse che spesso fanno assumere un colore rossiccio anche alla stessa galassia.
Non c'è più formazione di nuove stelle proprio perché mancano sia le nubi di gas
sia la polvere interstellare. Le più grandi galassie
ellittiche contengono centinaia
di miliardi di stelle in diametri che raggiungono i 100 mila anni luce.
Rappresentano circa il 13% della popolazione galattica dell'universo.
3. Galassie irregolari, lenticolari e particolari
Una galassia irregolare
Le galassie irregolari, che rappresentano circa il 3% delle galassie
conosciute, sono ricche di materia interstellare, presente in quantità maggiore
rispetto a quella delle spirali, e non hanno nessuno dei componenti delle galassie
classiche, quali nucleo, bracci, disco. Proprio la ricchezza di mezzo interstellare
le rende una nursery stellare di assoluto valore. Il movimento dei corpi interni
alla galassia è del tutto caotico. Spesso la loro massa è piccola e si comportano come
satelliti di galassie più grandi. Le stelle appartenenti alle galassie irregolari
sono spesso molto giovani. Due galassie
irregolari sono proprio quelle che fino
a pochissimo tempo fa (stavolta pochissimo è giusto perché risale al 2007 la smentita)
erano considerate satelliti della nostra Galassia: la Piccola e la Grande
Nube di Magellano.
Dotate di un bulge luminoso poco schiacciato e di un disco relativamente piccolo, le galassie lenticolari, introdotte da Hubble
nel 1936, si presentano come due lenti convesse sovrapposte, sbarrate (SBO)
o normali (SB). Si tratta del 22% circa della popolazione galattica.
Esistono infine galassie particolari, dovute ad esempio ad esplosioni
come M82 oppure caratterizzate da una forma ad anello.
4. Galassie di ARP
Esempio di galassie interagenti di Arp
Si
è detto che il 99% delle galassie note è ellittica, irregolare o una spirale.
Manca un 1% che comunque, con miliardi di galassie, è sempre un bel numero in termini
assoluti.
Un astronomo americano, Halton Arp, sfruttò un telescopio di 5 metri per
elaborare il suo Atlas of Peculiar Galaxies, nel 1966, che elenca una serie
di galassie talmente strane che anche il termine irregolare gli stava stretto. In
realtà, molte delle galassie che Arp
descrisse come strane sono galassie rientranti
nelle prime tre categorie caratterizzate dal fatto che sono in collisione. Alcune
sono in interazione, altre si sono scontrate da un po' di tempo, altre ancora si
sono strusciate. Le forze di marea che si generano in
simili collisioni, note anche come merging, riescono a
dilaniare le galassie che entrano in contatto. Anche le sbarre presenti in alcune
galassie a spirale possono essere dei fenomeni temporanei, destinati a sparire in
poche centinaia di milioni di anni.
COME CLASSIFICARE LE GALASSIE IN BASE ALLA FORMA?
Cataloghi, scritti su carta oppure pubblicati on line, indicano la tipologia di
una galassia sostenendone la forma a spirale, l'irregolarità oppure
l'ellitticità. Programmi software miranti a catalogare automaticamente una galassia sono stati tentati, ma fino ad oggi lo strumento più affinato per
riconoscere somiglianze nelle forme è sempre l'occhio umano.
Il metodo attualmente preferibile, quindi, è analizzare le fotografie ed andare
per analogia rispetto a galassie dalla forma conclamata ed accettata da tutti.
Le fotografie sono messe a disposizione, per la maggior parte, da due survay
astronomiche chiamate 2dF (2 Degree Field Galaxy Redshift Survay)
e SDSS (Sloan Digital Sky Survay). Soprattutto l'ultima
survay,
ottenuta con il telescopio da 2,5 metri dell'Osservatorio del New Mexico, ha
puntato il proprio obiettivo su un milione di galassie,
fornendo immagini in 5
bande e studiandone gli spettri.
E' chiaro che studiare e catalogare "ad occhio" un milione di
galassie
richiederebbe tutta la vita di tutti gli astronomi esistenti, quindi
l'innovazione tecnologica ed internet sono stati sfruttati per convogliare il
maggior numero di persone nel decidere la forma delle galassie.
Il progetto è
noto come Galaxy ZOO e consente a chiunque di votare per la forma di
ciascuna galassia.
Dopo aver ottenuto una carrellata di esempi di galassie già classificate, gli
utenti che partecipano possono votare per assegnare la classificazione.
Per partecipare, si può andare sul sito Galaxy ZOO
Recentemente forma e colore hanno trovato
un file-rouge: sembra che le galassie nascano a spirale con un
colore tendente al blu, dato dal veloce proliferare di stelle all'interno della
galassia stessa. Con il tempo, anche dovutamente ai merging, il gas presente
nella galassia tende ad esaurirsi e le stelle ad invecchiare, tendendo
al rosso, mentre la galassia tende a divenire ellittica. Quindi, le galassie
nascerebbero come spirali per evolversi come ellittiche (Hubble
lo predisse agli albori del 1900), ma resterà teoria finché non verranno trovate
vie di mezzo con un colore che dal blu tende al rosso.
Torna su |
|
|
|
|