05/09/2010 - 22.08 (Giorno giuliano: 2455458,42)
Home Facebook RSS Google mail Contattaci Glossario Ricerca Mappa
HyperLink  
Il cielo del 2010
Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic
Notizie dall'Universo
Mostra tutte le notizie...
03/09/2010-Un anello non è per sempre
02/09/2010-Super NGC 4666
02/09/2010-Pianeti di sistemi binari
27/08/2010-Tre pianeti per Kepler
Eventi del giorno
Nessun evento particolare
Il cielo in diretta!
Archivio degli eventi maggiori
Schede corpi celesti Costellazioni Stelle Galassie AmmassiAperti AmmassiGlobulari AmmassiGalattici Nebulose Satelliti Comete Asteroidi Nanopianeti Sciami Catalogo di Messier
L'universo vicino
ViaLattea SistemaSolare Sole Mercurio Venere Terra Luna Marte Fasce Giove Saturno Urano Nettuno Fasce
La forma dell'universo Condividi
Dalla Relatività Generale ai modelli di Fridman per la forma dell'universo.
Argomenti della pagina
Termini da conoscere
Anno-luce, Corpo celeste, Energia, Galassia, Gravità, Lunghezza d'onda, Magnitudine, Massa, Materia, Redshift, Righe di emissione, Spettro stellare, Stella
Gravitazione ed Espansione dell'universo
Con Hubble e la scoperta dell'universo in espansioneHyperLink ci siamo occupati, magari senza accorgercene, del lato "cinematico" dell'espansione, descrivendo il moto senza però curarci di cosa lo determina.
Se vogliamo andare a vedere cosa scatena ed incide sull'espansione dell'universo occorre addentrarci nel mondo della gravità.
Studiando le cause, infatti, è possibile capire non soltanto cosa sta accadendo all'universo, ma anche e soprattutto come andrà a finire.

Il primo ad affrontare il problema fu, neanche a dirlo, Isaac NewtonHyperLink. Secondo il grande matematico, così come espresse lui stesso in una lettera a Richard Bentley, se la materia fosse distribuita in modo uniforme in una regione finita, tenderebbe a cadere tutta verso il centro componendo una grande massa sferica. Al contrario, se la materia fosse dispersa in modo uniforme attraverso uno spazio infinito, non ci sarebbe alcun centro verso cui potrebbe cadere ed in tal caso potrebbe contrarsi dando origine ad un numero infinito di masse materiali disseminate nell'universo. Da questa soluzione potrebbe aver tratto origine il Sole e le altre stelle, secondo Newton.

LA RELATIVITA' GENERALE E LA COSTANTE COSMOLOGICA DI EINSTEIN
Proprio il trovarsi di fronte alla dinamica di un mezzo infinito bloccò Newton e tutti gli altri, fino all'avvento della Relatività GeneraleHyperLink di Einstein, basata sulla geometria non euclidea e finalizzata a spiegare la gravitazione come un effetto della curvatura dello spazio-tempo.
Lo stesso Einstein, nel 1917, cercò una soluzione delle sue equazioni tale da assicurare un risultato in linea con l'idea del tempo: una soluzione omogenea, isotropa e statica. Non c'era soluzione, quindi fu costretto ad inserire nei conteggi una costante cosmologica in grado di equilibrare e controbilanciare l'attrazione gravitazionale a grandi distanze. Gravissimo errore quello di Einstein, come lui stesso ebbe modo di ammettere.

Sempre nel 1917, l'astronomo olandese W. de Sitter tentò un'altra soluzione delle equazioni di Einstein, giungendo ad un modello apparentemente statico e quindi generalmente accettato, ma al tempo stesso prevedeva spostamenti verso il rosso dei corpi celesti proporzionali alla loro distanza. Le scoperte di Hubble ovviamente fecero vivere un momento magico alle soluzioni di de Sitter, che forse ispirarono anche le stesse scoperte e le ricerche di Hubble. In realtà il modello di de Sitter non era affatto statico visto che con il tempo la distanza tra gli osservatori aumentava, e proprio questo aumento generava lo spostamento verso il rosso.

LA RECESSIONE DELLE GALASSIE E L'ELIMINAZIONE DELLA COSTANTE COSMOLOGICA
La scoperta di Hubble, nel 1929, ebbe il merito di promuovere la ricerca di soluzioni omogenee, isotrope e NON statiche. Non c'era affatto bisogno della costante cosmologica. Le soluzioni giuste furono trovate da un matematico russo, Aleksandr Friedmann, che non si basò sui modelli di Einstein o di de Sitter ma direttamente sulle equazioni di Einstein.

Torna su
i modelli di FriedmanN
Aleksandr Friedmann (o Fridman) è un fisico russo che ebbe il merito di prendere le equazioni della Relatività GeneraleHyperLink e non contaminarle con costanti cosmologiche in modo da tenere l'universo sottoforma stazionaria.
Friedmann, sulla base delle sue teorie, giunse ad un solo modello ma in realtà è possibile ricavarne altri due dalle equazioni, giungendo a varie configurazioni di universo che implicano varie evoluzioni che l'universo stesso può intraprendere. Importante ricordare che i modelli di Fridman sono soluzioni date alle equazioni della relatività generale modificando parametri quali - ad esempio - la densità della materia nell'universo.

HyperLink Espansione e Relatività Generale: modelli di Fridman

Le ipotesi avanzate da Fridman per il proprio modello furono essenzialmente due:
1. l'universo è identico in qualunque punto lo osserviamo;
2. il punto 1 vale per un qualsiasi punto dell'universo preso come punto di osservazione, quindi non solo per l'osservatore terrestre.
Come si vede, si tratta delle ipotesi che vanno sotto il nome di principio cosmologicoHyperLink.
Sulla base di queste semplici ipotesi Fridman dimostrò che l'universo non è statico, e lo fece nel 1922 cioè prima che Hubble ne avesse evidenza empirica scoprendo il redshiftHyperLink delle galassie lontane. Nel modello di Fridman tutte le galassie si allontanano tra loro in maniera diretta e più le galassie sono lontane e più si allontanano velocemente, il che combacia esattamente con quanto scoperto da Hubble sette anni dopo.
Il lavoro di Fridman rimase per una decina di anni senza esito, ma dopo la scoperta di Hubble l'espansione dell'universo tornò di moda. Il suo modello fu così analizzato di nuovo e fu preso come base per tirarne fuori altri due. Resta comunque inteso che i modelli di Fridman sono soluzioni alle equazioni della Relatività Generale di Einstein, con la differenza legata al fatto di non tener conto della costante cosmologica prevenuta del grande Albert.

A dire il vero i modelli sono spiegati in modo semplice anche senza ricorrere alla Relatività. Seguono lo stesso principio di un sasso lanciato in aria dalla Terra. Se lo lanciamo ad una velocità sufficiente a sfuggire alla gravità terrestre il sasso lascerà la Terra, ma se non ci riusciamo il sasso ricadrà a terra attratto dalla forza esercitata dal nostro pianeta. In tutti e due i casi non ci meravigliamo (a parte la forza sovrumana del primo caso): vedere un sasso salire o scendere non è di certo una cosa strana. Sarebbe strano, invece, vederlo fermo in aria! Allo stesso modo, sarebbe strano vedere un universo statico, che non si espande né si restringe. La normalità per un sistema sottoposto a gravità è quindi espandersi o restringersi, e non restare fermo.
Da cosa dipende quindi il fatto che il sasso continui a salire oppure scenda di nuovo? Di certo non dal fatto che la Terra lo respinge, ma da una forza che gli viene impressa nel momento in cui viene scagliato in alto.
Per l'universo vale la stessa cosa: l'espansione dipende da una esplosione avvenuta tempo fa e che ancora oggi fa si che i sassi, rappresentati dalle galassie, si allontanino dalla Terra, che sarebbe il punto dell'esplosione. Ma fino a quando le galassie continueranno ad allontanarsi? Dipende dalla forza impressa dall'esplosione e dalla attrazione gravitazionale della massa che fa parte dell'universo. E' un gioco di equilibri: se la densità di materia dell'universo è minore o uguale rispetto ad un certo valore critico, allora l'universo è spazialmente infinito e tende ad espandersi per sempre. Se invece la densità è maggiore si arriverà al punto in cui la gravità frenerà e arresterà l'espansione fino a che riuscirà a curvare l'universo su sé stesso dandogli la forma di una sfera, finita ma illimitata. L'implosione che ne segue porterà ad una densità indefinitamente grande.

IL TEOREMA DI BIRKHOFF E LA DENSITA' MEDIA
Ipotizziamo di trovarci al centro di una sfera, e di avere una galassia proprio sulla superficie della sfera. La galassia, quindi, sarà lontana da noi ad una distanza pari al raggio della sfera. Il moto di questa galassia è quello che sarebbe se la massa dell'universo constasse solo della materia contenuta in questa sfera e se all'esterno non ci fosse nulla. Per calcolare il moto della galassia relativamente a noi basta tener conto della massa contenuta all'interno della sfera la cui superficie passa per la galassia stessa. Se la galassia non è troppo lontana dal centro, il campo gravitazionale della materia contenuta nella sfera sarà tale da consentire il calcolo del moto di A mediante la semplice applicazione delle formule della meccanica newtoniana.

Possiamo usare il Teorema di Birkhoff per calcolare la densità critica dei modelli di Fridman. La massa delle galassie all'interno della sfera ci indica la velocità di fuga della galassia posta sulla sua superficie, velocità oltre la quale la galassia riuscirà ad evadere nell'infinito dello spazio. La velocità è proporzionale al raggio della sfera: maggiore è la sfera e maggiore deve essere la velocità per sfuggire alla sua attrazione. Tuttavia la Legge di Hubble ci dice che anche la velocità di una galassia alla superficie della sfera è proporzionale al raggio della stessa e quindi alla distanza da noi. Così, anche se la velocità di fuga dipende dal raggio, il rapporto tra velocità reale e velocità di fuga non dipende dalle dimensioni della sfera ma è uguale per tutte le galassie, qualunque sia la galassia che poniamo al centro della sfera. Dipendentemente dalla costante di Hubble e dalla densità cosmica, quindi, ogni galassia che si muova secondo la Legge di Hubble o supererà la velocità di fuga ed evaderà dalla sfera oppure ancora avrà una velocità inferiore e tenderà  a cadere nella sfera.
La densità critica è quindi il valore della densità cosmica in corrispondenza del quale la velocità di fuga di ciascuna galassia eguaglia la velocità indicata dalla Legge di Hubble.
La densità critica può dipendere solo dalla costante di Hubble e, di fatto, è in un rapporto di proporzionalità semplice con il quadrato della costante di Hubble.

UNIVERSO SFERICO
Universo chiuso

Universo chiuso, di forma sferica. Finito ma senza un confine.
Il modello originario di Fridman prevede che l'espansione avvenga ad una velocità non elevatissima, almeno non sufficientemente da far durare l'espansione in eterno. In tal caso, quindi, si assisterà al momento in cui l'espansione verrà prima arrestata dall'attrazione gravitazionale esercitata dalla massa che compone l'universo e poi le galassie saranno costrette a tornare ad avvicinarsi in una fase di contrazione dell'universo. Quindi, le galassie sono partite da un unico punto, raggiungono il punto di allontanamento massimo e cominciano a convergere di nuovo verso un unico punto azzerando le distanze. Il modello originario di Fridman presenta una importante implicazione: l'universo è finito ma, espandendosi fino al punto di massimo verso ogni direzione, assume una forma sferica che fa si che non abbia un confine. E' come camminare sulla Terra: non è infinita ma essendo sferica se iniziamo a camminarci sopra non giungiamo mai ad un punto in cui la Terra termina. Stessa cosa per l'universo.
Un universo simile avrebbe come fine possibile quella di un ritorno alla singolarità di partenza, un Big CrunchHyperLink. Lo spazio, in tal caso, viene ad assumere una curvatura positiva dove il centro della sfera è presente nella terza dimensione e non sulla superficie che rappresenta lo spazio.

UNIVERSO A SELLA
Universo a sella

Universo a curvatura negativa, che assume la forma a "sella"
Altre possibili soluzioni alle equazioni di Einstein elaborate da Fridman portano ad altri due modelli.
Nel secondo modello di Fridman l'espansione avviene ad una velocità talmente elevata che l'attrazione gravitazionale esercitata dalla massa dell'universo non può arrestarla, ma al massimo rallentarla. Anche in questo modello, la distanza iniziale tra le galassie era uguale a zero ma alla fine queste non convergono di nuovo ma continuano ad allontanarsi le une dalle altre ad una velocità costante. In tali ipotesi, l'universo è curvato negativamente assumendo una forma a sella. La presenza di energia oscura provocherebbe addirittura una espansione accelerata dell'universo. La fine di un universo in continua espansione sarebbe data dalla morte termicaHyperLink o da un Big RipHyperLink. In tal caso, l'universo avrebbe una curvatura negativa.




UNIVERSO PIATTO

Universo piatto

Universo piatto, con estensione infinita in tre dimensioni.
Nel terzo modello di Fridman, infine, la velocità di espansione dell'universo è appena sufficiente ad evitare la contrazione dovuta all'attrazione gravitazionale, il che equivale a dire che la densità reale dell'universo è pari esattamente alla densità critica oltre la quale l'universo torna a comprimersi. Come nel secondo modello, la distanza tra le galassie parte da zero ed aumenta all'infinito ma stavolta la velocità alla quale l'allontanamento avviene tende a zero senza tuttavia raggiungerlo mai. In tali condizioni l'universo ha una forma piatta e la fine alla quale può andare incontro è simile a quella vista nel secondo modello. Si parla in tal caso di universo piatto: nello spazio a curvatura nulla ha estensione infinita in ogni direzione, in tre dimensioni.








IL PROGRAMMA DI HUBBLE
RELAZIONE DISTANZA - ETA' DELL'UNIVERSO



Espansione e contrazione dell'universo - La distanza tra galassie tipiche (cioè galassie prive di moto proprio, che si muovono solo trasportate dall'universo) è in funzione del tempo per due possibili modelli cosmologici. Il primo rappresentato dalla curva aperta mostra un universo infinito, con densità minore della densità critica: l'espansione rallenta ma non termina; il secondo mostra un universo finito, con densità maggiore della densità critica che arresterà l'espansione determinando infine una contrazione.
La precisa dipendenza dal tempo delle dimensioni dell'universo (distanza tra due galassie qualsiasi) può essere determinata ricorrendo a ragionamenti simili, seppur con risultati molto complessi.
Nel periodo iniziale, le dimensioni dell'universo variavano in ragione di una potenza semplice del tempo: la potenza di due terzi se la densità di radiazione era trascurabile, la potenza di un mezzo se la densità di radiazione superava quella della materia.
L'unico aspetto dei modelli di Fridman che non può prescindere dall'uso della relatività generale è invece il rapporto tra la densità dell'universo e la sua geometria: l'universo è infinito e aperto, o chiuso e finito, a seconda che la velocità delle galassie sia maggiore o minore della velocità di fuga.

Un modo per stabilire questo rapporto tra le velocità consiste nel misurare il ritmo di rallentamento delle galassie. Se la decelerazione è minore (o maggiore) di una certa soglia, la velocità di fuga viene (o non viene) superata. In pratica, occorre verificare la curva di spostamento verso il rosso in funzione della distanza per galassie molto lontane. Procedendo da un universo finito, più denso, ad uno infinito, meno denso, la curva dello spostamento verso il rosso in funzione della distanza tende a diventare sempre più piatta per distanze molto grandi.
Lo studio della forma della curva è nota come Programma di Hubble.



RELAZIONE REDSHIFT - DISTANZA



Programma di Hubble: Lo spostamento verso il rosso (redshift) in funzione della distanza per quattro possibili teorie cosmologiche.
Le curve a (densità doppia di quella critica), b (densità pari a quella critica) e c (densità zero) sono calcolate nel modello di Fridman usando le equazioni di campo di Einstein per un universo dominato dalla materia e privo di costante cosmologica. Corrispondono rispettivamente ad un universo chiuso, ad un universo appena aperto e ad un universo aperto.
La curva d corrisponde alle teorie per le quali l'universo non varia con il tempo. Tutte le curve sono state disegnate utilizzando un valore di 15 km/s per la costante di Hubble.
Al progetto hanno dedicato molti sforzi Hubble, Sandage e altri studiosi recenti, con risultati inconcludenti. Il problema è che la stima delle distanze di galassie lontane è molto suscettibile di errori visto che oltre certi limiti le cefeidi non bastano più e bisogna basarsi sulla luminosità apparente delle galassie stesse. Ma chi ci garantisce che le galassie hanno tutte la stessa luminosità assoluta? Si può incappare in gravi errori di selezione delle galassie che possono alterare i risultati: più guardiamo lontano, e più tendiamo ad utilizzare galassie di luminosità assoluta sempre maggiore (altrimenti non sarebbero visibili!). In più: osservando galassie molto lontane, le vediamo per come erano miliardi di anni fa e se a quel tempo le galassie erano più luminose di adesso ne sottostimiamo la distanza.
A parte questi problemi, i dati del programma di Hubble sembrano oggi spingere verso una decelerazione galattica sembra decisamente scarsa: ne segue che le galassie si stanno allontanando a velocità maggiori rispetto a quella di fuga, con il risultato che l'unvivrso sarebbe aperto e destinato ad una espansione infinita. In effetti anche la materia visibile nell'universo sembra abbondantemente inferiore alla densità critica, ma su questo ci sono molti dubbi aperti che vanno da un possibile gas intergalattico di idrogeno ionizzato alla materia oscura.
Per i problemi legati all'inizio dell'universo, invece, i problemi sono minori visto che quando guardiamo indietro un limite lo abbiamo, una sorta di orizzonte oltre il quale non ha senso guardare.
Nessun segnale può viaggiare a velocità maggiori di quella della luce quindi possiamo studiare soltanto gli eventi che si sono manifestati a distanze temporali tali per le quali la luce abbia avuto modo di raggiungerci. Per eventi antecedenti non è possibile vedere nulla: non ci sono effetti su di noi.
Se l'universo ha una età di 10 miliardi di anni, l'orizzonte si trova a 30 miliardi di anni luce, ma quando l'universo aveva pochi minuti di vita l'orizzonte si trovava a pochi minuti-luce. L'universo allora era decisamente più piccolo e la distanza tra due corpi scelti a caso era molto inferiore a quella attuale. Andando con lo sguardo verso il principio dell'universo, tuttavia, la distanza rispetto all'orizzonte diminuisce più rapidamente delle dimensioni dell'universo. Le dimensioni dell'universo sono proporzionali alla potenza di un mezzo o due terzi del tempo, mentre la distanza dell'orizzonte è in proporzione semplice col tempo in modo che, per tempi sempre più vicini al principio, l'orizzonte cinge una parte sempre più piccola dell'universo.



L'universo è rappresentato qui come una sfera, con un principio nel punto più alto. L'immagine mostra l'universo in quattro momenti differenti separati da uguale intervallo di tempo. L'orizzonte di un punto P posto proprio sopra ciascuna sfera è la distanza oltre la quale i segnali di luce non hanno avuto ancora il tempo di giungere al punto P ed è mostrato dalla linea che taglia ciascuna sfera. La distanza del punto P dall'orizzonte cresce in proporzione diretta al tempo. Il raggio dell'universo, invece, cresce come la radice quadrata del tempo e di conseguenza, andando a ritroso nel tempo avvicinandoci sempre di più all'inizio dell'universo, l'orizzonte cinge  una porzione dell'universo sempre più piccola.

La conseguenza del restringimento di orizzonti nei primi minuti dell'universo è che la curvatura dell'universo stesso nel suo insieme risulta sempre meno differenziata man mano che il nostro occhio si spinge verso tempi più remoti.

Torna su
Cosa abbiamo visto finora?
In conclusione di tutto il discorso, abbiamo scoperto che l'universo si sta espandendo in modo isotropo ed uniforme: lo stesso modello di espansione si presenta a tutti gli osservatori sparsi nelle galassie tipiche dell'universo, in qualsiasi direzione si guardi.
Con l'espansione le lunghezze d'onda dei raggi luminosi si stirano in proporzione alla distanza tra le galassie.
L'espansione non è dovuta a repulsione cosmica ma è l'effetto delle velocità residue derivanti da una esplosione avvenuta nei tempi passati.
Queste velocità vanno rallentando gradualmente sotto l'influsso della gravità, ma l'accelerazione negativa è molto lenta, suggerendoci che la densità dell'universo è bassa e che il suo campo gravitazionale sia troppo debole per limitare l'universo e per invertirne l'espansione.
I calcoli che sono stati portati avanti indicano che l'espansione deve aver avuto inizio tra 10 e 20 miliardi di anni fa.

Torna su
 
 
 
A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 414169  volte
Ci sono 20  astrofili on line