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Basi su strumenti ottici ed ottica Condividi
Come è fatto uno strumento ottico. Le aberrazioni.
Argomenti della pagina
Termini da conoscere
Ammasso aperto, Ammasso globulare, Cometa, Corpo celeste, Galassia, Luce cinerea, Lunghezza d'onda, Magnitudine, Meteora, Nebulosa, Pianeta, Risoluzione angolare, Sistema binario, Spettro elettromagnetico, Stella
Introduzione agli strumenti ottici
Sebbene sia molto bello starsene su un monticello di notte a guardare il cielo comodamente seduti su una sdraio, a testa in su, l'occhio umanoHyperLink non riesce ad andare al di sotto di una certa magnitudine, quindi l'unica cosa che si potrà vedere è la Luna, una infinità di stelle (sempre che il posto sia buono e poco illuminato artificialmenteHyperLink), qualche oggetto sporadico vagante come meteore o qualche pianeta che si affaccia sulla nostra parte di cielo.
L'occhio umano arriva, nel migliore dei casi, ad una magnitudine pari a 6HyperLink. Il migliore dei casi corrisponde ad una ottima vista e ad un cielo decisamente scuro. Per una osservazione ottimale, l'occhio ha bisogno di adeguarsi al buio quindi è consigliabile passare almeno una decina di minuti sotto il cielo notturno prima di iniziare a cercare qualcosa con insistenza. Questo consentirà alla pupilla di arrivare fino a 7-8 millimetri, aprendosi a nuove visioni ed alla vista delle stelle un po' più deboli. La risoluzione angolare dell'occhio umano è un primo d'arco, pari ad un sessantesimo di grado. Questo vuol dire che l'occhio umano riesce a distinguere come due oggetti distinti due corpi celesti che si trovano ad almeno un primo d'arco di distanza l'uno dall'altro.

Per compiere osservazioni più approfondite, tuttavia, è necessario dotarsi di uno strumento ottico in grado di aumentare la nostra vista. Non c'è bisogno di andare a scomodare strumenti molto costosi: chi si avvicina all'astronomia può rimanere affascinato anche da una visuale ottenuta con alcuni binocoli (insostituibili per certi brillanti oggetti larghi), mentre telescopi anche piccoli possono già dare belle soddisfazioni. Spesso si compie l'errore di voler strafare all'inizio, acquistando uno strumento che per le capacità iniziali è sovradimensionato. Non è necessario, almeno all'inizio. Anzi, a fronte dei moderni telescopi a puntamento computerizzato sarebbe meglio imparare a proprie spese cosa vuol dire puntare un oggetto celeste a mano: si capirà che non è affatto facile inquadrare nell'oculare la stella voluta, ma quando ci si riesce è tutt'altra soddisfazione.
Una volta iniziato, una volta che si inizia a riconoscere le stelle, a vedere qualche oggetto esteso, qualche sistema binario, sarà difficile smettere.

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Caratteristiche degli strumenti ottici
Possiamo schematizzare uno strumento ottico generale: la luce all'interno del telescopio arriva attraverso la parte sinistra dello strumento in figura, grande quando il diametro D dell'obiettivo.
Lo specchio primario fa convergere la luce fino ad un fuoco. La distanza tra obiettivo e fuoco è la distanza (o lunghezza) focale F. Nel fuoco, l'immagine si capovolge e ricomincia il viaggio verso l'oculare. La distanza tra fuoco ed oculare è detta distanza (o lunghezza) focale dell'oculare f.
La messa a fuoco consiste nel fare in modo che il fuoco di destra dell'obiettivo ed il fuoco di sinistra dell'oculare coincidano.
In base ai punti ed alle lunghezze finora rintracciati nello schema ottico è possibile definire alcuni paramentri dello strumento, tra i quali:

Rapporto focale rapporto tra lunghezza focale F e diametro dell'obiettivo D espresso in millimetri, quindi F/D.
Potere risolutivo (o potere separatore) Si tratta della capacità dello strumento, inteso anche come occhio umano, di distinguere due oggetti vicini e si esprime in secondi d'arco. La definizione è nota come Criterio di Rayleigh, ed il caso tipico è quello delle stelle doppie: in tal caso una doppia è separata quando il massimo del disco di Airy di una stella coincide con il primo anello nero della sua compagna. Il potere risolutivo è dato dal rapporto tra 120 ed il diametro dell'obiettivo in millimetri, quindi 120/D. Ad esempio, uno strumento con l'apertura di 200 millimetri avrà un potere risolutivo di 0,6 secondi d'arco. Questa formula va sotto il nome di formula di Dawes e si applica pari pari agli strumenti a lente. Per gli strumenti a specchio, come i riflettori, c'è lo specchio secondario che provoca un effetto di ostruzione. Quindi la formula diventa 120/(D-d) dove d rappresenta il diametro in millimetri dello specchio secondario.
In realtà, esperienza insegna che con serate favorevolissime alcuni strumenti riescono a risolvere sistemi binari distanziati tra loro anche di un rapporto pari a soli 114/D, quindi la formula va presa come linea guida e non come scienza esatta.
Quanto detto vale per la risoluzione di stelle doppie, ma ci sono particolari di differente tipologia che possono essere scorti anche se la loro dimensione è inferiore al potere risolutivo, come ad esempio le ombre dei satelliti gioviani sul pianeta durante i transiti osservate con strumenti molto piccoli. Per particolari diversi dalle stelle doppie, si guadagna in dettaglio di un fattore di circa 2,5 volte. Ad esempio, un riflettore di 20 centimetri riesce a risolvere sistemi binari separati da 0,6'' e dettagli sottili 0,24''. In realtà, anche se i dischi di diffrazione delle stelle doppie separate poco meno di 0,6'' tendono a sovrapporsi, potremo lo stesso capire che si tratta di un sistema binario e quindi a riconoscerlo grazie all'allungamento del sistema binario rispetto ad una stella singola. Questo fenomeno rende possibile distinguere, sempre con un 20 centimetri, sistemi binari le cui compagne sono separate da solo 0,33'' (l'allungamento è percepibile fino a 0,55-0,6 volte il potere risolutivo).

Diametro (cm) Potere risolutivo ('') Risoluzione stelle doppie ('') Minimi particolari percepibili ('')
5 2,4 1,3 1
7 1,7 1 0,7
11 1,1 0,6 0,4
13 0,92 0,51 0,37
15 0,80 0,44 0,32
18 0,67 0,37 0,27
20 0,6 0,33 0,24
25 0,48 0,27 0,19
30 0,40 0,22 0,16
35 0,34 0,19 0,14
40 0,30 0,17 0,12
60 0,2 0,11 0,08

L'occhio umano ha un potere risolutivo migliore a 2 millimetri di apertura pupillare, quindi pari a 1'. L'atmosfera terrestre rende impossibile scendere sotto lo 0,1 secondo d'arco anche per strumenti dal grande diametro. Tra queste due misure c'è una differenza di circa 600 volte.
Ingrandimento Esprime il numero di volte per il quale la dimensione di un oggetto presente nel campo ottico è moltiplicata, risultando quindi più grande. Si trova dal rapporto tra la lunghezza focale dell'obiettivo e la lunghezza focale dell'oculare, quindi F/f.
Pupilla d'uscita La pupilla d'uscita è data dal rapporto tra il diametro D dello strumento espresso in millimetri e l'ingrandimento attuale, che è fisso per un binocolo e che dipende dall'oculare utilizzato per un telescopio.
Ingrandimento minimo sfruttabile L'ingrandimento minimo sfruttabile è tale per cui un ingrandimento maggiore determinerebbe uno spreco di luce dal momento che non potrebbe essere assorbito dalla limitata dilatazione della pupilla umana. E' dato dal rapporto tra il diametro in millimetri ed il diametro della pupilla umana, quindi D/7. Il valore 7 varia in base all'età ed al luogo di osservazione: maggiore è l'età dell'osservatore e più luminoso è il luogo di osservazione e più il denominatore del rapporto diminuisce.
Ingrandimento massimo sfruttabile Rappresenta l'ingrandimento oltre il quale si perde di nitidezza per un determinato strumento ottico e corrisponde a due volte il diametro dell'obiettivo espresso in millimetri. Quindi, per un 200 millimetri l'ingrandimento massimo sfruttabile è di 400x.
Magnitudine limite Rappresenta il massimo di luce che lo strumento riesce ad assorbire. In una notte ottimale, l'occhio umano riesce a vedere fino alla sesta magnitudine, non di più. In realtà un occhio umano arriverebbe alla magnitudine 8, tuttavia il fondo del cielo già illuminato di per sé fa si che non si possa andare oltre la sesta magnitudine.
Uno strumento con diametro di 20 centimetri aiuta a raggiungere la magnitudine 12. L'acquisizione di luce da parte dello strumento aumenta in base al quadrato del diametro dell'obiettivo, quindi uno strumento con l'obiettivo doppio rispetto ad un altro acquisirà una luce pari a quattro volte quella raccolta dallo strumento più piccolo.
Per gli strumenti con uno specchio secondario come i riflettori vale lo stesso discorso visto per il potere risolutivo, dal momento che lo specchio secondario ostruisce parzialmente lo specchio primario. In tal caso la magnitudine limite sarà leggermente inferiore, con una perdita pari a -2,5log D2/(D2 - d2).
Non basta, quindi, il valore del diametro dell'obiettivo a calcolare la magnitudine minima di uno strumenti, ma occorre tener ben presente anche la percentuale di luce che è in grado di trasmettere. In un rifrattore, le lenti lasciano passare il 90% della luce fino al fuoco, dove l'oculare ne lascia passare altrettanta per un totale di 80%. Un riflettore, invece, lascia passare l'85% fino al fuoco, con una perdita del 5% rispetto al rifrattore visto che per l'oculare la percentuale è la stessa. Ne segue che un rifrattore di 7 centimetri acquisisce luce in misura di 1000 volte la luce acquisita da un 7 millimetri, ma ne fa pervenire sulla retina soltanto l'80% guadagnando non più 5 magnitudini ma 4,75.
La regola per stabilire la magnitudine limite di un telescopio è, dato con D il diametro dell'obiettivo espresso in centimetri, m = 6,8 + 5 log D.

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Le aberrazioni ottiche

Le aberrazioni sono distorsioni che le immagini luminose passanti in uno strumento ottico assumono a causa delle proprietà fisiche della stessa luce. Si parla, quindi, di aberrazioni ottiche.

ABERRAZIONE SFERICA
Se lo specchio di uno strumento ottico è sferico, la sua superficie è un insieme di tanti cerchi concentrici di diverso raggio e con una focale leggermente diversa l'uno dall'altro. Ognuno di questi cerchi raccoglie una porzione della luce e la riproietta su un proprio fuoco, diverso da tutti gli altri sebbene in misura molto piccola. Ne segue che l'immagine ottenuta non è una immagine presente in un unico punto ma su un insieme di punti, quindi non risulta nitida. Questo effetto dipende dalla lunghezza focale dello strumento, e quindi diminuisce quando la focale aumenta. Il problema, oggi, è stato comunque superato in vari modi.
I telescopi riflettori adottano specchi parabolici anziché sferici mentre altri tipi di strumenti utilizzano un sistema di lenti (almeno due) convergenti e divergenti, in modo da eliminare la divergenza dei fuochi. La parabola è in grado di eliminare il problema perché ha due fuochi: uno vicino e l'altro all'infinito. Dal momento che le stelle si trovano virtualmente all'infinito, i raggi vanno ovviamente a convergere nel fuoco. Lo specchio sferico invece non verrebbe ad avere un fuoco definito, ma una immagine delimitata da una figura simmetrica chiamata caustica di riflessione. La lastra di Schmidt ha proprio il compito di creare una caustica uguale e contraria in modo da eliminare il difetto alla partenza. Una aberrazione sferica si presenta come un alone posto intorno alle stelle più brillanti.

ABERRAZIONE CROMATICA
Il vetro ha un indice di rifrazione che varia con la lunghezza d'onda della radiazione incidente. Dal momento che la luce stellare che arriva ad incidere su un telescopio a lente (rifrattori) abbraccia tutto lo spettro del visibile, ogni lunghezza d'onda viene scomposta e dispersa in modi differenti con la conseguenza che ogni colore si focalizza in un punto diverso e l'immagine viene alterata, soprattutto ai bordi che quindi sembrano colorati. L'aberrazione cromatica può essere eliminata tramite un sistema di due lenti, una concava ed una convessa, chiamate doppietto acromatico. Nel caso di telescopio rifrattore utilizzato per osservazione diretta, la correzione maggiore andrà fatta nel giallo-verde visto che l'occhio umano è più sensibile a questi colori. Se il telescopio serve a scopi fotografici, invece, sarebbe opportuno migliorare la correzione nel verde-blu. Con sistemi a tre lenti, detti fotovisuali, si correggono entrambe le partizioni di colore. I riflettori sono esenti da questo problema, non utilizzando lenti ma specchi.

COMA
Uno specchio parabolico evita l'aberrazione sferica ma si imbatte in un'altra che, osservando gli oggetti fuori dall'asse ottico dello strumento, produce immagini di forma allungata che ricordano una goccia oppure la chioma (coma) delle comete. Il coma viene diminuito allungando la focale, ma aumenta all'aumentare delle dimensioni dell'obiettivo e dell'inclinazione del raggio incidente. Per la correzione si ricorre a dispositivi a due lenti, detti lenti aplanatiche.


ASTIGMATISMO
Il raggio di curvatura di uno specchio o di una lente osservati in due piani diversi è differente, quindi i raggi di luce che vengono focalizzati da un certo diametro dell'elemento ottico cadono in un fuoco diverso da quelli focalizzati da un diametro perpendicolare al precedente. L'immagine, anziché puntiforme, appare quindi come un segmento. Cosa significa? Se la luce di una stella cade all'interno del tubo e quindi finisce sullo specchio in maniera orizzontale, verrà proiettata in un fuoco diverso rispetto alla luce di una stella che giunge in verticale sul nostro specchio.
Anche questa aberrazione diminuisce all'aumentare della lunghezza focale e fortunatamente cresce in maniera proporzionale al diametro dell'obiettivo e non del suo quadrato. Uno strumento per eliminare l'astigmatismo è la lastra di Schmidt.

CURVATURA DI CAMPO
Correggendo l'astigmatismo, si introduce la curvatura di campo, consistente nel fatto che l'immagine a fuoco dell'oggetto inquadrato non giace più su un piano ma su una superficie sferica con la concavità rivolta verso la lente. Anche la curvatura di campo decresce all'aumentare della focale e cresce all'aumentare dell'angolo di incidenza dei raggi.

DISTORSIONE
Il fenomeno della distorsione è tale per cui l'immagine viene ingrandita in proporzioni diverse sul piano focale, fino a farle assumere un allargamento (distorsione a botte) oppure uno snellimento (a cuscino) nella parte centrale. Il fenomeno si presenta soprattutto nei binocoli, pensati per piccoli ingrandimenti, utilizzati invece in campo astronomico o comunque per visioni di campo ridotto.

VIGNETTATURA
Si tratta di un difetto dello strumento ottico, causato da una illuminazione non uniforme del piano dell'immagine, spesso a causa dell'ostruzione della luce determinata da parti dello strumento stesso. Si presenta come un alone scuro tondeggiante sull'immagine, la cui intensità diminuisce dal centro del campo verso i bordi.

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A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 414169  volte
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