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Argomenti della pagina
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Termini da conoscere
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Albedo,
Asteroide,
Atmosfera,
Campo magnetico,
Cometa,
Corpo celeste,
Eclisse,
Eclittica,
Energia,
Equatore,
Fusione nucleare,
Gravità,
Latitudine,
Longitudine,
Magnitudine,
Massa,
Occultazione,
Pianeta,
Orbita,
Rivoluzione,
Rotazione,
Satellite,
Stella |
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Il pianeta Giove: Generalità e Dati |
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Osservazione di Giove |
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Dati Fisici |
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Diametro |
Equatoriale: 142.984 km
Polare: 133.708 km |
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Schiacciamento |
0,064874 |
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Masse terrestri |
317,83 |
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Densità media |
1,33 g/cm3 |
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Gravità |
26,58 m/s2 |
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Velocità di fuga |
60,22 km/s |
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Rotazione siderale |
0,41354 giorni |
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Obliquità su eclittica |
3,13° |
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Albedo |
0,52 |
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Magnitudine minima |
-2,9 |
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Temperatura superf. |
-150°C |
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Dati Orbitali |
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Distanza media dal Sole |
778.340.000 km |
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Perielio |
740.268.000 km |
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Afelio |
816.284.000 km |
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Eccentricità |
0,048943 |
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Inclinazione su eclittica |
1,304° |
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Rivoluzione siderale |
11,862 anni |
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Velocità media |
13,06 km/s |
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Rivoluzione sinodica |
398,9 giorni |
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Apogeo |
591.293.000 km |
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Perigeo |
965.486.000 km |
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Massimo diametro |
49,9'' |
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Minimo diametro |
30,6'' |
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Giove è il
quinto pianeta del Sistema Solare in ordine crescente di lontananza dal Sole ed
è il primo dei pianeti gassosi, nonché il pianeta più grande dell'intero Sistema
Solare
per dimensione e massa (proprio per questo si chiama come il Re dell'Olimpo).
Questa enorme dimensione consente a Giove di influenzare, con la
propria forza gravitazionale, molti altri corpi celesti facenti parte del Sistema Solare. Un corpo così grande ha un tempo di rotazione
di poco superiore alle nove ore, e la forza centrifuga che ne deriva e' cosi'
intensa da fargli assumere una forma molto schiacciata.
Si tratta di una rotazione differenziale: Giove
non ruota come un corpo solido, ma ogni latitudine ha una diversa velocità di rotazione
(da 9h 50' a 9h 55'). La velocità di rotazione all'equatore è di circa
12,6 km/s. Proprio la turbolenza atmosferica di Giove ne rappresenta
la caratteristica essenziale (insieme ad una emissione di energia endogena), che
lo rende particolarmente attraente dal punto di vista della fluidodinamica.
Sebbene annoverato tra i pianeti gassosi, si nutre il sospetto che al suo interno
esista un nucleo roccioso, piccolo, di silicati di ferro, all'interno di un
oceano di idrogeno metallico liquido. Questo spiegherebbe il grande campo magnetico
ma è ancora una ipotesi e basta.
Le dimensioni del gigante gassoso lo portano a rappresentare, da solo, il 71% della
massa presente nell'intero sistema solare (escluso il Sole, ovviamente, visto
che rispetto alla stella ha una massa 1000 volte inferiore ed un diametro 10 volte
più piccolo) ed una massa simile è in grado di creare, nel cuore del pianeta, una
pressione tale da provocare calore da distribuire su tutto il pianeta stesso. Basti pensare
che Giove è l'unico pianeta del Sistema Solare che riesce ad irradiare più energia
di quanta ne prenda dal Sole: l'energia
proveniente da Giove (soprattutto radiazione infrarossa) è maggiore
di quella che Giove
stesso assorbe dal Sole di circa 1,5 volte, il che lascia intuire
che su Giove
vi sia un meccanismo di generazione di energia che dovrebbe ancora
provenire dal collasso della sua massa che ha portato a temperature ancora intorno
ai 30.000 Kelvin
(unico pianeta all'interno del Sistema Solare).
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I dati delle sonde Pioneer,
Voyager e Galileo hanno mostrato che il pianeta si sta contraendo:
il suo diametro si riduce di circa 1 millimetro ogni anno. Proprio questa potrebbe
essere la prova del fatto che Giove è un pianeta prevalentemente gassoso e che l'energia
maggiore emessa in confronto con quella ricevuta dal Sole potrebbe essere prodotta
proprio dalla concentrazione gravitazionale.
Come paragoni, la massa di Giove è 318 volte quella terrestre ed è pari a due volte
e mezzo quella di tutti gli altri pianeti solari messi insieme. A tale massa corrisponde
un'attrazione gravitazionale per la quale un uomo di 70 kg terrestri su
Giove peserebbe la bellezza di 185 kg terrestri.
Tuttavia, la temperatura interna di Giove non è sufficiente a far scaturire la fusione nucleare, ma se fosse superiore (cioè se la massa di
Giove fosse superiore) il pianeta riuscirebbe
a scatenare una fusione nucleare e diventerebbe una stella.
Proprio la sua influenza
gravitazionale ha determinato l'attuale configurazione del Sistema Solare, determinando
la formazione della Fascia degli Asteroidi
ed influenzando le traiettorie di asteroidi
e comete .
Nonostante l'enorme massa, è talmente grande che la sua densità
è molto minore di quella terrestre. Il nucleo dovrebbe essere compatto, e dovrebbe
comprendere anche roccia. |
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Campo magnetico ed
Atmosfera |
Una delle particolarità di questo pianeta consiste dell'effetto magnetico sprigionato.
La magnetosfera di Giove si estende per oltre 2 milioni di chilometri in direzione
del Sole e per molti più chilometri in direzione opposta, per un totale di più di
600 milioni di chilometri di magnetosfera. Questa, interagendo con il vento solare,
dà origine a splendide aurore polari simili a quelle terrestri, con la sostanziale
differenza che le aurore gioviane si estendono sull'intera superficie planetaria.
L'intenso campo magnetico è dovuto proprio alla velocità di rotazione del pianeta.
I gas di cui il pianeta si compone diventano sempre più densi man mano che si accede
e si penetra all'interno del pianeta di gas. Il pianeta e' composto per
il 90 % della sua massa di idrogeno, per il 9% circa di elio, con piccole tracce
di altri elementi quali ammoniaca, metano e vari idrocarburi. Questa composizione,
come quella di Saturno, e' molto simile alla composizione della nube primordiale
dalla quale si pensa che si sia generato il Sistema Solare
ed è molto simile, di
conseguenza, alla composizione del Sole .
Si presume che l'interno di Giove presenti un nucleo denso di circa 30.000 chilometri
di diametro, la cui natura è presumibilmente rocciosa. Questo nucleo dovrebbe essere
formato da ferro e silicati, ghiaccio in cristalli, ammoniaca e metano degenerati
in forma metallica dalla forte pressione esercitata dagli strati più esterni del
pianeta. I calcoli parlano di una pressione sul nucleo pari a circa 450 milioni
di chilogrammi per centimetro quadrato.
Il nucleo è racchiuso in un mantello di 30.000 chilometri circa, composto di idrogeno
sottoposto anch'esso a pressioni altissime (circa 2 milioni di chilogrammi per
centimetro quadrato), e quindi reso metallo. Il guscio esterno del mantello è rappresentato
da uno strato di idrogeno molecolare liquido spesso circa 25.000 chilometri. In
realtà questa forma di materia non è mai stata riscontrata empiricamente ma è prevista
in teoria come possibile. L'ultimo strato è dato dall'atmosfera esterna,
di circa 1.000 chilometri e della quale possiamo vedere da Terra lo strato più esterno,
sottoforma di fasce colorate in grado di dar luogo alla già citata rotazione differenziale.
All'apparenza, infatti, Giove ci si presenta come una serie
di strisce colorate ognuna caratterizzata da propri elementi chimici che vengono
spazzati da venti fortissimi, anche a 600 Km/h. Ogni banda colorata ha una direzione
di vento opposta alle bande adiacenti. I colori variano inoltre dal rossastro al
blu con l'altezza delle nubi. Le fasce colorate non sono uniformi, ma sono rese
meno omogenee da fenomeni quali protuberanze e vortici. Uno dei vortici più famosi
è la Macchia Rossa , lunga circa 25mila chilometri e
larga 12mila.
Per quanto riguarda i venti, le loro velocità vanno dai 120 m/s dei venti occidentali
ai 50 km/s dei venti orientali. Sopra le nubi superficiali, con pressione pari a
5 pressioni terrestri, è presente uno strato di nubi brune, formate da vapore acqueo
e composti di zolfo, la cui temperatura è di circa 7°C, che diventano -73°C salendo
di una trentina di chilometri laddove le nubi sono formate prevalentemente da bisolfuro
di ammonio. Salendo ancora più su, a 65 chilometri sopra le nubi brune si trovano
cirri di ammoniaca a -133°C mentre nella troposfera, a 90 chilometri di altezza,
la temperatura sale di nuovo fino a stabilizzarsi sui -113°C.
ZONE E BANDE ATMOSFERICHE
Vediamo meglio l'atmosfera di Giove. Le bande con le quali il pianeta si presenta
derivano da differenti temperature, che determinano dei moti convettivi nel gas
esterno. Precisamente, in presenza di moti convettivi ascendenti (gas caldo che
sale in superficie), si producono bande chiare a quote elevate mentre laddove il
gas scende verso l'interno le bande si presentano più scure. L'interazione
dei moti convettivi con la rotazione produce le famose bande, mentre le sfumature
di colore sono presumibilmente da ricondurre alle reazioni dei vari elementi con
la radiazione solare.
I componenti piu' importanti delle zone chiare sono cristalli ghiacciati di
ammoniaca e di idrosolfuro di ammonio, posti a quote elevate e spazzati da venti
occidentali. Le bande scure, invece, sono nubi più dense, più basse, spazzate da
venti instabili provenienti da oriente. Proprio lo sfregamento ai confini
delle correnti che vanno in direzioni opposte determina le turbolenze atmosferiche
spesso instabili ma anche stabili come le macchie rosse. Nel 2008 le macchie rosse
sono state addirittura tre, due delle quali però si sono esaurite in breve tempo,
finendo nella grande macchia rossa.
Si è detto finora che
la superficie atmosferica di Giove è segnata da fasce chiare e scure. Le strisce
scure sono dette bande, mentre
le strisce chiare sono dette zone.
L'alternarsi di queste fasce è più o meno stabile, a meno di perturbazioni che
ne deformano i confini più o meno contemporaneamente. Nelle zone chiare i gas più
caldi salgono rapidamente ad alta quota dove si cristallizzano, tornando a scendere
nelle bande più scure.
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Zona Equatoriale
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La zona centrale è ovviamente la zona equatoriale del pianeta, molto chiara e spesso
caratterizzata da un colore bianco molto chiaro. Rispetto alla linea dell'equatore
non è posta proprio al centro e spesso appare asimmetrica nei due emisferi (come
nella foto di fianco, maggiormente spostata verso l'emisfero nord). Il suo spessore
è variabile e durante le opposizioni, a volte, diventa più scura acquisendo una
tonalità tendente al giallo. Alcuni hanno ipotizzato una ciclicità di dodici anni
per questo fenomeno giallognolo, coincidente con la rivoluzione del pianeta, anche
se è arduo identificare una statistica in grado di supportare la tesi. Al centro
è a volte visibile la banda equatoriale, meglio visibile con un filtro blu chiaro
sugli 82A.
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Banda Equatoriale Sud
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Di solito si tratta di una fascia scura al cui interno è presente una sottile fascia
più chiara, quindi si può parlare di componente nord e di componente sud relativamente
a questa fascia divisoria. La componente nord è la più spessa e scura ma la zona
nel suo totale è soggetta a molte variazioni quindi non si può generalizzare. A
volte la banda è quasi invisibile fino al comparire di una macchia chiarissima ed
ovale dalla quale materiale scuro inizia a defluire lungo tutta la fascia. Un tempo
questo fenomeno era presente nella Banda Equatoriale Nord e non in quella Sud, mentre
ora accade il contrario. Per di più, l'outburst che origina l'immissione
di materiale scuro avviene sempre a partire da tre longitudini ben precise (Sistema
III) corrispondenti. Prima del 1943 la periodicità del fenomeno era di nove anni,
per diventare di tre anni fino agli anni ottanta, dai quali si è persa traccia di
periodicità.
L'ultima scomparsa della banda risale alla riapparizione dalla congiunzione eliaca
ad aprile 2010 . |
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Macchia Rossa
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La Grande Macchia Rossa , nota anche come Red Spot Hollow (RHS), è senza dubbio l'aspetto
più noto del pianeta gassoso anche se di anno in anno si presenta cambiata per estensione,
latitudine e colore, passando dal rosso acceso all'arancione al giallognolo
e così via. A volte diviene molto pallida, tanto da essere riconoscibile quasi esclusivamente
a causa della baia che apre all'interno della Banda Equatoriale Sud.
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Banda Equatoriale Nord
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Di solito la Banda Equatoriale Nord è più sottile e scura rispetto a quella dell'emisfero
meridionale, ma è sicuramente tra le fasce più attive del pianeta, divisibile di
tanto in tanto e mai in maniera precisa in tre sottofasce a causa di due fasce più
piccole al suo interno.
La caratteristica della zona è data proprio dalla sua grande variabilità che produce
macchie e pennacchi tendenti al blu. La dinamica delle macchie e delle formazioni
non è chiara e queste formazioni temporanee durano pochi anni prima di sparire.
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Zona Tropicale Sud
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Si tratta di una zona molto chiara ma ricchissima di dettagli variabili.
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Banda Temperata Sud
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Si tratta di una delle fasce più evidenti, anche se molto variabile e spesso perturbata.
Spesso ospita strutture ovoidali chiare, zone anticiclopiche note come White Oval
Spots (WOS) di lungo periodo. Molte WOS furono scoperte nei primi anni quaranta
ma da allora le zone si sono unite, ridotte ed intricate fino a lasciare una sola
WOS nel 1999.
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Banda Temperata Nord
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La Banda Temperata Nord non è sempre evidente ma quando è presente e visibile ha
una colorazione bluastra molto intensa e sviluppa delle macchie rossastre.
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Oltre a queste zone maggiormente visibili può capitare a volte di vederne altre
meno appariscenti alle latitudini maggiori rispetto a quelle citate.
Inoltre, nelle varie fasce possono verificarsi fenomeni minori transitori che alterano
l'aspetto solito delle fasce stesse. Questi dettagli minori possono essere suddivisi
in formazioni scure e formazioni chiare.
Tra le formazioni scure ci sono:
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Formazione
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Descrizione
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Section
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Sezioni di banda più scura osservabili maggiormente nelle bande temperate, rappresentate
da segmenti di banda più scuri rispetto al resto della banda stessa.
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Condensation
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Le condensazioni sono piccole macchie scure di forma tondeggiante o tendente all'ovale
, allungate in longitudine, presenti all'interno delle fasce.
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Rod
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Si tratta di barre, solitamente parallele all'equatore. Sono segmenti allungati
che a volte rappresentano un pezzo di banda non visibile nelle altre sue parti.
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Projection
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Si tratta di protuberanze di varia forma poste sul bordo di una banda, quindi sconfinanti
nella fascia limitrofa.
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Veil or shading
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Come già il nome fa intendere, il velo è una larga area uniforme di colore più scuro
rispetto alla fascia che lo ospita.
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Festoon
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I festoon sono dei pennacchi, quindi dei filamenti più scuri che partono solitamente
da una protuberanza.
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Column
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Si tratta di una colonna, tendenzialmente perpendicolare all'equatore, più spessa
di un pennacchio.
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Disturbance
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Area più scura che presenta al suo interno dei particolari minori che tolgono omogeneità.
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Tra le formazioni chiare ci sono:
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Formazione
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Descrizione
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Oval
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Si tratta di una area di forma ovale, più o meno eccentrica rispetto ad un cerchio
perfetto, molto brillante.
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Nodul
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I noduli sono macchie brillanti di piccole dimensioni, di forma rotonda.
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Bay
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Le baie sono delle rientranze chiare poste sul bordo delle bande, proprio come un
golfo.
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Notch
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Si tratta di tacche, incisioni semicircolari di piccole dimensioni poste sul bordo
delle bande.
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Gap
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Le lacune sono mancanze o indebolimenti di parti di banda.
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Rift
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Sono spaccature lunghe e sottili poste all'interno di una banda, che spesso
ne viene separata in due componenti.
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Streak
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Sono striature, quindi macchie bianche molto allungate.
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Patch
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Si tratta di chiazze, ampie aree irregolari con confini abbastanza indefiniti.
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LA MACCHIA ROSSA
La Grande Macchia Rossa di Giove è una enorme tempesta anticiclonica, di
dimensioni pari al doppio del pianeta Terra.
La sua rotazione è antioraria ed avviene in un tempo pari a sei giorni terrestri
(14 giorni gioviani).
Le prime osservazioni della Grande Macchia Rossa sono fatte risalire allo
scienziato inglese Robert Hooke, nel 1664, o più probabilmente a
Giandomenico Cassini nel 1665. Si trattava, tuttavia, di una formazione instabile che fu
visibile fino al 1713 prima di sparire e ricomparire nel 1830. Lo studio
sistematico della Macchia iniziò nel 1879, quando divenne ancora più evidente.
Non è noto se la macchia del 1664 fosse la stessa che vediamo ora.
Le osservazioni infrarosse hanno mostrato che la Macchia Rossa è più fredda
rispetto alle altre nubi del pianeta gassoso, raggiungendo quindi altitudini
maggiori. Lo strato superiore della Macchia supera di 8 chilometri lo strato più
alto delle nubi circostanti. A sud è delimitata da una corrente debole diretta
verso est (prograda) mentre a nord da una corrente più forte retrograda, quindi
diretta verso ovest.
Mentre la latitudine varia entro 1° in ogni osservazione, la
longitudine - data la rotazione differenziale (le varie fasce hanno periodo
di rotazione differenti) del pianeta - varia di molto.
La colorazione rossa potrebbe essere dovuta alla presenza di sostanze
organiche nella macchia, come fosforo rosso o un composto dello zolfo, ma sta di
fatto che la colorazione varia di molto raggiungendo tonalità molto differenti,
fino al bianco.
La velocità dei venti si aggira intorno ai 420 km/h ma nonostante ciò non
si denotano grandi flussi in entrata ed uscita, quindi le correnti interne alla
macchia sembrano pressoché stagnanti.
Osservazioni successive mostrano che la velocità di rotazione della Macchia sta
diminuendo, di pari passo con le dimensioni della tempesta stessa: nel 2004
l'estensione della Grande Macchia è risultata la metà di ciò che era stato
registrato un secolo prima, quando il suo diametro fu misurato in 40.000
chilometri. Negli ultimi dieci anni, l'estensione della Grande Macchia è
diminuita di un buon 15%. I motivi non sono ancora noti, soprattutto alla luce
del fatto che sembra esserci sempre equilibrio tra le correnti in entrata e
quelle in uscita. Una possibile causa è il cambiamento climatico che Giove
sta
attraversando da qualche tempo: dal 2005 al 2007 apparvero cambiamenti di colore
e morfologie atipiche per Giove, mentre nel 2006 si formò la Piccola Macchia
Rossa, che seppur piccola presentava venti degni della sua sorella maggiore.
Questa Piccola Macchia fu la conseguenza della fusione di tre macchie minori che
si formarono su Giove tra il 1998 ed il 2000. Questo dato può aver modificato di
molto il clima gioviano, se è vero che il Polo Sud è divenuto molto più freddo a
fronte di aumenti di temperatura lungo l'equatore.
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Impatti su Giove |
La storia di Giove dovrebbe essere costellata di impatti, e non è difficile da spiegare
visto che la sua enorme massa attrae corpi celesti all'interno del Sistema Solare.
A dicembre del 1960, Gian Domenico Cassini scriveva
di una macchia scura e rotonda apparsa sull'equatore di Giove il giorno 5, documentando
il tutto con il titolo "Nouvelles découvertes dans le globe de Jupiter".
La macchia finì per allungarsi e spezzettarsi, ma fu osservata per tutto il mese
di dicembre 1960.
Dal 26 ottobre 1785, e per qualche mese fino alla congiunzione
eliaca del pianeta del giorno 26 febbraio 1786, l'astrofilo tedesco Johann Schroter
notò delle macchie al di sotto dell'equatore gioviano che, con il passare del tempo,
finirono per allungarsi ed attenuarsi.
Verso gli anni Settanta del secolo scorso, le sonde Voyager constatarono la presenza di allineamenti di crateri sui satelliti medicei
del grande pianeta, soprattutto su Callisto e Ganimede, dovuti molto probabilmente
a frammenti di qualche corpo celeste spezzato dalla gravità di Giove e finito sulla
superficie dei satelliti circostanti. Anche la Luna, ad esempio, presenta catene
di crateri: Davy, formato da 24 crateri in 47 chilometri, e Abulfeda, formato da
24 crateri in 250 chilometri.
Il 26 luglio del 1983, infine, si registrò una impennata nella
luminosità del satellite Io - appena uscito da dietro il disco di Giove - pari al
50%. Una simile magnitudine incrementale poteva essere data da un corpo ghiacciato
di 5 chilometri caduto su Giove alla velocità di circa 60 km/s.
Si arriva al 1994, per l'evento osservativo del secolo scorso.
LA COMETA SHOEMAKER-LEVY 9
Il
24 marzo del 1993, i coniugi Eugene e Carolyne Shoemaker
ed un loro amico, David Levy, scoprono una cometa distante soltanto 3°
da Giove: era un oggetto di magnitudine 14, spesso circa 10 arcosecondi e dalla
forma allungata, con due sfumature brillanti da Nord a Sud. Era la nona cometa scoperta
dai tre astrofili, e fu nominata quindi Shoemaker-Levy
9.
Dai calcoli orbitali risultò che l'oggetto era stato catturato da Giove
nel 1930
e che nel 1992 era passato a soli 21.000 chilometri dal pianeta, disintegrandosi
in venti frammenti ed inserendosi in una nuova orbita. Questa avrebbe portato i
frammenti a schiantarsi su Giove tra il 16 luglio (il primo frammento) ed il 23
luglio 1994 (ultimo frammento). I frammenti furono battezzati con lettere dalla
A alla W: gli impatti erano previsti a 60 km/s sul lato notturno di Giove
e sarebbero
diventati visibili da Terra un'ora dopo. Il corpo iniziale, ripercorrendo all'indietro
la storia dei frammenti, dovrebbe essere stato di circa 2 chilometri di diametro.
I maggiori frammenti rimasti misuravano al massimo mezzo chilometro di diametro.
L'immagine mostra i resti degli impatti, nella lunghezza d'onda dell'infrarosso.
Dopo questo evento, i calcoli portarono a pensare che un pianeta grande e massiccio
come Giove potesse attrarre in media una cometa ogni 100 anni. I dati erano sbagliati,
ma non per difetto come si riteneva.
L'IMPATTO DEL LUGLIO 2009
Il 19 luglio 2009, l'astrofilo australiano Anthony Wesley
- già scopritore della Piccola Macchia Rossa - notò una struttura irregolare molto
scura, nell'emisfero sud del pianeta con latitudine -55°S. La velocità di rotazione
della macchia era pari a quella del pianeta quindi non era atmosfera né l'ombra
di un satellite. Dal confronto con le immagini di due giorni prima e dalla morfologia
della macchia fu quasi subito chiaro che si era in presenza di una nuova cicatrice
su Giove.
Il
giorno 20, ricevuto l'allarme da Wesley, tutti i telescopi furono
puntati su Giove per scoprire, nell'infrarosso, una luminosità
notevole al centro della macchia. A 1,65 micron il metano - che abbonda su Giove
- è trasparente e si ha molta sensibilità alla luce del Sole riflessa: ne derivò
che la macchia brillante al centro era una nuvola di detriti molto alta, illuminata
dal Sole. In pratica, un corpo cosmico ha creato una voragine nelle nubi di
Giove
generando poi un'esplosione di plasma caldissimo che ha fatto risalire a gran velocità
tutto il materiale circostante, fino a migliaia di chilometri sopra la superficie
gassosa del pianeta. Questa è la situazione che si presentò davanti agli occhi del
mondo 15 anni prima, con la Shoemaker-Levy 9: un picco di luminosità
istantaneo e breve, dovuto alla collisione, ed un picco successivo più intenso e
lungo (fino a 3 minuti) dovuto alla palla di fuoco generata dall'impatto ed alla
risalita dei gas e dei detriti, ad una temperatura che raggiunse i 10.000°C.
Proprio sulla base di questa esperienza passata, sono state effettuate misurazioni
termiche su Giove riscontrando picchi di temperatura in linea con quanto atteso.
Simile all'impatto di quindici anni prima, anche la cicatrice di Wesley
ha la forma obliqua data da una macchia centrale più un alone periferico semicircolare.
Le dimensioni dell'impatto risultate dal telescopio spaziale Hubble sono pari alla
metà del diametro terrestre! Il corpo-proioettile dovrebbe avere avuto una dimensione
di mezzo chilometro.
I venti che soffiano a 100 chilometri orari hanno fatto si che, come per la SL9,
anche stavolta l'evoluzione della macchia fosse veloce. Il 26 luglio si era già
creato un aspetto multiplo, mentre a metà agosto la cicatrice era quattro volte
maggiore, per estensione, rispetto all'inizio, indebolita e spezzettata in tre componenti
ulteriori. La colorazione scura è dovuta al fatto che quando una atmosfera ricca
di ammoniaca, metano, composti solforati e idrogeno viene portata ad altissima temperatura,
si crea per sintesi chimica uno smog opaco di sostanze organiche complesse, al quale
va aggiunta la notevole quantità di polvere derivante dalla disgregazione totale
del proiettile che ha colpito il pianeta.
Resta il dato più significativo da scoprire: chi è stato il proiettile?
Un asteroide, una cometa, un oggetto della Fascia di Kuiper? E' chiaro che se intorno
alla cicatrice si scoprisse abbondanza di acqua, il discorso sarebbe tutto a vantaggio
della natura cometaria del corpo proiettile, ma al momento i dati non sono univoci.
Ad oggi sembra che di acqua li intorno non ce ne sia molta, ma anche nel caso della
SL9 l'acqua fu trovata soltanto in poche cicatrici. In realtà l'acqua potrebbe essere
stata decomposta istantaneamente dalle altissime temperature, oppure potrebbe aver
reagito con il metano a formare ossido di carbonio. A questo scopo si potrebbero
studiare le analisi effettuate prima e dopo la collisione della SL9 per vedere se
il comportamento chimico di Giove è lo stesso anche in questo caso.
I dati sono ancora oggetto di studio, quindi converrà attendere tempi di maggior
chiarezza per completare il discorso sulla natura del proiettile che ha colpito
Giove.
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I satelliti naturali e gli anelli |
Giove
possiede 63 satelliti, ma soltanto 16 hanno un nome e pochi sono di rilevanza. Importanti sono i satelliti
galileiani, così chiamati proprio perché scoperti da Galileo Galilei .
La loro scoperta fu fondamentale per provare l'eliocentrismo del nostro sistema,
dal momento che rese evidente che non tutti i corpi ruotavano intorno alla Terra.
Appaiono come quattro stelline intorno a Giove e, data l'inclinazione molto
lieve rispetto al piano equatoriale gioviano, sono molto frequenti eclissi ed occultazioni. I più importanti sono Io ,
Europa ,
Callisto
e Ganimede .
Oltre a così tanti satelliti, il cui numero è destinato a crescere con le nuove
missioni spaziali, Giove possiede anche un sottile sistema di anelli, un po'
come tutti i pianeti gassosi, che tuttavia è ben lontano dal sistema di anelli del
suo vicino di casa Saturno. Il bordo esterno dell'anello principale dista 60.000
chilometri dalle nubi del pianeta ed è spesso 4 chilometri. Invisibile al telescopio,
l'anello è stato rivelato dal Voyager.
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