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Scegliere il luogo, la sera e la scaletta osservativa.
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Argomenti della pagina
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Termini da conoscere
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Ammasso aperto,
Ammasso globulare,
Atmosfera,
Binocolo,
Cometa,
Fotone,
Galassia,
Magnitudine,
Nebulosa,
Orbita,
Pianeta,
Plenilunio,
Polveri,
Sfera celeste,
Stella,
Stella doppia,
Telescopio |
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Inquinamento luminoso naturale |
Solitamente parlando di inquinamento luminoso si fa riferimento
alla sua versione artificiale, dovuto alle illuminazioni pubbliche e ad altri tipi
di illuminazione più o meno necessari.
Gran parte delle illuminazioni create dall'uomo è in effetti inutilmente proiettata
verso l'alto, ad illuminare la pancia dei gabbiani più che le strade a percorrenza
veloce, con il risultato che le particelle atmosferiche diffondono la luce schiarendo
notevolmente il cielo.
Anche la luce proiettata verso il basso partecipa all'inquinamento luminoso,
ma in misura minore e perlomeno ha un senso.
Senza scendere in polemica con questo tipo di illuminazione, che spesso crea veri
e propri "mostri ecologici" totalmente inutili come i fasci di luce sparati in cielo
dalle discoteche, si fa riferimento in questo contesto all'inquinamento luminoso
naturale, dovuto essenzialmente a tre fattori:
- chiaro di Luna;
- chiaro di Terra;
- luminescenza del cielo.
I fattori portano ad una illuminazione pari a quella prodotta da una lampada di
50W posta a 400 metri di distanza. E' calcolato che, in assenza di questa luce,
anche Nettuno e stelle di pari magnitudine
potrebbero esere scorti ad occhio nudo. La magnitudine "intrinseca"
del cielo è stimata intorno alla 22,
quindi il cielo brilla come una stella di magnitudine
22.
Chiaro di Luna
Poche parole vanno spese per spiegare questo fenomeno, descritto sempre come positivo
e romantico. In realtà, per chi esce in coppia con intenzioni romantiche il chiaro
di Luna è una cosa ottima, ma per chi osserva il cielo, e soprattutto con
preferenze per il deep-sky, i giorni che vanno dal Primo Quarto
in poi
sono vere tragedie. Il disco lunare, in fase di plenilunio, ha
una magnitudine di -12,8 e toglie ben tre magnitudini al cielo: significa che se
normalmente sono visibili stelle fino a magnitudine 6, con la Luna piena questo
numero scende a 3. Gli oggetti deep-sky, invece, diventano quasi tutti
inosservabili.
Chiaro di Terra
Il chiaro di Terra è esattamente uguale al chiaro di Luna, ma 43 volte
maggiore. In realtà non ce ne accorgiamo in modo così netto perché a differenza
del chiaro di Luna, il chiaro di Terra proviene dal nostro pianeta. E' visibile
soprattutto nelle fasi di Luna crescente, quando a ben guardare noterete senza dubbio
che, oltre alla sottile falce di Luna illuminata dal Sole, è possibile scorgere
anche la parte del disco "oscuro". Si parla in tal caso di luce cinerea,
a causa del colore del disco oscuro, simile a quello della cenere.
Se abitassimo sulla Luna, e se la Luna avesse una atmosfera
come la nostra in grado di diffondere la luce proveniente dallo spazio, vedremmo
un cielo molto chiaro.
Luminescenza del cielo
La parte meno nota di inquinamento luminoso naturale è dovuta ad effetti di varia
natura. Il 30% circa del chiarore del cielo, anche in totale assenza di illuminazione
artificiale e di Luna, è dato dalla luce delle stelle. Questo è
vero nonostante il fatto che concentrare tutta la luce stellare in una stella sola
porterebbe ad un astro di sole -6,7 magnitudini.
Altro fenomeno di luminescenza è dovuto alla luce emessa dagli atomi
e dalle molecole dell'atmosfera terrestre nella ionosfera: questa luce ha origine
principalmente dalla fluorescenza di atomi e molecole che sono
stati eccitati dalla radiazione solare e da interazioni chimiche tra i costituenti
atmosferici.
Anche la luce interplanetaria ha i suoi effetti: si tratta della
luce riflesa dalle polveri poste tra i pianeti, le stesse che danno vita alla luce
zodiacale (oggi molto difficile da vedere). Questo tipo di luce si può
presentare organizzata in sottostrutture legate ad un gran numero di asteroidi
con gli stessi parametri orbitali e con frequenti collisioni.
Contributo minore è legato al Gegenschein (lume dell'opposizione):
è la luce interplanetaria che appare sull'eclittica
sottoforma di "ponti di luce", provocati dalla riflessione della luce solare sulle polveri
presenti nei piani orbitali dei pianeti.
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La scelta del luogo di osservazione |
Molte volte il luogo di osservazione è obbligato: durante la settimana spesso non
ci si può permettere di passare la notte fuori casa perché il giorno dopo si lavora,
e quando si riesce a rubare qualche ora alla notte non è il caso di allontanarsi
troppo altrimenti la maggior parte del tempo viene impiegata per guidare e montare
il telescopio.
Spesso, quindi, si rimane dalle parti della città dove l'inquinamento luminoso
rende il cielo molto più chiaro di quel che dovrebbe essere.
C'è anche chi è abitudinario del cielo cittadino, ed allora si usa il termine di
astrofilo in pantofole. Ovviamente anche questo tipo di astrofilo avrà
le sue soddisfazioni ma di certo non sarà orientato alle osservazioni al limite
e lo strumento che utilizzerà avrà un limite superiore oltre il quale sarà inutile
spendere soldi.
L'occhio nudo riesce a vedere fino alla magnitudine 6 ,
ma non è un suo limite. Il
problema è che il cielo notturno, anche in condizioni ideali, è comunque dotato
di una certa luminosità quindi il buio, come visto sopra, non è mai davvero buio.
Alcune indicazioni, tuttavia, possono aiutare a scegliere un posto e renderlo un
po' più adatto. Innanzitutto, se si è interessati ai pianeti e
tira vento è meglio starsene tranquillamente a casa dal momento che l'osservazione
non sarà sicuramente buona. I pianeti
necessitano di atmosfera tranquilla, a prescindere
dalla foschia e dalla Luna Piena. Non importa molto l'inquinamento luminoso, ma
la stabilità atmosferica
visto che osservare un pianeta vuol dire cercare di visualizzare dettagli su un
dischetto che ci appare di 40 arcosecondi, quando ci va bene. Quindi per i pianeti occorre evitare di posizionarsi,
anche in assenza di vento, vicino a fonti di calore oppure di fronte a tetti di
altre case. Il motivo è fisico: fonti di calore, case, camini, ecc. di notte restituiscono
il calore accumulato di giorno e questo calore sale fino a scontrarsi con l'aria
fresca notturna, formando vortici che alterano la stabilità atmosferica. Per lo
stesso motivo, se la serata è fredda è inutile tentare l'osservazione dalla finestra
di casa dal momento che dall'appartamento fuoriesce aria calda.
Se si va a caccia di comete ,
è del tutto
inutile farlo dalla città dal momento che - a parte fenomeni rari come le esplosioni
della McNaught e della 17P Holmes
- le comete che passano nei nostri cieli (più
di quante possiate immaginare) sono molto deboli. Allo stesso modo, se il cielo
è quello cittadino difficilmente riuscirete a vedere galassie
e nebulose :
basti pensare che da Roma gli unici oggetti del catalogo di Messier
che possono essere visti sono, a parte gli ammassi aperti
e globulari ,
M42 in Orione ,
M45 nel Toro .
E' anche ovvio che per vedere questi oggetti, più sfumati
e deboli, è preferibile un cielo di Luna Nuova
o giù di lì.
Un posto alto rispetto al livello del mare e la presenza di vegetazione migliora
la visibilità, quindi potendo scegliere è preferibile spostarsi in un campo d'erba
in collina, perlomeno.
Man mano che aumenta l'altezza del posto di osservazione, il cielo diventa più trasparente.
L'altezza migliore si aggira tra i 1500 ed i 2800 metri. Più in basso, c'è il peso
di tutto lo strato atmosferico mentre più in alto iniziano problemi di rarefazione
che possono far perdere lucidità a causa della difficoltà di respirazione.
In pratica, se si ha interesse ad osservazioni di qualità che non siano planetarie,
il posto non può prescindere dalla lontananza da luci artificiali quali
lampioni, cartelloni pubblicitari, ecc. Occorrerebbe schermare l'obiettivo da queste
luci, anche tramite appositi filtri interferenziali.
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Inquinamento luminoso artificiale |
L'immagine
mostrata sulla sinistra evidenzia uno dei più grandi problemi degli astronomi e
degli astrofili italiani, anche se il discorso è in realtà esteso a tutta l'Europa
ed a tutti i paese industrializzati del mondo.
L'inquinamento luminoso naturale è qualcosa di non eliminabile, ed essendo naturale
si accetta ben volentieri.
L'inquinamento luminoso artificiale è invece qualcosa che va contro ciò che anche
la 27° Assemblea Generale della International Astronomical Union ha dichiarato
"Diritto alla luce delle stelle", il 13 agosto 2009 in Brasile.
Esistono leggi e regolamenti che obbligano gli enti pubblici a determinati comportamenti
in tema di illuminazione, e volendo questi enti sono costretti a rispettare queste
leggi. Chiunque ritenga che un comune non rispetti le leggi esistenti può far denuncia
e pretendere il rispetto. Ciò che è più difficile, invece, è convincere i privati
che certe insegne, certi fari e certe luci sono un danno per il patrimonio notturno.
"Patrimonio" non è un termine inadeguato, visto che nel 1992 l'UNESCO ha dichiarato
che il cielo notturno è "Patrimonio dell'umanità". Il risultato è che, comunque,
a parte gli astrofili del cielo notturno non frega nulla a nessuno, quindi qualsiasi
battaglia potrà essere vinta soltanto tra almeno tre generazioni, comunque non nei
nostri tempi vitali.
Detto questo, non possiamo fare altro che cercare di limitare il problema, conoscendolo.
Inquinamento luminoso diretto
L'inquinamento luminoso diretto è quello che arriva direttamente sul viso dell'osservatore,
con il risultato che non si verificherà mai l'abitudine e l'adeguamento al buio
necessario ad una buona osservazione. Questo deriva da luci stradali o luci di sicurezza
delle case, ed è eliminabile soltanto spostando il luogo di osservazione verso posti
più isolati, oppure munendosi di uno schermo. A proposito, alcuni comuni prevedono
per legge lo spegnimento delle luci pubbliche stradali ad una certa ora. Questa
è una legge e si può pretendere che venga rispettata.
Luminosità artificiale del cielo notturno
Le luci di una grande città rappresentano un problema per 80 chilometri intorno
al centro cittadino, e continuano ad essere visibili fino a 240 chilometri di distanza.
Nella fotografia in alto ci sono zone illuminate e zone buie, ma tra queste ci sono
molte sfumature che cambiano di molto l'aspetto del cielo notturno. Cambia il numero
di stelle visibili: in un centro cittadino possono contarsi una dozzina di stelle,
tanto che un cittadino che si sposta in una località suburbana può rimanere incantato
da un cielo che un abitante di un paese interno considererebbe scarso.
Il tenore dell'osservazione, quindi, varierà molto in base al luogo osservativo.
Pianeti e stelle doppie non avranno problemi ad essere osservati anche dal centro
delle città, se le stelle sono abbastanza brillanti da poter essere staccate dal
fondo del cielo illuminato dai lampioni.
A questo punto, però, è importante distinguere tra le tipologie di oggetto: stelle
e pianeti sono più facilmente osservabili dalle città perché la loro brillantezza
è molto elevata e concentrata in un piccolo punto. A questo scopo, la raccolta della
luce disponibile è un dato essenziale e le osservazioni migliori saranno a vantaggio
di chi possiede strumenti con aperture maggiori. Chi dice che l'apertura non conta
dice il falso: una apertura maggiore raccoglie più luce, quindi riesce a mostrare
meglio luci provenienti da un oggetto concentrato.
I problemi iniziano con gli ammassi globulari: si tratta di oggetti la cui brillantezza
è estesa su una superficie abbastanza grande, quindi dai centri cittadini appariranno
come macchioline sfocate e non distinte. Anche in tal caso, una apertura maggiore
facilita i compiti sempre per lo stesso motivo: raccoglie più luce e più dettagli.
In tema di galassie, invece, poco si può fare: la più vistosa alle nostre latitudini,
M31 in Andromeda, dalle città apparirà sempre e soltanto come una stella brillante
e molto sfocata, senza aloni intorno. Anche aumentando l'apertura del telescopio,
i bracci della galassia non hanno abbastanza luminosità per staccarsi dal fondo
del cielo ed in tal caso, quindi, è vero che l'apertura dello strumento è inutile.
Alcune soluzioni ci sono. Alcuni congegni tecnologici riescono a fornire immagini
elettroniche elaborate ed in grado di scendere in dettaglio sulle immagini, ma così
facendo si toglie il gusto dell'osservazione diretta. I filtri possono venire incontro
al problema, eliminando dall'osservazione le bande tipiche dell'illuminazione pubblica
e lasciando passare le bande della luce stellare.
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Seeing e sequenza polare |
Abbiamo detto che la luminosità del cielo è un concetto che ci è fin troppo chiaro,
purtroppo, dal momento che attualmente la sfera celeste non è riconosciuta come
un bene da tutelare e le illuminazioni notturne, molto utili sulle strade (dove
spesso mancano) non mancano di illuminare i gabbiani che non ne hanno bisogno.
Tuttavia, come visto, il cielo ha una propria luminosità che non si può eliminare
perché dipende da fattori naturali.
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Il crepuscolo astronomico corrisponde al Sole posto 18° sotto l'orizzonte
(nel crepuscolo nautico i gradi sono 12 mentre nel crepuscolo civile
sono soltanto 6). |
Quando il Sole raggiunge i -18° rispetto all'orizzonte, quindi,
si ha il buio massimo ottenibile per quella notte visto che anche nel caso il Sole
andasse più giù il buio non aumenterebbe. Anche in questo caso, ed in un posto ideale
in cui non ci sono luci artificiali nel raggio di molti chilometri, il cielo non
sarebbe completamente buio e sappiamo il motivo.
Alla luce dei fatti, un cielo perfettamente buio possiede una magnitudine
visuale
pari a 22 per secondo d'arco quadrato allo zenit (sopra la vostra testa). Con Luna
piena, la magnitudine passa a 18-19. Osservare vuol dire staccare gli oggetti dal cielo,
quindi tanto più il cielo è brillante e tanto più sarà difficile staccare gli oggetti
più difficili.
Il seeing rappresenta la visibilità, che spesso corrisponde al
grado di agitazione atmosferica indipendentemente dalla velatezza del cielo. Viene
quindi fatto corrispondere al grado di scintillazione dei corpi celesti visibili. Ovviamente, comunque, la visibilità è data da svariati fattori. Per uniformarsi
c'è sempre bisogno di una scala di misura, e per il seeing ne sono
state proposte svariate.
Trasparenza del cielo e buon seeing sono due fattori che capitano raramente insieme,
quindi il massimo che si può fare, spesso, è cercare un buon compromesso anche relativamente
al luogo di osservazione. Da alcuni luoghi sarà possibile vedere soltanto una parte
di cielo, magari per ostacoli fisici che occludono altre direzioni oppure perché
in altre direzioni ci sono città, aeroporti, ecc.
Prima di passare alle scale, già uno scintillamento delle stelle
più marcato indica che la serata non è buona, dal momento che è presente una forte
turbolenza atmosferica. Lo scintillamento deriva dal fatto che l'atmosfera devia
alcuni fotoni mentre altri ne passano e visto che la sorgente di radiazione è puntiforme
i fotoni deviati significano che la luce di quel punto, in quel momento, non ci
giunge. Per i pianeti il discorso non vale, dal momento che la radiazione proviene
da un disco non puntiforme quindi la radiazione ci giunge in ogni istante.
E' possibile prendere ad esempio alcune zone di cielo per stimare la magnitudine
minima che si riesce a staccare dal fondo. Un esempio su tutti è la sequenza
polare,
un insieme di stelle a magnitudine nota sempre visibili nel cielo poiché circumpolari.
Date le magnitudini, si può cercare quali stelle sono visibili. Almeno quelle di
magnitudine intorno a 5 dovrebbero essere viste per poter dire che la serata è perlomeno
discreta. Se si riescono a vedere stelle a magnitudine intorno alla sesta la serata
è veramente perfetta. E' possibile fissare alcune stelline di riferimento in ogni zona
di cielo: si contano stelline intorno a magnitudine 5,5-6 e poi si vede se sono
visibili. Se non sono visibili, meglio cambiar posto o cambiar serata.
La scala di seeing più utilizzata prevede i seguenti livelli:
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SCALA GENERALE |
Seeing 1: immagini ottime;
Seeing 2: immagini buone;
Seeing 3: immagini sufficienti;
Seeing 4: immagini insufficienti;
Seeing 5: immagini cattive;
Seeing 6: immagini pessime. |
In base all'aspetto del disco di diffrazione, invece, si utilizza la scala di
Texereau:
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SCALA DI TEXEREAU |
Seeing V: immagine perfetta e immobile;
Seeing IV: leggere ondulazioni;
Seeing III: deformazione del disco centrale;
Seeing II: disco centrale frantumato, anelli evanescenti o assenti;
Seeing I: ribollimento delle immagini stellari. |
Per le osservazioni planetarie si utilizza maggiormente la scala di Antoniadi:
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SCALA DI ANTONIADI |
Seeing I: visibilità perfetta;
Seeing II: leggere ondulazioni, con momenti di calma di svariati
secondo;
Seeing III: visibilità moderata con larghi tremolii;
Seeing IV: immagine cattiva con frequenti e fastidiosi tremolii;
Seeing V: visibilità molto cattiva, con difficoltà addirittura
nel riprodurre a mano quanto osservato nei dettagli planetari. |
La scala che sembra più completa è quella di Pickering:
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SCALA DI PICKERING |
Seeing 1: immagine circa doppia del diametro del terzo anello di
diffrazione;
Seeing 2: immagine a tratti doppia del diametro del terzo anello;
Seeing 3: immagine che ha circa lo stesso diametro del terzo anello;
Seeing 4: disco spesso visibile, archi di anelli a volte visibili
su stelle luminose;
Seeing 5: disco sempre visibile, archi degli anelli frequentemente
presenti su stelle brillanti;
Seeing 6: disco sempre visibile, brevi archi percepibili continuamente;
Seeing 7: disco talvolta ben definito;
Seeing 8: disco ben definito, anelli completi ma in movimento;
Seeing 9: anello interno fermo, anelli esterni fermi a tratti;
Seeing 10: anelli fermi. |
Il seeing può essere inteso in due maniere. Il seeing di primo
tipo provoca una deformazione temporanea e variabile degli oggetti
mantenendone però la visibilità sostanziale e la loro riconoscibilità. Il seeing
di secondo grado invece determina la rottura dell'immagine in tanti
frame, con il risultato che l'oggetto risulta addirittura indistinguibile o irriconoscibile.
In tutti i casi, gli ingrandimenti ai quali potremo spingerci saranno senza dubbio
legati al grado di seeing presente. Nelle nottate peggiori, quindi, ci si accontenterà
di ingrandimenti molto bassi.
A volte per seeing si intende la misura in secondi d'arco dei particolari
distinguibili, ovvero il valore del potere separatore in determinate condizioni
osservative. Ad esempio, un seeing di 1'' vuol dire che le condizioni atmosferiche
consentivano di risolvere dettagli di un secondo d'arco. Questo significa che sebbene
il nostro strumento riesce a farci vedere dettagli di 0,6'', per quella sera occorre
adeguarsi perché non si è in grado di scendere sotto il secondo d'arco. Questo è
anche il motivo per il quale spesso strumenti più grandi di 250 mm di apertura sono
sprecati: consentono un potere risolutivo che la notte non consente. Resta invece
la validità in termini di raccolta di luce. Seeing migliori si avranno vicino al
mare, in pianura e su altopiani.
Solitamente, il seeing migliora quando gli astri sono alti rispetto all'orizzonte
dal momento che devono attraversare una quantità di atmosfera minore rispetto alle
posizioni più basse sull'orizzonte.
In generale, in prossimità di una perturbazione il seeing è pessimo e fa scintillare
persino pianeti come Venere o Giove.
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Prepararsi all'osservazione |
Se siamo pronti psicologicamente e se la serata è buona, una volta scelto il posto
si può passare alla preparazione dell'osservazione. Occorre far caso a vari aspetti
che possono sembrare stupidi ma che diventano fondamentali per non rinunciare all'osservazione
mezz'ora dopo essere arrivati.
PREPARAZIONE FISICA ED ADATTAMENTO AL BUIO
Spesso per la fretta di andare a vedere subito qualcosa si presta
poca attenzione alla sistemazione. Invece, se si vuole osservare
bene, si deve avere pazienza perché il cielo è lì e non ci scappa, salvo qualche
evento crepuscolare ma in tal caso è bene muoversi per tempo.
Innanzitutto il freddo: durante la stagione fredda è bene uscire
di casa sempre con guanti, sciarpa e scarpe molto pesanti se non proprio doposci.
Anche se a primo impatto pensiamo che non ce ne sia bisogno, dobbiamo pensare che
per osservare il cielo bisogna star fermi molte ore e le prime conseguenze si sentono
proprio sulle estremità come mani e piedi. Sarebbe meglio abbondare anche con i
maglioni. Per le mani, è il caso di utilizzare i guanti almeno fino a che i guanti
stessi non ci ostacolano la manualità necessaria a muovere la strumentazione.
Se la stagione è calda, invece, occhio alle zanzare perché rischiate di tornare
a casa a chiazze. Qualcosa come Off può essere molto utile se non necessario. Se
il posto lo avete scelto bene, infatti, la vostra lucetta rossa (o bianca se non
l'avete rossa) sarà l'unica lucetta del posto quindi le zanzare e gli insetti
in generale penseranno bene di farvi visita in massa.
Prima di effettuare una osservazione, in molti cercano il rilassamento,
ognuno con il proprio metodo. C'è chi ascolta musica e chi assume alcune sostanze
rilassanti, magari sottoforma di pastiglie al mirtilene. Ovviamente questa può sembrare
una esagerazione ma non per tutti è così. Sta di fatto che portarsi dietro il nervosismo
della giornata non aiuta l'osservazione, ma personalmente ritengo che già il fatto
di andare a dedicarsi al proprio hobby rilassa di per sé, soprattutto se l'hobby
è così a contatto con la natura e con un altro universo rispetto a quello che quotidianamente
ci dà problemi.
Uno sgabello può essere utile, perché a volte l'osservazione costringe ad assumere
pose molto scomode. In ogni caso è utile sgranchirsi le gambe di tanto in tanto.
Una volta arrivati sul posto, è bene perdere tempo per trovare una sistemazione
stabile al treppiedi. Deve essere il più stabile possibile, dal momento
che anche i semplici passi delle persone che sono con voi possono far vibrare l'immagine.
Le gambe, quindi, non vanno allungate più di tanto perché più il treppiedi è alto
e meno è stabile. Inoltre, è bene accertarsi che sia parallelo al terreno, e questo
può essere fatto con una semplice livella a bolla. Molti telescopi hanno già un
simile strumento sul treppiedi.
Poggiate il tubo sul treppiedi e liberate obiettivo ed oculare dai relativi coperchi,
perché il telescopio ha bisogno di abituarsi un po' al buio come,
del resto, anche il vostro occhio.
Quindi, una volta montato il tutto, spegnete ogni luce ed iniziate ad adattarvi
al buio, voi ed il vostro eventuale strumento osservativo. All'inizio la zona vi
sembrerà molto buia, tanto da farvi credere di aver indovinato la serata. Man mano
che la pupilla si apre e che i bastoncelli entrano in funzione, vi renderete conto
che ciò che prima era buio ora ha assunto una sua luminosità.
Per l'occhio ,
bastano una decina di minuti anche se i risultati migliori si ottengono
dopo mezz'ora o quarantacinque minuti. Provate a fare un test: spente le luci, cercate
di memorizzare il cielo con le stelle che riuscite a vedere. Fate lo stesso dopo
una mezz'oretta passata al buio e vedrete un altro cielo. Anche la lucetta rossa
(utile per vedere i planetari e comunque per cercare oculari, filtri, ecc.) può
dare fastidio all'adattamento al buio quindi sarebbe il caso di guardarla di rado
e solo quando necessario. In realtà il tempo di adattamento dell'occhio varia molto
in base a ciò che si è fatto di giorno: se si è rimasti a lungo in presenza di forti
luci artificiali il tempo di adattamento si allunga. Da evitare assolutamente è
l'alternanza tra buio e luce: se osservate da casa, quindi, evitate di rientrare
in casa continuamente perché passare da luce a buio non presenta alcun vantaggio,
anzi.
Se si vuole evitare la luce rossa per vedere il programma della serata o il planetario,
è possibile portarselo dietro in MP3, visto che ormai i lettori MP3 sono alla portata
di tutti. Il tempo necessario ad adattarsi al buio può essere impiegato per sistemare
i fili, il portatile (se c'è, ma fa luce!), i fogli, il registratore, e per fare
quattro chiacchiere tra amici.
Il telescopio
necessita di una mezz'ora di tempo nella stagione fredda, dato lo
sbalzo di temperatura. Uno sbalzo di temperatura di 1°,5 determina una perdita di
potere risolutivo molto importante, quindi vale la pena fare le cose per bene e
lasciare il telescopio a riposo per un po', magari dopo averlo allineato con il
cercatore e, nel caso, dopo aver fatto quanto necessario all'allineamento GPS.
Allo stesso modo, quando il telescopio viene riportato al caldo le superfici si
appannano ma non bisogna mai asciugarle. L'umidità deve evaporare da sola, se è
possibile lasciando il tubo senza coperchi per un po'. Una volta evaporata l'umidità,
se è il caso si possono pulire vetro e specchio con un pennellino morbido.
PREPARAZIONE DELLA SCALETTA OSSERVATIVA
La scaletta va preparata per bene e con un minimo di cognizione di causa. Molto
spesso l'osservazione viene fatta alla "dove capita capita" ma ovviamente non è
il modo migliore per imparare ad osservare.
L'occhio presenta un pigmento, la rodospina, che impiega circa un'oretta
a rendere i bastoncelli adatti al buio. Se l'occhio viene colpito dalla luce, la
rodospina deve ricominciare da zero la sua opera. Ne segue una cosa: è bene partire
da oggetti non molto deboli dando la possibilità a questa sostanza di generarsi
al meglio e rendere i bastoncelli più sensibili alla luce.
A metà della serata si passerà quindi all'osservazione degli oggetti più deboli,
magari partendo da ammassi globulari per arrivare a nebulose e galassie. Si finirà
la serata tornando agli oggetti più luminosi.
Una scaletta ben congegnata, quindi, deve tener conto del posto in cui ci si reca
(se è vicino la città è inutile mettere in scaletta galassie con magnitudine elevata,
non le vedremo mai) e deve vertere su 6-7 oggetti a notte.
Magari possiamo segnarci il nome, le coordinate equatoriali (e se si conosce già
il posto di osservazione anche le coordinate altazimutali), una descrizione dell'oggetto
che si vuole vedere.
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Durante l'osservazione |
La cosa migliore che si possa fare durante l'osservazione, sebbene l'uso di webcam
astronomiche e CCD vari potrebbe far ridere di questa cosa, è effettuare dei
disegni
di ciò che si vede attraverso l'oculare.
Disegnare ciò che vediamo ci evita di dover ricordare una volta giunti a casa, sempre
nell'ottica di voler osservare anziché vedere e basta. Potremo disegnare i dettagli
delle superfici planetarie oppure il campo stellare inquadrato, per poi assegnare
dei nomi a tutto quanto abbiamo visto. Marcare le stelle calcando più o meno il
segno in base alla brillantezza che ci appare può darci una scala di magnitudini
a partire dalle magnitudini delle stelle note.
Se proprio non si vuole disegnare (comporterebbe lo svantaggio di dover passare
costantemente dal buio dell'oculare alla luce necessaria al disegno), si può prendere
nota di ciò che si vede registrando la voce in un registratore per poi risentire
a casa.
Per ciascuna osservazione andrebbero tracciati alcuni paramentri essenziali
quali:
- il luogo dell'osservazione;
- la qualità del cielo (se possibile espressa come magnitudine di fondo) ed il seeing
della serata;
- il tipo di strumento utilizzato e gli ingrandimenti;
- la zona di cielo inquadrata o più precisamente il corpo celeste al centro del
campo inquadrato;
- l'ingrandimento utilizzato ed eventuali filtri applicati;
- modalità di osservazione e risultato acquisito;
- data/ora.
Per ricordare tutto può venirci incontro un foglio prestampato che ci chiede già
tutte queste informazioni e, magari, riporta già un cerchio all'interno del quale
andremo a disegnare ciò che vediamo.
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Qualche Trucco |
Tra i trucchi noti agli osservatori esperti ce ne è una che si impara anche da soli,
con l'esperienza appunto. Si chiama visione obliqua (o visione
distolta) e consiste nel non fissare direttamente il corpo luminoso all'interno
dell'oculare ma nel fare in modo che la nostra vista gli ruoti intorno. Questo viene
fatto per gli oggetti più deboli, come ad esempio le nebulose. Se guardiamo una
nebulosa planetaria al centro del nostro oculare, spesso possiamo vedere soltanto
la stella centrale ma se spostiamo l'occhio di una quindicina di gradi all'interno
dell'oculare e lo facciamo ruotare intorno alla stella centrale possiamo riuscire
ad osservare la nebulosità che la circonda. Questo perché la parte più sensibile
della retina raccoglie l'immagine quando l'occhio destro è ruotato a sinistra e
quando l'occhio sinistro è ruotato a destra. Ovviamente il discorso si lega a quello
di prima: se il cielo non è buio o semplicemente se c'è la Luna è inutile cercare
le nebulose e le galassie.
Se siamo interessati all'osservazione planetaria, invece, dobbiamo
evitare di fissare a lungo all'interno dell'oculare perché i dettagli si possono
vedere subito, al primo sguardo e nei momenti di perfetta calma atmosferica. Quindi,
se abbiamo puntato un pianeta, lasciamo che il motore della montatura lo segua e,
quando l'aria è calma, andiamo ad osservare per brevi istanti. Si ritiene che i
dettagli siano più facilmente visibili se il pianeta si muove all'interno dell'oculare:
si può quindi spaziare da destra a sinistra e ritorno con l'occhio oppure, una volta
posto l'obiettivo del telescopio leggermente spostato rispetto al pianeta, eliminiamo
il motore di inseguimento e ci mettiamo a guardare il pianeta mentre transita all'interno
del campo visivo. Non bisogna esagerare con gli ingrandimenti, perché questi aumentano
anche le oscillazioni e si perde nitidezza nell'immagine. Un'altra tecnica suggerita
consiste nell'avvicinare l'occhio all'oculare e guardare il pianeta. Poi si chiudono
gli occhi per qualche secondo e si riapre velocemente: in questo modo l'occhio non
fa in tempo a compensare i contrasti ed i dettagli appaiono più marcati.
Come già accennato in altra sede, è opportuno utilizzare il proprio occhio dominante
durante le osservazioni telescopiche per ottimizzare la sessione. La comodità di
certo non passa, tuttavia, per una posizione che ci vede stare con un occhio chiuso
per mezz'ora mentre l'altro si sforza di guardare. All'inizio sarà senza dubbio
difficile ma la cosa migliore è guardare nel telescopio con l'occhio dominante mantenendo
aperto anche l'altro. Se intorno a noi è buio non ci saranno problemi e la situazione
risulterà senza dubbio più comoda. Se intorno a noi non è buio sarà un problema
perché anche l'altro occhio tenderà a vedere qualcosa. L'altro occhio, anche se
aperto, non deve vedere niente se non l'oscurità in modo che l'unica immagine diversa
dal buio sia quella vista nell'oculare. Alcuni telescopi hanno piazzato il led di
accensione proprio in direzione dell'altro occhio, ma si può ovviare a questo con
una mano sul led oppure con un panno o un cartoncino, in modo da non vederlo più.
Osservare al telescopio tenendo tutti e due gli occhi aperti sarà molto più riposante
e naturale.
Infine, non è detto che l'occhio vada tenuto attaccato all'oculare. A volte l'immagine
virtuale dell'oculare si forma più esternamente come capita, ad esempio, guardando
con lo stesso oculare con o senza lente di Barlow. In questo caso,
l'osservazione deve essere fatta staccando opportunamente l'occhio dall'oculare.
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