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Active Galactic Nuclei Condividi
Quasar, Blazar e Galassie di Seyfert.
Argomenti della pagina
Termini da conoscere
Antimateria, Buco nero, Campo magnetico, Costellazione, Disco di accrescimento, Elettrone, Fotone, Fusione nucleare, Ione, Lunghezza d'onda, Massa, Materia, Mezzo interstellare, Plasma, Polvere, Positrone, Radiazione di sincrotrone, Radiazione, Raggi X, Redshift, Righe di emissione, Spettro elettromagnetico, Stella
Le galassie AGN: Active Galactic Nuclei
Alcuni tipi di galassie si rendono visibili dal punto di viste dell'emissione radio: sono le cosiddette Active Galactic Nuclei (AGN), ovvero galassie con nuclei attivi caratterizzate da intense righe di emissione di gas ionizzato all'interno del loro spettro elettromagnetico. Sono le cosiddette radiogalassie, tra gli oggetti più interessanti che forniscono supporto all'astrofisica teorica, in grado di emettere una quantità di onde radio superiori di circa cento volte rispetto alle galassie normali.

Una Active Galactic Nuclei è una galassia il cui nucleo denota una attività superiore a quella delle galassie ritenute "normali", come la nostra.

Il nome è dovuto al fatto che le AGN sembrano alimentate dalla sola regione centrale, vicina al loro nucleo. L'energia non viene emessa dagli oggetti ordinari quali stelle, polveri e gas interstellare e può essere emessa lungo tutto lo spettro elettromagnetico, dall'infrarosso ai raggi gamma. Alcune AGN vedono emissioni di getti di materia dal loro nucleo.
Il modello che è generalmente accettato per spiegare queste radiazioni centrali sono legate alla teoria dei buchi neri supermassicciHyperLink, che dovrebbero occupare il centro di tutte le galassie. La loro massa è compresa tra 1 milione ed 1 miliardo di masse solari perciò il disco di accrescimento del buco nero stesso è veramente immenso: il materiale che finisce a far parte del disco di accrescimento diviene plasma e produce un fortissimo campo magnetico.
Il materiale che si muove in questo campo magnetico produce radiazione di sincrotrone e radiazione termica in raggi X.
La temperatura vicino al buco nero, infatti, potrebbe essere addirittura di miliardi di gradi.
Una delle ipotesi avanzate prevede che con l'esaurimento di materiale che finisce nel buco nero, questo possa tranquillizzarsi e dar luogo ad una galassia normale. In base a questo pensiero, la stessa Via Lattea sarebbe una galassia divenuta tale dopo aver attraversato la fase di AGN. Ovviamente sarebbe tutto da dimostrare, anche perché si ritiene che queste galassie che con il tempo si sono tranquillizzate potrebbero tornare di nuovo a dipendere dalla accresciuta voracità del loro buco nero centrale qualora la quantità di materia ingurgitata tornasse di nuovo a salire oltre certe soglie.
Oggi riusciamo a classificare gli AGN in base, soprattutto, a tre parametri: massa del buco nero presente nel nucleo, tasso di accrescimento del buco nero e angolo formato dal disco di accrescimento e dai suoi getti con la nostra visuale. Variando questi tre parametri, riusciamo a descrivere moltissimi AGN che vediamo nell'universo. Ad esempio, è chiaro che se i getti sono paralleli alla nostra visuale vediamo un oggetto molto più luminoso.
I più importanti AGN sono i Quasi Stellar Objects (QSO), galassie dal nucleo molto splendente e di piccole dimensioni. I QSO si dividono in tre sub-categorie: i Quasar e le Galassie di Seyfert ed i Blazar.

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Quasar
Quasi Stellar Radio Source (Sorgente Radio Quasi Stellare), il quasar è un oggetto astronomico che si presenta puntiforme all'osservazione (con strumenti davvero molto potenti, data l'enorme distanza) e con uno spettro spostato in maniera molto consistente verso il rosso.

Il quasar è un astro di apparenza stellare e di grandissima luminosità, il cui spettro presenta un forte spostamento verso il rosso a testimonianza dell'enorme lontananza.

Il redshift dei quasar è determinato, in linea con la Legge di HubbleHyperLink, dall'enorme lontananza dell'oggetto rispetto alla nostra parte di universo. Data l'incredibile distanza, il fatto di riuscire a vedere questi oggetti vuol dire che questi emettono una radiazione che basterebbe da sola ad incenerire la Terra da molti anni luce di distanza.



Immagine artistica di un quasar
I quasar emettono radiazioni in quasi tutto lo spettro ed alcuni mostrano variazioni di luminosità molto rapide, il che implica piccole dimensioni per questi oggetti dal momento che un oggetto non può cambiare luminosità più velocemente del tempo che la luce impiega ad attraversarlo. Le variazioni di luminosità derivano anche e soprattutto dall'inclinazione del quasar rispetto a noi che lo osserviamo: se il getto di materia e gas è rivolto dalla nostra parte, infatti, la variazione sarà maggiore dal momento che il getto giunge proprio ai nostri occhi e varia in base alla quantità di materia che il buco nero ingurgita: a volte di più, a volte di meno.
La loro distanza, e quindi la Legge di Hubble, fu messa in discussione da alcuni scienziati dal momento che non c'era un meccanismo in grado di spiegare come mai, da quelle distanze, i quasar risultassero visibili. La fusione nucleare , tipica delle stelle, non era sufficiente. Prima si pensò ad oggetti formati da antimateria , ma l'elaborazione della teoria che vede all'interno dei quasar un vorace buco nero supermassiccio con un disco di accrescimento a temperature incredibilmente ampie ha trovato il giusto successo ed oggi è generalmente accettata. Il disco di accrescimento, infatti, è in grado di convertire metà della massa del materiale che cade nel buco nero in energia, mentre la fusione nucleare riesce a trasformare soltanto una piccola percentuale della materia stessa. In pratica un quasar nasce con la formazione dei primi buchi neri supermassicci dovuti all'accumulo di materia innescata ai tempi del Big BangHyperLink dall'accumulo di particelle quantistiche. E' per questo che non troviamo quasar nell'universo vicino, anche perché non sarebbe un fatto positivo per la Terra averli come vicini di casa.
Un tempo, si presume, i quasar erano molto più frequenti dal momento che era presente più quantità di gas e polveri per alimentare il buco nero centrale. Con il venir meno di queste componenti (ovviamente non totalmente), il buco nero si è assopito consentendo alle galassie di tranquillizzarsi. Anche la nostra Via Lattea dovrebbe essere in fase di quiete dopo aver passato la fase di quasar.
Dal punto di vista cosmologico, il redshift più grande trovato per un quasar è soltanto 6,4 e rappresenta la massima distanza finora riscontrata da un oggetto cosmico. Se esistessero quasar più distanti, tuttavia, sarebbero ancora visibili grazie alla loro elevata luminosità e questo può essere una indicazione sul fatto che l'uomo è riuscito a vedere l'oggetto più distante dell'Universo. Tuttavia questo non potrà mai essere dimostrato, e magari ci sono infiniti oggetti più lontani che non vediamo soltanto perché, semplicemente, non possiamo.
La loro scoperta risale agli anni Sessanta, grazie all'inizio dell'astrofisica a varie lunghezze d'onda. Il fatto che li vediamo puntiformi indica che comunque si tratta di oggetti piccoli, anche se bisogna sempre pensare che - per quanto piccoli - stiamo sempre parlando di diametri che abbracciano almeno il nostro Sistema Solare. Negli anni Ottanta, con le nuove tecnologie, si riuscì a risolvere anche il disco dei quasar, alcuni dei quali mostrarono addirittura una sorta di spirale a testimonianza che i quasar sono proprio galassie, probabilmente galassie allo stato iniziale. Il quasar, alla fine, altro non è se non il nucleo brillante di una galassia molto normale.

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Blazar

Un blazar è una sorgente energetica variabile e compatta facente parte dei Nuclei Galattici Attivi (AGN), associata ad un buco nero supermassiccio che occupa la parte centrale della galassia stessa.

 I blazar rappresentano uno dei fenomeni più violenti dell'Universo e vengono distinti in due sottogruppi: i quasar ottivi altamente variabili (OVV) e gli oggetti del tipo BL Lacertae. Proprio dalla combinazione tra BL e quasar viene fuori il nome blazar, che comunque prevede anche oggetti di categoria intermedia alle due sottocategorie principali.



Immagine artistica di un blazar
Anche i blazar, come gli altri tipi di AGN, traggono la loro fonte energetica dal materiale che cade nel disco di accrescimento intorno al buco nero che occupa la parte centrale della galassia: gas, polveri e stelle cadono nel disco di accrescimento che rilascia enormi quantità di energia sottoforma di fotoni, elettroni, positroni ed altre particelle elementari.
Lo spettro dei blazar è caratterizzato da righe di emissione dovute ad anelli opachi presenti intorno al buco nero, che assorbono ed emettono energia. Al centro del disco di accrescimento, si erge in perpendicolare un getto formato da plasma, orientato grazie ai campi magnetici formatisi intorno al buco nero. Spesso questi getti sono diretti verso la Terra, il che spiega l'elevata luminosità dei blazar e la loro variabilità elevata.
La differenza tra i due oggetti principali che rientrano nella categoria dei blazar dovrebbe essere legata al fatto che gli OVV sono potenti radiogalassie mentre i BL Lacertae sono deboli radiogalassie, il che spiega la differenza tra le linee di emissione.
Solitamente, i blazar sono galassie ellittiche giganti.

I blazar sono studiati anche per misurare gli effetti relativistici espressi nella Relatività Speciale di Einstein: i getti di plasma si muovono a velocità nette che arrivano anche al 99% della velocità della luce e l'osservazione dalla Terra può essere resa complicata dal momento che il getto proveniente dal blazar con direzione Terra sembra più luminoso e vira verso il blu a causa dell'effetto DopplerHyperLink, mentre il getto che si allontana dalla Terra vira verso il rosso e sembra meno luminoso, anche se in effetti i due getti sono identici visti dal blazar che li emette.
All'inizio, molti blazar furono scambiati per stelle variabili anche se il loro periodo di variabilità è del tutto indipendente da qualsiasi modello.
Alcuni dei Blazar identificati sono BL Lacertae nella costellazione della Lucertola, controparte ottica di una radiosorgente distante 90 milioni di anni luce, Markarian 421 nella costellazione dell'Orsa Maggiore, OJ 287 nella costellazione del Cancro, OJ 279 nella Vergine.

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Galassie di Seyfert
Scoperte nel 1943 da Carl Keenan Seyfert, le galassie di Seyfert sono una categoria di AGN caratterizzate da righe spettrali di emissione di gas altamente ionizzato.

Una galassia di Seyfert è una galassia a spirale con un nucleo particolarmente luminoso, con emissione radio più potente rispetto alle altre galassie ma soprattutto con una potenza molto maggiore nel dominio infrarosso.

Con una luminosità maggiore di quella del Sole di circa cento volte, emettono principalmente nell'infrarosso pur avendo una fascia X molto marcata. Il loro spettro presenta forti righe di emissione ed il piano galattico è caratterizzato da una ciambella di polveri (detta toro) che avvolge il nucleo e che risulta trasparente alle radiazioni nello spettro visibile soltanto ad una certa distanza, data l'alta temperatura del nucleo galattico.



Esempio di Galassia di Seyfert
La scoperta delle galassie di Seyfert fu dovuta al fatto che alcune galassie, maggiormente a spirale, denotavano regioni centrali più luminose del normale e forti righe di emissione nello spettro. Nel 1974 le galassie di questo tipo furono distinte in due sottocategorie: le Seyfert-1 e le Seyfert-2.
Le Seyfert-1 sono caratterizzate da due tipologie di righe: permesse (molto larghe, larghezza a metà altezza corrispondente a velocità comprese tra 1000 e 10000 Km/s) e proibite (strette, con velocità di 1000 Km/s al massimo).
Le Seyfert-2 sono caratterizzate da righe permesse e proibite molto simili, con velocità massime di 1000 Km/s.
Dal momento che righe uguali sono originate dalla stessa zona galattica, la differenza tra i due tipi è che nelle Seyfert-2 le due righe hanno origine dagli stessi punti del nucleo galattico.
Più in dettaglio, le righe larghe (permesse) sarebbero originate nella regione chiamata Broad Line Region (BLR): la ionizzazione nelle nubi di questa regione dovrebbe essere dovuta ad un disco di accrescimento molto caldo, a circa 1 Parsec dal nucleo. Le righe più strette derivano dalla Narrow Line Region, più distante dal nucleo.
Analisi più dettagliate dello spettro galattico riuscirono in seguito a suddividere anche le linee larghe, scorgendo una parte centrale stretta molto scura e due ali laterali più chiare. Furono così introdotte delle classi intermedie tra le Seyfert-1 e le Seyfert-2, come ad esempio le Seyfert-1.5, 1.8, ecc..
Le differenze tra le tipologie di Seyfert, tuttavia, potrebbe essere soltanto una questione prospettica legata alla sorgente della radiazione rispetto al toro che circonda il nucleo, che altererebbe lo spettro che giunge a noi.
Essendo una sottoclasse delle AGN, le Galassie di Seyfert ne condividono l'aspetto essenziale per il quale la forte radiazione emessa, che in alcuni casi raggiunge quella enorme dei quasar , è generata dallo spiraleggiamento di materia verso il disco di accrescimento di un buco nero supermassiccio posto all'interno della galassia stessa.
Le galassie di Seyfert tendono ad essere per la maggior parte galassie a spirale di tipo Sa ed Sb. Difficilmente i bracci raggiungono un distacco dal nucleo che porta ad un tipo Sc. Galassie di Seyfert ellittiche sono davvero molto rare.

Queste galassie sembrano rappresentare una fase di attività della vita di una galassia, intermedia tra le galassie normali (fase calma) e i quasar (fase molto attiva).

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A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 415015  volte
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