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Sfera celeste e coordinate celesti Condividi
Lo schermo sul quale viene proiettato l'universo: orientarsi sulla sfera con le coordinate celesti
Argomenti della pagina
Termini da conoscere
Anno di luce, Corpo celeste, Costellazione, Equatore, Equinozio, Latitudine, Longitudine, Orizzonte, Pianeta, Precessione, Rotazione, Stella, Telescopio
La sfera celeste
La sfera celeste è un qualcosa di convenzionale creato sfruttando il fatto che, oltre certe distanze, l'occhioHyperLink perde la visione stereoscopica e non riesce più a distinguere e capire se un oggetto è più lontano di un altro. Ad esempio, se guardiamo due stelle non possiamo dire che una è più vicina di un'altra. Possiamo essere tentati di dire che la più brillante è la più vicina, ma di certo non è un metodo scientifico dal momento che la più vicina è Alpha Centauri che è ben lungi dall'essere la più brillante.
In virtù di ciò, viene creata una sfera intorno all'oggetto di riferimento (solitamente l'occhio di chi osserva), e su questa sfera vengono riportate tutte le stelle e gli altri corpi celesti compresi tra il punto di riferimento e la dimensione del raggio della sfera, indipendentemente dalla loro distanza. Basta vederle, per proiettarle tutte alla stessa indeterminata distanza data proprio dalla sfera celeste.
Potrebbe sembrare un meccanismo mirante ad eliminare un problema, ma in realtà si tratta soltanto di seguire la natura delle cose: mettetevi in strada, sotto un cielo stellato, e guardate in alto. Poi scendete con lo sguardo verso Est, Ovest, Nord e Sud e capirete voi stessi che, non potendo determinare le distanze reali, state disegnando una sfera di dimensioni indeterminate.
La stessa cosa si ha in due dimensioni: girate intorno a voi stessi e scoprirete facilmente che l'orizzonte intorno a voi disegna un cerchio di raggio indefinito. Inserendo anche l'altezza, e quindi la terza dimensione, disegnerete una semisfera.

La sfera celeste è una sfera fittizia, di raggio indeterminato, che ha per centro l'occhio dell'osservatore e serve a definire la direzione degli astri indipendentemente dalla loro reale distanza.

Nell'immagine che segue, il cielo che è inquadrato è quello che vede un osservatore qualunque, in un posto qualunque. Il limite è dato dall'orizzonte verso Nord, Sud, Est ed Ovest, quindi nell'orario serale - al quale l'immagine si riferisce - si vedrà il Sole tramontare ad Ovest. L'osservatore è posto al centro dell'immagine e quello che si vede al centro dell'immagine è il cielo che l'osservatore può vedere alzando la testa in perpendicolare.

Da qualsiasi parte ci giriamo ed osserviamo, l'occhio disegna un cerchio ma visto che possiamo alzare anche la testa non si limita a questo ma per ciascun punto che vediamo disegna una mezza sfera. Su questa sfera proiettiamo tutte le stelle e gli altri corpi celesti che possiamo vedere.
L'osservatore può girarsi verso ogni punto cardinale ed avere la stessa situazione, chiudendo il cerchio. Tutto questo crea una semisfera che ha una altezza in comune (sia che siamo girati verso Nord sia verso Sud, se alziamo la testa sopra di noi vediamo sempre la stessa zona di cielo).
Per quanto riguarda i corpi celesti, non sappiamo a che distanza sono da noi e, soprattutto, non capiamo a che distanza sono gli uni dagli altri, quindi per l'osservatore si trova tutto sulla sfera.

Se qualcuno potesse guardarci mentre disegnamo la nostra sfera intorno a noi, potrebbe rappresentarci al centro di una mezza cupola il cui raggio dipende dalla nostra vista:

E' come se prendessimo l'immagine precedente, in dimensioni enormi, e la alzassimo sopra il nostro sguardo. Dovremmo a questo punto lasciare il centro dell'immagine all'altezza fissata, mentre i bordi li portiamo alla nostra altezza, a toccare terra. In tal modo, i bordi dell'immagine rappresentano l'orizzonte. Ne segue che le stelle poste al centro dell'immagine precedente sono quelle che vediamo più alte in cielo, mentre quelle lungo i bordi sono quelle più basse lungo gli orizzonti che guardiamo.

A volte si è parlato di mezza sfera, altre volte di sfera intera ma tutto dipende esclusivamente dal punto di riferimento dell'osservatore.
Se il punto di vista è un osservatore singolo sulla superficie terrestre, allora la sfera sarà tipo locale, disegnata a partire dal posto di osservazione e si avrà una mezza sfera dal momento che, ovunque sia, l'osservatore ha la terra sotto i piedi. Trovandosi in un punto qualunque della superficie terrestre, e quindi sotto la sfera celeste, alzando la testa a 90° otteniamo il punto di zenit, definito come il punto in cui la verticale del luogo di osservazione incontra la sfera celeste. Prolungando la verticale sotto i nostri piedi fino ad incontrare la sfera celeste dalla parte opposta, invece, si ha il punto di nadir. Unendo zenit e nadir con un cerchio passante per il Polo Nord Celeste ed il Polo Sud Celeste si ottiene la proiezione del meridiano locale, detto meridiano celeste locale.
Il punto in cui il meridiano celeste incontra l'equatore celeste è definito come punto di mezzocielo. Tracciando il piano tangente al punto di osservazione, questo piano andrà a toccare il meridiano celeste nei punti Nord e Sud, mentre andrà a toccare l'equatore nei punti Est ed Ovest. Il cerchio che unisce i punti Nord-Sud-Est-Ovest è l'orizzonte astronomico. La linea che congiunge i punti Nord e Sud è la linea meridiana. In verde è rappresentato il piano tangente al punto di osservazione che, come si vede, incrociando il meridiano celeste (perimentro della sfera celeste) forma i punti di Nord e Sud mentre incrociando l'equatore celeste forma i punti Est ed Ovest.

Se invece si guarda la Terra come un osservatore, allora si avrà la sfera geocentricaHyperLink, una sfera completa dal momento che avvolge tutto l'osservatore, cioè tutta la Terra. Possiamo quindi pensare alla sfera celeste come ad un involucro della Terra: presenta gli stessi punti ma in versione più grande, molto più grande. Anni luce più grande.

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I punti sulla Sfera Celeste


Sappiamo che la TerraHyperLink ha un suo asse di rotazione. Prolungando l'asse di rotazione verso nord e verso sud arriveremo al punto di "toccare" la sfera celeste. Il punto in cui il prolungamento dell'asse terrestre incontra la sfera celeste è il Polo Nord Celeste, ed attualmente coincide quasi esattamente con la Stella PolareHyperLink (il punto varia per la precessione degli equinoziHyperLink, quindi la Stella Polare non ha sempre indicato il Nord e non lo indicherà per sempre).
L'errore che commettiamo approssimando il Nord con la Stella Polare è di un grado circa. Nell'immagine non è calcolata l'inclinazione terrestre: la Terra è "raddrizzata" per motivi di migliore comprensione. 
Nell'emisfero Sud non c'è un equivalente della Stella Polare: prolungando l'asse di rotazione terrestre verso Sud non incontriamo alcuna stella che può fungere da riferimento. Egoisticamente parlando, dal momento che non l'avremmo neanche vista dal nostro emisfero, non è un grande problema per noi gente boreale. La Croce del Sud può essere tuttavia presa a riferimento, seppur molto approssimativo, per tracciare un segmento che va a finire nella costellazione dell'Ottante: il Polo Sud Celeste sarà posto vicino ad una debole stellina di questa costellazione. La retta che unisce il Polo Nord Celeste al Polo Sud Celeste è detta Asse Celeste.

Il Polo Nord Celeste ed il Polo Sud Celeste sono la proiezione sulla sfera celeste del Polo Nord e del Polo Sud terrestri. La retta immaginaria che unisce il Polo Nord Celeste con il Polo Sud Celeste è detta Asse Celeste.
L'equatore celeste è la proiezione dell'equatore terrestre sulla sfera celeste.

Le sfere celesti tracciate indipendentemente dall'osservatore sono dette uranografiche oppure geocentriche. Altre, invece, sono costruite proprio in base a dove ci si trova, e sono le sfere celesti locali. Sulla sfera celeste si ha l'importante dato di fatto per il quale il Polo Nord celeste si trova ad un angolo con l'orizzonte pari alla latitudine del posto in cui ci si trova. In possesso di un telescopio con cerchi graduati, quindi, per conoscere la propria latitudine è sufficiente puntare la Stella Polare e verificarne l'altezza: la graduazione trovata esprime la latitudine del nostro luogo di osservazione.

Il punto d'ariete, o punto gamma o punto vernale, è invece il punto della sfera celeste in cui il Sole è presente nel momento in cui la Terra è all'equinozio di primavera. Si chiama di ariete perché la prima volta che è stato calcolato il Sole si trovava nella costellazione Aries.
Nell'ambito della costruzione della sfera celeste, la Terra è immaginata come puntiforme dal momento che, a fronte dell'immensa distanza della sfera celeste, la sua dimensione è approssimabile a zero.

I cerchi passanti per i Poli Celesti sono infiniti e sono la proiezione dei meridiani terrestri, perciò sono definiti come meridiani celesti. Allo stesso modo, la proiezione dei paralleli terrestri sulla sfera celeste dà luogo ai paralleli celesti.

Il piano su cui si è poggiati, nel disegno indicato dal piano verde, divide l'emisfero visibile dall'emisfero invisibile: ci saranno stelle e corpi celesti che non potranno essere osservati poiché giacenti sotto il piano dell'orizzonte locale. Quando gli astri passano dall'emisfero invisibile a quello visibile, dovutamente alla rotazione terrestre, si ha il sorgere dell'astro. Quando lo stesso passa dall'emisfero visibile a quello invisibile, invece, si parla di tramonto dell'astro. Un osservatore che risiede in latitudini intermedie come quelle italiane, ad esempio, avrà una situazione come quella raffigurata: alcune stelle sorgeranno nel passaggio tra i due emisferi, da invisibile a visibile, mentre altre tramonteranno passando dall'emisfero visibile a quello invisibile. Durante il tragitto lungo la sfera celeste, un astro percorre ciò che viene definito arco diurno e culmina quando passa nel punto di Meridiano superiore: in questo momento l'astro raggiunge la massima altezza possibile nel cielo del luogo dell'osservazione.

Solitamente (tranne per Sole e Luna), il tempo che intercorre tra il sorgere e la culminazione è pari al tempo che intercorre tra culminazione e tramonto. Perché? Perché il tempo delle stelle dipende esclusivamente dal movimento terrestre e non dal loro moto proprio: sono talmente lontane che ci sembrano ferme nei secoli. Sole e Luna, oltre che pianeti, hanno invece un loro movimento più sensibile dal momento che sono molto più vicini a noi.

L'arco diurno degli astri varia in base alla loro lontananza dall'equatore celeste. Ogni astro, qualsiasi esso sia, effettuerà due passaggi in meridiano ad intervalli di tempo che sono sempre uguali ed il tempo di un astro è pari al tempo di tutti gli altri astri, pianeti esclusi dal momento che sono dotati di un proprio moto: proprio il tempo intercorrente tra due passaggi di una stella qualsiasi in Meridiano determina la durata del giorno siderale, inferiore di 4 minuti al giorno solare.
Dato un luogo di osservazione, alcuni corpi non andranno mai nell'emisfero invisibile: sono gli astri circumpolari, visibili in ogni momento dell'anno. Altri corpi, invece, non riusciranno mai a raggiungere l'emisfero visibile: sono sempre astri circumpolari ma relativi al Polo dell'emisfero invisibile. Da Roma, con latitudine 42° Nord, saranno visibili stelle ed altri corpi celesti fino alla latitudine (90-42) = 48° Sud.

Per le latitudini equatoriali, quindi ipotizzando di trovarsi a latitudine 0°, l'asse del mondo giace sull'orizzonte mentre l'equatore celeste è perpendicolare all'orizzonte. La conseguenza di questa perpendicolarità è che anche gli archi complessivi di tutti gli astri saranno perpendicolari all'orizzonte, tagliati a metà dall'orizzonte, il che comporta che non ci sono astri sempre sopra o sempre sotto l'orizzonte invisibile. Dall'equatore un osservatore riuscirà a vedere tutte le stelle fino al Polo Nord Celeste e tutte le stelle fino al Polo Sud Celeste, e tutte avranno il loro sorgere ed il loro tramontare.

L'arco diurno è perfettamente uguale all'arco notturno: un astro sarà visibile 12 ore ed invisibile 12 ore.
Le stelle che corrispondono alle circumpolari Nord saranno basse all'orizzonte Nord, mentre quelle circumpolari Sud saranno basse all'orizzonte Sud, ma comunque sempre visibili.






Un osservatore che si trova alle latitudini polari, cioè 90° Nord o 90° Sud, avrà lo zenit pari al Polo Nord Celeste oppure al Polo Sud Celeste mentre l'orizzonte corrisponderà all'equatore celeste.
In queste condizioni, tutti gli astri si muovono in parallelo all'equatore celeste e quindi all'orizzonte, quindi nessun astro sorge né tramonta: gli astri si muovono in parallelo nel cielo ad eccezione ovviamente di quelli dotati di moto proprio come Sole, Luna e pianeti. L'arco diurno di un astro dura 24 ore, e le stelle che si vedranno saranno sempre le stesse: tutte quelle sopra l'equatore. Le stelle sotto l'equatore, invece, saranno sempre invisibili, in ogni momento dell'anno.
Un osservatore del polo nord, quindi, vedrà tutte le stelle la cui declinazione (vedi sotto) è pari o superiore a 0° Nord.









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Le coordinate celesti
Così come ci si orienta sulla superficie terrestreHyperLink, così ci si deve orientare sulla sfera celeste. Il fatto di aver eliminato la dimensione di profondità, proiettando tutti i corpi celesti sulla stessa sfera e quindi alla stessa distanza apparente, ci consente di localizzare un punto sulla sfera stessa con due soli valori: uno indica a che altezza si trova sull'orizzonte e l'altro indica la posizione a destra o sinistra rispetto ad un punto preso a riferimento.

LE COORDINATE CELESTI
Se un osservatore si trova al Polo Nord, il suo zenit corrisponde al Polo Nord Celeste e la sua latitudine è di 90° precisi. Se un osservatore si trova all'equatore, invece, la sua latitudine è zero ed il suo zenit è un punto sull'equatore celeste.
Ne segue che la latitudine è pari all'altezza del Polo Nord Celeste (o del Polo Sud nell'altro emisfero). Il Polo Nord Celeste è indicato, come sappiamo, dalla Polaris. Per Roma, la Polaris si trova a 42° di declinazione quindi la latitudine di Roma è 42° Nord.

Le coordinate fondamentali possono essere relative ai punti fondamentali presi dall'equatore e dal meridiano celeste fondamentale oppure possono essere relativi alla località precisa di osservazione. Solitamente vengono utilizzati due sistemi di coordinate per rintracciare i corpi celesti all'interno della sfera.

Coordinate Equatoriali
Sebbene si faccia riferimento sempre e soltanto ad un determinato modello di coordinate equatoriali, questo tipo di coordinate abbraccia due possibilità, una uguale per tutti e l'altra variabile in base al luogo di osservazione.
In realtà, quindi, si distingue tra sistema equatoriale fisso e sistema equatoriale mobile, in base all'importanza assunta dal luogo dell'osservazione. Tutti e due sono basati sul piano dell'equatore celeste, ma mentre il primo assume come secondo cerchio di riferimento il meridiano del luogo, il secondo assume come secondo cerchio di riferimento il cerchio orario, passante per i poli celesti, che passa per il punto di ariete (punto gamma, o punto di equinozio di primavera, nel quale l'eclittica interseca l'equatore celeste).

Sistema Equatoriale Caratteristiche Rappresentazione
Fisso Le coordinate sono rappresentate da:
angolo orario: si misura sull'equatore a partire dal Mezzocielo (punto di intersezione tra equatore celeste e meridiano del luogo) in direzione del moto della stella (verso Ovest). Si misura in orario, da 0h 0' 0'' a 23h 59' 59'', e varia continuamente durante il giorno.

declinazione: si misura sul cerchio orario passante per la stella a partire dal punto in cui questo incontra l'equatore. Viene misurata in gradi, primi e secondi d'arco, tra 90° e -90°. Il valore è costante nel tempo. Ogni corpo celeste passa in meridiano due volte al giorno ed i passaggi sul meridiano locale corrispondono alle altezze massime e minime del corpo celeste su quel dato orizzonte. Alla massima altezza si ha culminazione superiore, alla minima altezza si ha culminazione inferiore.

L'angolo orario di una stella in culminazione superiore è sempre 0h, quello di una stella in culminazione inferiore è sempre 12h.
Mobile Il primo metodo è uguale per tutti gli osservatori e si basa su lunghezze che originano da punti ben precisi quali il parallelo celeste fondamentale ed il meridiano celeste fondamentale. Mentre è ovvio che il parallelo celeste fondamentale sia l'equatore celeste, si è concordato che il meridiano celeste fondamentale sia il meridiano contenente il punto di ariete.

Le coordinate sono rappresentate da:
ascensione retta: equivalente alla longitudine terrestre, è invece la distanza angolare della proiezione del punto sull'equatore celeste con il meridiano celeste fondamentale (punto d'ariete). Si misura in direzione opposta rispetto al moto apparente delle stelle, quindi verso Est;

declinazione: equivalente alla latitudine terrestre, rappresenta la distanza angolare del punto sulla sfera celeste rispetto all'equatore celeste. In pratica, dato un punto qualsiasi sulla sfera celeste, l'angolo che la retta che congiunge il centro della sfera al punto forma con l'equatore rappresenta la declinazione. La declinazione si esprime in gradi, da 0° (il punto è posto sull'equatore celeste) a 90° Nord (il punto coincide con il Polo Nord Celeste) oppure a 90° Sud (il punto coincide con il Polo Sud Celeste).

I valori sono indipendenti dal punto di osservazione dal momento che prendono a riferimento punti uguali per tutti. L'arco di equatore compreso tra il punto di Mezzocielo ed il punto Gamma è detto tempo siderale, ed indica da quanto tempo è passato il punto Gamma al meridiano locale.

Il sistema di coordinate equatoriali dipende soltanto dalla posizione assoluta dei corpi, quindi, e non tiene conto della posizione dell'osservatore. E' proprio per questo motivo che ogni planetario esprime le posizioni celesti in declinazione ed ascensione retta. Tuttavia, il movimento terrestre fa sì che - con la precessione - con il tempo le misure si spostino leggermente. Ogni 50 anni, quindi, queste misure vengono corrette ed attualmente sono in vigore quelle del 2000.

In pratica, dato il punto sulla sfera celeste, lo si proietta a declinazione 0° e si calcola l'angolo che separa il meridiano fondamentale dal meridiano che incrocia l'equatore celeste nel punto in cui il punto celeste è stato proiettato. L'ascensione retta (AR) si misura in gradi da 0 a 360° oppure, più solitamente, in ore, dove 24 ore corrispondono a 360°. Si ottiene quindi che 1 ora equivale a 15°. La direzione è data dal senso orario: dal punto di ariete (ora 00:00:00) andando ad Est.


Coordinate Altazimutali
Un altro sistema tiene invece conto delle coordinate del posto di osservazione, e forse per le osservazioni pratiche è più utile anche se presenta lo svantaggio di dipendere anche dall'orario di osservazione: è il sistema di coordinate altazimutali. Per sfruttare questo metodo, quindi, occorre senz'altro l'ausilio di un planetario informatico che fornisca, minuto dopo minuto, le coordinate precise. I punti di riferimento, stavolta, sono rappresentati dall'orizzonte astronomico e dallo zenit, dipendenti dal punto di osservazione, mentre riveste importanza il meridiano celeste (passante per Nadir, Zenit, Polo Nord e Polo Sud).

Le coordinate, in questo caso, sono azimut ed altezza. L'azimut (in rosso) è la distanza angolare tra il Polo Nord e l'intersezione del cerchio verticale passante per il punto osservato con l'orizzonte. Dato un punto sulla sfera, in pratica, viene proiettato sull'orizzonte e l'angolo che questo forma con il Nord rappresenta l'azimut. E' la misura che corrisponde all'ascensione retta, ma non a partire dal punto d'ariete bensì dal Polo Nord, e va da 0 a 24 ore verso Est (oppure da 0° a 360°). L'altezza (in giallo), invece, è data dall'angolo compreso fra l'oggetto e l'orizzonte. Equivalente alla declinazione, prende a riferimento l'orizzonte anziché l'equatore celeste e va da 0° a 90° Nord o 90° Sud (in tal caso è lo zenit dell'osservatore).
Esiste una relazione tra il nostro sito di osservazione e le stelle che possiamo vedere: ipotizziamo di vivere al centro dell'Italia, a 42°di latitudine. La latitudine ha il suo equivalente celeste nella declinazione, come abbiamo appena visto, quindi il Polo Nord si trova a +90°, l'equatore a 0° ed il Polo Sud si trova a -90°.
Occorre sottrarre la latitudine del sito di osservazione (nel nostro caso 42°) a 90°. Nel caso di Roma, quindi, si ha 90-42 = 48°.
Cosa ottengo con questo? Ogni corpo celeste la cui declinazione è maggiore di 48° sarà circumpolare, quindi sarà visibile sempre nel cielo. Ogni corpo celeste la cui declinazione è inferiore a -48° non potrà mai essere vista, perché non sorgerà dal nostro orizzonte. Tutti i corpi celesti compresi tra -48° e +48° sorgeranno e tramonteranno in base ai periodi e l'altezza massimo che avranno all'orizzonte sarà data dalla differenza tra 48 e la declinazione del corpo celeste. Se una stella, ad esempio, ha declinazione pari a -44°, la vedremo alta al massimo 4° sull'orizzonte romano. E' anche per questo che la stella Polaris dell'Orsa Minore, con declinazione 90°, viene vista da Roma ad una altezza di 42° che corrisponde alla latitudine di Roma.

Altri sistemi minori
Il Sistema Eclitticale si usa per descrivere il moto dei pianeti e calcolare le eclissi. I riferimenti sono dati da eclittica e cerchio di longitudine passante per i poli dell'eclittica ed il punto gamma. Le coordinate sono:
- longitudine eclittica: si misura sull'eclittica dal punto gamma in verso opposto al moto stellare fino al punto di intersezione tra eclittica e cerchio di longitudine passante per la stella. Si calcola in gradi da 0° a 360°;
- latitudine eclittica: si misura sul cerchio di longitudine che passa per la stella e compreso fra stella ed eclittica. Si misura in gradi tra +90° e -90°.

Il sistema galattico è usato in statistica stellare e per descrivere moti e posizioni di galassie. I cerchi fondamentali sono l'intersezione del piano galattico con la sfera celeste e il cerchio massimo passante per i poli della Via Lattea e l'apice del Sole (punto della sfera celeste dove è diretto il moto solare). Si calcola in longitudine e latitudine galattiche.

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A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 415015  volte
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