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Gravità, elettromagnetismo, forza nucleare debole e forte.
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Argomenti della pagina
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Termini da conoscere
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Afelio,
Ammasso galattico,
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Stella |
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Le Forze dell'Universo ed il Principio Cosmologico |
La materia è una grandezza fisicamente osservabile, che si
ritrova nell'universo sottoforma solida, liquida o gassosa o sotto altre forme
più rare sulla Terra ma molto comuni nell'universo come il plasma. La materia, è noto, è costituita da alcune componenti sempre più piccole:
prima le molecole, poi gli atomi, con elettroni,
protoni e neutroni, e gli elementi quantistici.
Le interazioni tra questi elementi, costituenti della materia,
sono regolate da quattro forze che ipotizziamo sempre valide in qualsiasi punto
dell'universo. Può sembrare una ipotesi molto forte, ma del
resto a pensarci bene non lo è. Abbiamo imparato che la Terra, di per sé, non ha
nulla di speciale rispetto ad altri pianeti
che possono esistere nella nostra Galassia, che del resto non ha nulla di
particolare rispetto alle altre galassie
. Visto che di particolare non c'è niente, ne segue che non c'è motivo per il
quale le leggi fisiche che valgono da noi non siano valide altrove. Del resto,
fin dove l'occhio umano è potuto arrivare, il riscontro è stato positivo.
Questo
fatto è riassunto dal principio cosmologico : non è un vero
e proprio principio ma ci consente di limitare le possibilità ad un numero finito
e conosciuto, e del resto è un principio che, come visto, è molto logico.
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Per il principio cosmologico l'universo è omogeneo ed isotropo
su di una scala opportunamente grande. |
L'universo, su scala abbastanza grande, è quindi uguale ovunque lo si guardi e da
qualsiasi punto lo si guardi, ed in qualsiasi direzione. Ne segue proprio quanto
visto prima: l'uomo non occupa alcuna posizione privilegiata e lo spazio che occupa
non ha nulla di speciale rispetto a tutti gli altri spazi. Ne segue, ancora, che
le leggi fisiche che valgono da noi valgono in tutti i punti del cosmo.
Il principio cosmologico è stato introdotto da Albert Einstein
nel 1917 con la Relatività Ristretta ed è stato ampliato negli anni Trenta da Edward
Milne, che estese le caratteristiche anche nel tempo, a tutte le ere.
Scrollato di dosso questo dubbio, possiamo affermare che le forze che regolano
le interazioni sono la forza gravitazionale, la forza
elettromagnetica, la forza nucleare forte e la
forza nucleare debole.
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Forza Elettromagnetica |
A lungo si è ipotizzato che elettricità e magnetismo fossero forze separate, e
fu
Maxwell a capire che in realtà sono due diversi aspetti di
un'unica forza che è la forza elettromagnetica.
In realtà, storicamente, fu Hans Christian Orsted, un fisico danese, a
scoprire per prima una relazione tra elettricità e magnetismo: durante un
esperimento intuì che un filo percorso da corrente elettrica genera intorno a sé
un campo magnetico. In seguito, Michael Faraday, durante un altro
esperimento, notò e dimostrò che un conduttore percorso da corrente immerso in
un campo magnetico subisce una forza, che Faraday stesso riuscì a misurare.
Partendo da questi esperimenti, André-Marie Ampére formulò in chiave
matematica la forza esercitata da un campo magnetico sulla corrente elettrica:
la forza tra due fili è attrattiva se le correnti scorrono nello stesso verso,
repulsiva se scorrono in versi opposti.
James Clerk Maxwell, infine, unificò organicamente i due fenomeni
formulando equazioni in grado di descrivere perfettamente tutti i fenomeni
magnetostatici, elettrostatici, magnetodinamici ed elettrodinamici.
L'elettromagnetismo
è una branca della fisica, in particolare è quella
che si occupa dei fenomeni di natura elettrica e magnetica e delle loro
correlazioni, come i campi magnetici e le correnti elettriche.
L'elettromagnetismo si riferisce alle equazioni di Maxwell,
che descrivono la
realtà fisica fino a dimensioni quantistiche (elettrodinamica quantistica).
Un corpo dotato di carica elettrica non esercita una forza ma crea un campo
all'interno del quale tutti i corpi dotati di carica elettrica subiscono una
forza. Quindi, come per la gravità, i fenomeni di attrazione e repulsione non
sono dovuti all'oggetto ma alla proprietà dello spazio in cui esso si trova: il
campo elettromagnetico. Questa forza fu scoperta nell'Ottocento.
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Due cariche elettriche si attraggono o si respingono con una forza
direttamente proporzionale al prodotto delle loro cariche ed inversamente
proporzionale al quadrato della loro distanza. |
Attrazione o repulsione dipendono dal segno della carica: due cariche con lo stesso
segno si respingono, mentre due cariche con segno diverso si attraggono.
Se una carica è fissa rispetto ad un osservatore, quest'ultimo percepisce
soltanto la presenza di un campo elettrico ma se la carica si muove di moto
rettilineo uniforme percepisce anche la presenza di un campo magnetico.
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Forza Nucleare Forte |
La forza nucleare forte è quella che riesce a tenere uniti, in un nucleo
atomico, più protoni.
I protoni, con carica positiva, dovrebbero respingersi a causa della forza elettromagnetica ed invece restano nello stesso nucleo. Dal momento che questi
protoni sono dotati di massa, si potrebbe pensare che se restano uniti è perché
l'attrazione gravitazionale dovuta alla loro massa è più forte rispetto alla
repulsione elettrica cui sono soggetti, ed invece la gravità è inferiore di 10-39
volte rispetto alla repulsione. Questa forza che riesce a fare da collante è la
forza nucleare forte, ma c'è un limite che è scritto proprio nel suo nome:
nucleare. Infatti, questa forza si esercita esclusivamente a distanze che non
superano il raggio di un nucleo atomico, cioè 10-13 centimetri.
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La forza nucleare forte è tale per cui due particelle poste entro una distanza di
10-13 centimetri restano unite nonostante abbiano la stessa carica elettrica. |
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Forza Nucleare Debole |
La forza nucleare debole, o interazione debole, è la responsabile del decadimento
beta dei nuclei atomici, associato alla loro radioattività, per il quale un neutrone si trasforma in
un protone o viceversa, con emissione di elettroni (radiazione beta) e neutrini .
In pratica, il nucleo mantiene la stessa massa ma la carica cresce di una unità
dando vita all'elemento successivo con riferimento alla tabella degli elementi
di Mendeleyev, dal momento che è la carica del nucleo a
determinare le caratteristiche chimiche di un elemento. Se ad essere emesso non
è un elettrone ma un positrone (equivalente dell'elettrone ma con carica
positiva anziché negativa), il nucleo dà vita all'elemento che nella tabella di
Mendeleyev lo precede. L'elettrone o il positrone che vengono emessi non hanno
una energia tale da compensare la differenza tra l'energia
che il nucleo aveva prima del decadimento e quella che ha dopo. In pratica, il nucleo ha perso più
energia rispetto a quella dell'elettrone (o positrone) espulso. Il
principio di conservazione dell'energia ci dice che da qualche parte
l'energia deve essere andata, sfruttando qualcosa che abbia una massa quasi
nulla. Pauli e Fermi scoprirono che questa particella che viene espulsa insieme
all'elettrone è il neutrino.
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La forza nucleare debole è la forza che consente il decadimento
beta dei nuclei atomici variandone la carica elettrica. |
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Forza di Gravità |
La forza gravitazionale fu introdotta da Isaac Newton
a livello
teorico con la Legge di Gravitazione Universale come forza caratteristica
dei corpi dotati di massa, per la quale questi riescono ad attrarre altri corpi
dotati di massa.
Newton non seppe spiegare il motivo per il quale questa forza, che tra le
quattro è la più debole, riesce ad influenzare un altro corpo senza toccarlo, ma
a questo penso Albert Einstein parlando di universo curvato dalle
masse. Anche nella legge di Newton, il rapporto tra i fattori che influenzano la
gravità (masse e quadrato della distanza) è moltiplicato per una costante G
(detta costante gravitazionale) che, calcolata in via
sperimentale, è fissa in ogni punto dell'universo, proprio per l'ipotesi
avanzata come preambolo. La forza gravitazionale si manifesta sempre come forza attrattiva: i due corpi non si respingono mai a causa
della gravità ma tendono sempre ad unirsi. Sebbene si parli di forza, dunque, la gravità non è una forza che un corpo esercita su un altro: si tratta, invece,
della capacità del corpo di curvare lo spazio intorno a sé stesso, facendo in
modo che gli altri corpi risentano di questa curvatura relativamente alla loro
massa e vicinanza.
Vale la pena ripercorrere le tappe che hanno portato alla comprensione della
gravità.
KEPLERO ED IL MOVIMENTO DEI CORPI
Fino ai tempi di Keplero si era pensato che i corpi celesti si muovessero in orbite
circolari, perché il cerchio era considerato la forma perfetta. Merito di Keplero
fu svincolarsi da questo preconcetto e basarsi soltanto su quanto osservato. Da
qui nacquero le tre leggi di Keplero sul moto dei
corpi celesti nel Sistema Solare.
Prima Legge di Keplero
I pianeti percorrono orbite ellittiche intorno al Sole, che è situato in uno
dei fuochi dell'ellisse. Con questo enunciato, quindi,
Keplero si svincola
definitivamente dal concetto di cerchio come figura perfetta che domina tutto quanto
nell'universo. Il Sole, poi, non è al centro ma in un fuoco dell'ellisse.
Seconda Legge di Keplero
Il pianeta percorre segmenti traccianti aree uguali in tempi uguali.
con la conseguenza che quando il pianeta
è più vicino al Sole il suo moto è più veloce mentre quando si allontana rallenta.
Per percorrere la stessa area, infatti, quando è vicino al Sole il pianeta deve
percorrere nello stesso tempo un segmento corrispondente ad un'area più grande.
Questo effetto porta quindi ad un moto non uniforme dei pianeti intorno al Sole.
Durante i periodi intorno al perielio, i pianeti tenderanno ad aumentare la loro velocità mentre nei periodi intorno all'afelio
i pianeti andranno più piano. Nel disegno, il pianeta impiega lo stesso tempo
per percorrere i due segmenti rossi, che delimitano un'area tra loro equivalente.
Per percorrere un segmento più lungo nello stesso tempo di uno più corto, quindi,
il pianeta in quel tratto deve andare sicuramente più veloce.
Terza Legge di Keplero
Il rapporto tra il cubo dell'asse maggiore di un'orbita (distanza afelio-perielio)
ed il quadrato del tempo di rivoluzione è costante per tutti i pianeti facenti parte
del Sistema di riferimento (ad esempio il sistema solare). Questo - come
farà capire Newton - dipende dalla massa dei corpi, e quindi dall'attrazione
gravitazionale
tra di essi. Per sistemi diversi dal Sistema Solare, basta sostituire al Sole
il corpo che occupa il fuoco. Ad esempio, nel sistema dei satelliti
galileiani di Giove basta porre Giove al posto del Sole per trovare che la
legge è ancora valida.
La legge può essere vista al contrario: se un corpo con una certa velocità viaggia
su una certa orbita e se al corpo stesso viene data maggiore velocità dall'esterno,
il corpo vede aumentare la propria energia e la quantità di moto e di conseguenza
aumenterà il proprio raggio orbitale. Se invece sottraiamo energia al movimento
del corpo, questo scenderà più vicino al fuoco dell'orbita stessa.
Come detto, il merito di Keplero fu quello di descrivere esattamente il moto di
rivoluzione dei pianeti intorno al Sole e, una volta che Galileo
applicò l'uso del
cannocchiale alle osservazioni celesti e notò i satelliti intorno a Giove, si capì
che quanto descritto calzava alla perfezione anche per quel sistema solare in miniatura.
Bastava porre nelle relazioni la massa del corpo intorno al quale gli altri orbitavano
per trovare la descrizione delle orbite osservate.
Ciò che Keplero non seppe spiegare, e del resto non se ne curò nemmeno, fu il motivo
di quel comportamento. Perché i corpi celesti accelerano in prossimità del fuoco?
Perché si dispongono in orbita ellittica? E perché il rapporto indicato alla terza
legge è sempre lo stesso per tutti i pianeti?
ISAAC NEWTON E LA LEGGE DI GRAVITAZIONE UNIVERSALE
Alle domande lasciate irrisolte dalle leggi di Keplero pose rimedio Isaac
Newton con la sua Legge di Gravitazione Universale.
Newton si ritrovò ad operare in una situazione nella quale esistevano
svariate conoscenze che dovevano essere legate in qualche modo: Keplero
aveva enunciato le sue tre leggi e queste spiegavano il moto dei corpi celesti,
ma erano leggi osservative e non era stato spiegato cosa le rendesse effettivamente
valide. Erano leggi puramente empiriche. Inoltre, Galilei aveva
studiato il movimento dei corpi, riuscendo a capire che il movimento dipende dalla
spinta (Forza F) ricevuta da un corpo, il quale in seguito alla forza stessa subisce
una accelerazione (a) dipendente dalla massa (m) del corpo stesso
attraverso la formula:
a = F / m
Sono tre fattori che potevano, anzi, dovevano essere riuniti sotto un unico aspetto
alla ricerca di una legge valida in generale ed in grado di spiegare il movimento
di tutti i corpi, non solo di quelli sulla Terra ma anche dei corpi celesti.
Un corpo, dice Galilei, tende a muoversi di moto rettilineo uniforme se non intervengono
elementi e forze esterne. Contrariamente a ciò che pensiamo, un corpo che si muove
di moto rettilineo uniforme tenderebbe a non fermarsi mai. Se sulla Terra si ferma
è perché esistono forze quali l'attrito con la superficie sulla quale il corpo si
muove e la resistenza opposta dall'aria in senso contrario alla direzione del moto.
Perché i pianeti non si allontanano dal Sole con moto rettilineo uniforme? Perché
la Luna ruota intorno alla Terra senza mai caderci sopra? Devono esserci forze che
impongono queste orbite.
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LEGGE DI GRAVITAZIONE UNIVERSALE
Due punti materiali qualsiasi si attraggono lungo la loro congiungente con una forza
direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse (M1
ed M2) ed inversamente proporzionale al quadrato della
loro distanza (D).
F = G (M M2)/D2
dove G è la costante di gravitazione universale e vale
6,67x10-11 Nm2/kg2 |
Sappiamo che l'intento è far funzionare questa regola sia per i corpi terrestri
sia per i corpi celesti, ed in effetti è così. In effetti, la genialità della legge
di Newton è quella che, con una stessa regola, si riesce a spiegare perché Saturno
orbita intorno al Sole, perché la Luna orbita intorno alla Terra, perché una mela
cade dall'albero e perché un proiettile sparato ricade a terra dopo una parabola.
Sulla Terra, la formula viene semplificata dal momento che D = raggio terrestre
(un corpo sulla superficie terrestre dista dal centro della Terra di una misura
pari al raggio planetario).
Detto questo, G(M1)/D2 esprime
la forza di gravità terrestre e si esprime con g. Ne segue che:
F = g M2
che è la seconda legge della dinamica (a=F/M) dal momento che g è uguale all'accelerazione
del corpo che cade a terra. Il peso (forza che agisce sul corpo facendolo cadere
a Terra) di un corpo sulla Terra dipende dalla sua massa M2.
I risvolti della Legge di Gravitazione Universale sono veramente
notevoli. Innanzitutto, in termini di legge non è vero che i pianeti orbitano intorno
al Sole, ma è invece vero che Sole e pianeti orbitano intorno ad un punto comune,
chiamato baricentro, che dipende dalle masse dei due corpi
e dalle loro distanze. Il fatto che i pianeti sembrino orbitare intorno al Sole
è dovuto essenzialmente all'immenso squilibrio tra le masse, che fa si che il baricentro
ricada all'interno del diametro del Sole. Basti pensare che oggi riusciamo a scoprire
l'esistenza di esopianeti studiando proprio i movimenti della stella che la massa
dei pianeti provoca nei vari punti dell'orbita. Basti pensare, ancora, ai sistemi
binari di stelle dove tutte e due le componenti orbitano intorno ad un baricentro
comune, esterno a tutte e due i diametri stellari. L'orbita, quindi, dipende dall'attrazione
gravitazionale dalle due masse. Questa attrazione diminuisce con l'aumentare della
distanza, di una misura proporzionale al suo quadrato.
Una cosa lasciava interdetto Newton. La gravità è una forza, a suo dire, che estende
i suoi effetti all'infinito dal momento che non arriva mai a zero. Aumentando la
distanza, infatti, la gravità diminuisce ma in maniera asintotica a zero, quindi
ci si avvicina moltissimo ma non termina mai. I dati osservativi mostravano che
la gravità, inoltre, era una forza istantanea, che si
sprigionava da un corpo ed attaccava subito i corpi esterni. Questo avveniva anche
per distanze grandissime, ed in una situazione simile l'informazione della forza
di gravità doveva viaggiare a velocità di gran lunga superiori alla velocità della
luce. Ad esempio, se il Sole sparisse dal fuoco del Sistema Solare, la Terra lo
saprebbe subito perché cesserebbe di colpo, all'istante, l'effetto gravitazionale
del Sole con il risultanto che la Terra se ne andrebbe, con tutta probabilità, a
far visita al gigante gassoso Giove.
In una lettera a Richard Bentley del 25 febbraio del 1693, lo stesso Newton
dice:
E' inconcepibile che la materia bruta e inanimata possa (senza la mediazione di
qualcosa di immateriale) agire e influire su altra materia senza reciproco contatto.
Che la gravità sia qualcosa di innato, di inerente ed essenziale alla materia, si
che un corpo possa agire a distanza su di un altro attraverso il vuoto, senza la
mediazione di qualche altra cosa in virtù della quale, e per mezzo della quale,
l'azione a distanza o la forza possa essere trasportata da un corpo all'altro, è
per me un'assurdità così grande da farmi credere che nessun uomo il quale abbia
una reale consapevolezza nelle materie filosofiche possa mai farla propria. La gravità
deve necessariamente essere causata da un agente il quale agisca in modo costante
secondo certe leggi, ma se questo agente sia materiale o immateriale è questione
che lascio decidere ai lettori.
Era quindi inconcepibile il modo in cui la gravità si espandeva a distanze
infinite nel vuoto. La risposta giungerà da una mente altrettanto eccelsa tre secoli
più tardi: Albert Einstein.
Nel frattempo, la Legge di Newton fu messa in discussione in seguito ad una
anomalia scoperta osservando il pianeta Mercurio: la precessione del piccolo pianeta infatti
non seguiva la Legge in misura pari a una unità su duemila. Per rispondere a questo disallineamento si
ricorse a varie soluzioni, come la presenza di una luna in orbita intorno a Mercurio, oppure ad una
non sfericità del Sole, oppure ancora alla presenza di un pianeta ancora non scoperto in grado di
interferire gravitazionalmente su Mercurio. In fondo, quest'ultima possibilità era avallata dal fatto
che Nettuno e Plutone furono scoperti proprio in seguito a discrepanze nei valori orbitali di, rispettivamente,
Urano e Nettuno (in realtà, per Nettuno fu sbagliato il calcolo della massa ma tanto valse a far indagare
gli astronomi dell'epoca fino a scoprire Plutone). Il problema fu risolto definitivamente rifacendo
i calcoli all'insegna della Relatività Speciale, della quale la Legge di Newton
è una approssimazione.
Anche oggi, del resto, la Legge di Newton è messa in discussione dai fautori di
un'altra teoria, la MOND .
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RELAZIONE TRA LEGGI DI KEPLERO E LEGGE DI GRAVITAZIONE UNIVERSALE
Per quanto riguarda l'adattabilità della legge ai corpi celesti, basta che la legge
stessa sia in linea con i risultati empirici delle leggi kepleriane: la forma delle
orbite è conica (ellisse, parabola o ramo di iperbole dipendentemente da posizione
iniziale e velocità).
Prima Legge di Keplero: i corpi percorrono orbite ellittiche
ed il Sole è uno dei fuochi.
Due corpi in orbita tra loro descrivono una conica in base ad un comune baricentro,
ma se uno dei due corpi è nettamente più grande dell'altro in termini di massa il
baricentro coincide con il suo centro ed allora si parla di orbita di un corpo intorno
ad un altro. Nel Sistema Solare, il Sole è talmente più massiccio di tutti gli altri
pianeti che accade proprio questo: gli altri corpi hanno il baricentro del proprio
moto nel centro del Sole, e la prima legge di Keplero è soddisfatta. Se si cambia
sistema e si prende un sistema binario, ad esempio, si nota che il baricentro è
posto tra le due compagne e tutte e due si muovono intorno ad esso. Il motivo è
che tra le due compagne la differenza di massa non è, spesso, molto evidente.
Seconda Legge di Keplero: i segmenti che congiungono
un pianeta al fuoco dell'ellisse percorrono aree uguali in tempi uguali.
In tal caso l'applicazione è evidente, dal momento che F = G (M1 M2)/D2
ne segue che al diminuire della distanza la forza (e quindi l'accelerazione) aumenta.
Terza legge di Keplero: il rapporto tra il
cubo dell'asse maggiore dell'ellisse ed il quadrato del periodo di rivoluzione è
costante per tutti i pianeti.
La legge viene riformulata da Newton per le orbite circolari con:
P2(M1 + M2)
= KD3
dove D è il semiasse maggiore dell'orbita, K = 4π2/G
e P il periodo dell'orbita ipotizzata circolare, assumento M2 come massa
solare. Nel sistema solare, la massa di un qualsiasi corpo M1 viene tralasciata
visto che in relazione alla massa solare tende a zero essendo immensamente più piccola.
Ogni pianeta è soggetto nel suo moto ad una accelerazione centripeta c, che in mancanza
di una forza uguale e contraria comporterebbe la fuga per la tangente del corpo,
che uscirebbe così dall'orbita iniziando un moto rettilineo uniforme. Il corpo,
tuttavia, subisce una attrazione gravitazionale pari alla velocità centripeta (detta
caduta gravitazionale) che fa si da tenerlo in orbita. Le due forze si annullano
ed il sistema assume una orbita stabile.
Le accelerazioni centripete sono inversamente proporzionali ai quadrati delle distanze.
Ad ogni accelerazione, il secondo principio della dinamica assegna una causa che
è la forza impressa per avere l'accelerazione, e che è proporzionale all'accelerazione
stessa. Il Sole esercita quindi sui pianeti una forza proporzionale all'inverso
del quadrato della distanza. La forza, secondo Newton, dipende dalle masse e da
qui la formula della terza legge di Keplero rivista con le masse.
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ALBERT EINSTEIN E LA RELATIVITA' RISTRETTA
La diatriba sulla gravità, come visto, non poteva fermarsi a Newton. La Legge
di Gravitazione Universale era validissima, aveva migliaia di riscontri
empirici e nessuno si sognava di metterla in discussione. Tuttavia, ad un certo
punto, entrò in contrasto con un'altra teoria molto apprezzata e corretta, la
Teoria della Relatività Ristretta.
La Teoria della Relatività Ristretta, elaborata da Einstein
ai primi del 1900 e pubblicata nel giugno del 1905 sulla rivista Annalen der Physik
(il direttore della rivista era un certo Max Planck),
si basa su due principi:
1. La velocità della luce nel vuoto è fissa, a prescindere dal moto dell'osservatore
e dalla sorgente che la emette. Spazio e Tempo non sono più grandezze assolute.
2. Le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento che si
muovano di moto rettilineo uniforme l'uno rispetto all'altro.
Maxwell riuscì a dimostrare che le perturbazioni elettromagnetiche si muovono sempre
con la stessa velocità, pari alla velocità della luce (circa 300.000 Km/s) e ne
dedusse che la luce altro non è se non un tipo particolare di onda elettromagnetica.
Oggi sappiamo che è così, ma all'epoca sapere che la luce viaggia sempre alla stessa
velocità era una scoperta. Einstein iniziò a pensarci sopra, e pensò ad un osservatore
che si fosse messo ad inseguire la luce. Prima o poi, accelerando, l'osservatore
sarebbe arrivato ad una velocità tale per cui la luce inseguita sarebbe apparsa
ferma. Se inseguiamo un uomo che corre, acceleriamo fino al punto in cui le nostre
velocità si equivalgono e l'uomo, rispetto a noi, sembra fermo. Questo, per la luce,
non accade. A questo punto dobbiamo introdurre il secondo principio, noto come
principio di relatività. Quando
si parla di velocità, (intesa come valore assoluto e direzione) occorre sempre specificare
chi o cosa sta compiendo le misurazioni: in mancanza di punti di riferimento
è impossibile stabilire se un corpo è in moto oppure è in stato di quiete.
Immaginiamo di muoverci in una astronave e di non vedere nulla dai finestrini: non
ci sono stelle né altro, tutto buio. Non riusciremmo a capire se ci stiamo muovendo
oppure no. Al tempo stesso, se passasse un'astronave in direzione opposta non potremmo
sapere se è lei che si sta muovendo oppure noi, oppure tutte e due. Noi probabilmente
diremmo che si sta muovendo lei, ma gli astronauti dell'altra astronave direbbero
la stessa cosa di noi! Senza bisogno di andare in astronave, quante volte ci è capitato
su un treno di non capire se è il nostro treno che sta partendo o quello di fianco?
Se, invece, la nostra astronave viaggia accompagnata da un'altra alla stessa velocità,
non potremmo capire se le due astronavi sono ferme o si stanno muovendo dello stesso
moto uniforme nella stessa direzione. Secondo la Teoria della Relatività Ristretta
il dato importante non è se le due astronavi siano ferme o in movimento: conta solo
se una si muove rispetto all'altra. Per le leggi newtoniane, il moto di un corpo
è di per sé indicativo mentre per Einstein il moto in assenza di forze non ha senso
se non ci sono sistemi di riferimento anch'essi in assenza di forze. Non possiamo
determinare il nostro stato di moto senza un riferimento. Ne segue che le leggi
fisiche devono essere uguali per ciascun osservatore in stato di moto costante.
Qualora il moto non sia costante, l'osservatore percepirebbe la sua sensazione di
moto nel momento in cui subirebbe una accelerazione. Questo mostra come anche lo
spazio non sia più assoluto: tutto dipende dal punto di osservazione e dal moto
dell'osservatore rispetto all'oggetto osservato. In un moto newtoniano si direbbe
che in uno spazio-tempo assoluto tutte e due le astronavi si stiano
muovendo ma secondo la Teoria della Relatività Ristretta non è
possibile sapere nulla: l'unica cosa che si può studiare è la differenza di moto
di un corpo rispetto ad un altro.
Qualcosa di uguale dovrebbe valere per la luce. Se un osservatore si muove nella
stessa direzione della luce alla stessa velocità (cosa impossibile), questa dovrebbe
sembrargli ferma. Eppure non è così: la luce appare ad ogni osservatore sempre alla
stessa velocità, a prescindere dal moto dell'osservatore. Quindi, mentre siamo costretti
a dire che una macchina si sposta a 10 km/h rispetto ad un albero, dicendo che la
luce si muove a 300.000 Km/s non dobbiamo specificare altro perché sarà così per
tutti, sia che siano fermi sia che si allontanino dalla luce sia che la inseguano.
L'importanza delle Teorie della Relatività di Einstein
è l'espansione
del sistema tridimensionale tramite associazione di un'altra dimensione rappresentata
dal Tempo, imprescindibile. Ogni evento è caratterizzato dallo spazio a tre dimensioni
più il tempo, altrimenti non è possibile definire assolutamente nulla. Ed è proprio
da questo che derivano gli effetti più importanti su spazio e tempo: tempo e spazio
variano in base al moto della persona che li misura.
Il tempo di una persona che corre è ritardato rispetto al tempo di una persona
in quiete. L'esempio classico, effettivamente riscontrato, è dato da
due orologi atomici: uno a terra e l'altro a bordo di un jet supersonico che vola
a 1000 Km/h (rispetto agli oggetti fermi). Al ritorno dal volo, i due orologi segnavano
orari differenti. L'orologio a bordo era andato più lento di un millesimo di miliardesimo
di secondo per ogni secondo. Ovviamente è una differenza molto piccola, ma l'aereo
andava a soli 1000 Km/h (rispetto agli oggetti fermi). Pensando di andare alla velocità
della luce la differenza sarebbe molto più ampia. Se un giorno ci saranno astronavi
che andranno alla metà della velocità della luce, per gli astronauti passeranno
8,7 anni di volo mentre dalla Terra sembreranno 10 anni: gli astronauti tornerebbero
nel futuro, in una Terra invecchiata di dieci anni al confronto dei loro 8,7 anni.
Da cosa nasce questo? Qui sta tutta la genialità di Einstein. Ipotizziamo un veicolo
che deve percorrere un certo numero di metri da una linea ad un'altra. Se il corpo
si muove lungo la direzione più corta, andando sempre dritto, impiegherà un certo
tempo. Se il corpo inizia a muoversi in obliquo, dovrà percorrere tutti i metri
tra le due linee più quelli percorsi in direzione orizzontale (la direzione obliqua
è data dalla somma tra lo spostamento in verticale più lo spostamento in orizzontale),
impiegando quindi più tempo. Un corpo si muove in un universo quadri-dimensionale,
dove la quarta dimensione è il tempo, e nel tempo si muove sempre. Ogni corpo si
muove nello spazio-tempo alla velocità costante della luce, ma questo movimento
è ripartito su quattro dimensioni e di conseguenza anche la velocità è ripartita
su quattro dimensioni. Un corpo in movimento, come detto, vede passare il tempo
più lentamente rispetto ad un corpo statico per un semplice motivo: se un corpo
è statico, tutta la sua velocità viene dedicata al movimento nel tempo mentre se
si muove toglierà velocità al tempo per rivolgerla allo spazio: la velocità nel
tempo diminuisce. Se un corpo si muove alla velocità della luce, usa tutta
la sua velocità spaziotemporale per muoversi nello spazio ed il suo tempo sarà fermo.
Per questo la velocità della luce è la massima consentita.
Perché la velocità della luce non è raggiungibile? Qui entra in gioco la famosissima
formula di Einstein:
E = Mc2
per la quale massa M ed energia E sono dipendenti l'una dall'altra, e dall'una è
determinabile l'altra moltiplicando o dividendo per il quadrato della velocità della
luce c.
Un aumento di velocità determina un aumento di energia del corpo sottoposto ad accelerazione
e, da ciò che risulta dalla formula, anche un aumento di massa.
Man mano che il corpo accelera, quindi, la sua massa aumenta e diventa sempre più
difficile farlo andare ancora più veloce perché viene richiesta una quantità di
energia sempre maggiore. Avvicinandosi alla velocità della luce, diciamo al 99,9%
della velocità della luce, la massa è cresciuta a livelli incredibili e servirebbe
una energia infinita per farla accelerare ancora, il che è impossibile. Nessun corpo,
quindi, può viaggiare alla velocità della luce a parte i fotoni, cioè la luce stessa.
ALBERT EINSTEIN E LA RELATIVITA' GENERALE
A questo punto nasce un problema: secondo Newton la forza di gravità si estende
istantaneamente a tutti i corpi anche a distanze immense. Basterebbe vedere la nostra
situazione: il Sole si trova ad 8 secondi luce dalla Terra, ma secondo Newton se
il Sole scomparisse l'effetto gravitazionale cambierebbe all'istante sulla Terra,
ciò significa che dovrebbe essere trasmesso da un qualcosa che viaggia più veloce
della luce. E non è possibile, perché la Relatività Ristretta
ce lo vieta in maniera
assoluta.
La Legge di Gravitazione Universale funziona alla perfezione, ha tantissime evidenze
empiriche, ma non spiega cosa trasmette la gravità ed è per questo che Einstein
iniziò a cercare di eliminare questo scontro tra la sua Relatività Ristretta e la
Gravitazione Universale di Newton. Einstein
non era pazzo tanto da cercare di smontare
la Legge di Gravitazione Universale: voleva soltanto confermarla spiegando cosa
la provocasse, eliminando l'incompatibilità con la Teoria della Relatività Ristretta.
Principio di equivalenza tra massa gravitazionale e massa inerziale
La massa gravitazionale è quella vista da Newton nella sua legge, ma a fronte
di questa esiste una equivalente massa inerziale, che misura la
reazione di un corpo all'azione di una forza che agisce su di esso. Ad esempio:
se siamo in un ascensore sulla Terra e lasciamo cadere una pallina, questa cade
ovviamente a Terra anche se l'ascensore è fermo. Se siamo in un ascensore fuori
dalla gravità terrestre e lasciamo la pallina, questa cade a terra lo stesso se
imprimiamo all'ascensore una accelerazione verticale pari alla forza di gravità
terrestre. Non sapremmo mai quale è stata la causa della caduta.
La Relatività Ristretta era ristretta ai casi di moto uniforme. La differenza con
la Relatività Generale è l'introduzione del moto accelerato che rende impossibile
stabilire, senza punti di riferimento, se un corpo è soggetto ad attrazione gravitazionale
oppure ad una forza di accelerazione uguale per intensità ma contraria per direzione.
Partendo dall'osservazione precedente, Einstein approfondì il tema
della gravitazione intendendola non più come una forza, ma come una proprietà dello
spazio-tempo causata dalla presenza di masse. Lo spazio è curvo in presenza di grandi
masse ed ogni corpo si muove in modo da percorrere il più breve segmento possibile
(geodetica) per quello specifico spazio-tempo. Non è il corpo dotato
di massa ad attrarre il corpo che gli transita vicino, è lo spazio che è curvo in
quel punto (questo si, a causa della massa che lo curva) ed il corpo percorre l'unica
traiettoria a lui consentita, che è sempre una parabola. Quello che noi vediamo,
ovvero cadute in linea retta, avviene soltanto perché fin dove possiamo guardare
non ci sono corpi di massa talmente elevata da curvare lo spazio. Anche il nostro
Sistema Solare è talmente vasto che curvature si hanno soltanto in prossimità del
Sole. In uno spazio curvo, i corpi cadono a terra con una parabola, oppure compiendo
orbite ellittiche così come i pianeti intorno alla loro stella. Questo è stato verificato
nel 1919, quando è stato possibile verificare durante una eclissi di Sole che la
luce delle stelle poste in prospettiva vicino al disco solare veniva distorta, curvata,
di una quantità perfettamente in linea con quanto previsto da Einstein
3 anni prima. Ad oggi gli effetti di questo tipo riscontrati sono molto numerosi
e vanno sotto il nome di lente gravitazionale. Ad esempio,
se una stella è dietro una galassia non dovremmo vederla, eppure la sua luce potrebbe
essere deviata dalla curvatura creata dalla galassia in modo da venire lo stesso
dirottata nel nostro obiettivo. In tal caso, la stella ci apparirà sopra la galassia,
o sotto, o di fianco. A volte in tutte e quattro le posizioni adiacenti alla galassia.
Altra conseguenza di questo spazio-tempo è il rallentare degli
orologi in presenza di un campo gravitazionale. La Relatività Ristretta
dice che la luce non varia la sua velocità, ma è ristretta proprio perché non tiene
conto della gravità. In presenza di gravità, il fascio di luce che cerca di sfuggire
alla forza stessa apparirà rallentato ad un osservatore esterno al campo gravitazionale.
Maggiore è la gravità, inoltre, e più il tempo rallenta agli occhi
dell'osservatore esterno. Ad esempio, se una persona sta cadendo in un buco nero
emettendo un fascio di luce ogni secondo, un osservatore che lo vede cadere arriverà
al punto da vederlo immobile visto che la luce verrà talmente rallentata da non
inviare più alcun segnale. Per la persona che sta cadendo nel buco nero, invece,
il tempo sarà velocissimo e cadrà subito all'interno del buco nero. Non è possibile,
tuttavia, stabilire se il rallentamento del tempo avviene a causa della gravità
oppure della forza apparente che si percepisce quando si è sottoposti ad accelerazione.
Tornando al buco nero, in prossimità di esso la luce non riesce più ad uscire visto
che la sua forza di gravità è talmente elevata che la luce dovrebbe fuggire ad una
velocità superiore a quella che è sua propria. In realtà, in prossimità del buco
nero è il tempo che si ferma. La gravità diviene talmente elevata
che all'interno del buco nero non sono definiti né spazio né tempo: si arriva ad
un punto di singolarità, dove tutta la massa è racchiusa in un punto di densità
massima e gravità massima. In questo punto, tempo e spazio cessano di esistere.
Tutti i corpi dotati di massa sono in grado di curvare lo spazio, comprese le persone.
Gli effetti, ovviamente, sono molto piccoli ed impercettibili nella vita di tutti
i giorni.
Attualmente, la Teoria della Relatività Generale è in contrasto con la Meccanica
Quantistica ma si sta cercando, ormai da quasi un secolo, una teoria in grado di
unificare il tutto. Resta ovvio che la Teoria della Relatività Generale ha già dimostrato
in mille occasioni di saper predire e modellizzare il movimento dei corpi su grandi
scale. La meccanica quantistica, invece, è perfetta per le scale minuscole. Siamo
in attesa di qualcosa che le faccia convergere.
LA MODIFIED NEWTONIAN DYNAMICS (MOND)
La MOND (MOdiefied Newtonian Dynamics) apporta delle modifiche alla teoria di Newton sostenendone l'applicabilità soltanto entro certi
limiti.
Il preambolo a tutto è dato dalle osservazioni che hanno portato gli astronomi ad
introdurre il concetto di materia oscura
per giustificare dei collanti gravitazionali
che altrimenti - secondo la teoria newtoniana - non dovrebbero esserci. Ad esempio,
in un ammasso galattico la velocità delle galassie più periferiche è tale per cui
dovrebbero sganciarsi dall'ammasso ed andarsene chissà dove per lo spazio, ed invece
restano lì. Recenti indizi dicono che oltre alla gravità esercitata dalla materia
visibile, esiste una gravità esercitata da materia oscura
in grado di aumentare l'attrazione gravitazionale e fare in modo che la velocità
di quelle galassie esterne sia normale.
Venticinque anni fa, il fisico Mordehai Milgrom elaborò una teoria
che andava a modificare la gravitazione newtoniana, convinto di smentirsi da lì
a pochi giorni. Così non fu, ed il suo modello Modified Newtonian Dynamics
(MOND)
fatica ad essere smontato anche oggi. La modifica apportata alla teoria newtoniana
riguarda il comportamento nelle grandi distanze:
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Modified Newtonian Dynamics: quando la forza gravitazionale
è inferiore ad una certa soglia, diventa inversamente proporzionale (non più al
quadrato della distanza ma) alla distanza. |
Ad esempio, all'interno del Sistema Solare
va bene la legge di Newton dal momento che la legge esplicata dalla MOND andrebbe
applicata per distanze di molte migliaia di Unità Astronomiche.
Il ragionamento dei sostenitori della MOND è semplice: perché sostenere che la legge
di Newton è valida se poi si cercano meccanismi oscuri per farla funzionare? Basterebbe
fare una legge a caso e poi attribuire il mancato funzionamento a fattori occulti,
invisibili e non dimostrabili.
Il primo articolo sulla MOND è targato 1983 e da allora, secondo i suoi fautori,
la teoria si è via via consolidata. L'avvicinamento di parecchi scienziati a questo
modello è avvenuto soprattutto quando Bekenstain, dell'Università
Ebraica di Gerusalemme, ha cercato di escogitare una versione relativista della
MOND, migliorandola esattamente come la teoria di Einstein
ha migliorato la Gravitazione Universale di Newton. La teoria rielaborata da Bekenstein va sotto il nome di
TeVeS (Tensore/Vettore/Scalare). La debolezza sta
proprio nel nome: introduce tra campi nello spazio-tempo al posto dell'unico campo
gravitazionale, il che complica terribilmente le cose.
I dati riguardanti la collisione degli ammassi galattici, tuttavia, non sono spiegabili
dalla teoria della MOND e questo è attualmente un bel cruccio per il suo elaboratore,
ma una soluzione si sta cercando. Spesso si pensa che gran parte della materia oscura
possa essere in realtà rappresentata dai neutrini, ma anche questi non basterebbero
a ricreare tutta la massa necessaria a stare al passo con le osservazioni. Per la MOND, basterebbe che i neutrini avessero una massa leggermente superiore a quella
stimata per far tornare i conti anche con il Bullet Cluster. In effetti, anche la MOND attribuisce alle galassie una massa superiore a quella realmente osservata
ma a differenza del modello di concordanza (così si chiama il modello
che prevede la materia oscura) la differenza sarebbe data da materia già nota come
neutrini, neutroni, protoni ed elettroni, anche perché la stessa teoria del Big
Bang sostiene che nell'universo ci sia più materia barionica di quanta riusciamo
a calcolarne ed osservarne.
Attualmente, sebbene si continui a lavorare molto sulla MOND, sembra proprio che
le prove siano tutte a favore della materia oscura, quindi la Legge
di Gravitazione Universale è ancora salva.
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