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Il pianeta Giove Condividi
Caratteristiche e dettagli del pianeta più grande del Sistema Solare.
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Termini da conoscere
Albedo, Asteroide, Atmosfera, Campo magnetico, Cometa, Corpo celeste, Eclisse, Eclittica, Energia, Equatore, Fusione nucleare, Gravità, Latitudine, Longitudine, Magnitudine, Massa, Occultazione, Pianeta, Orbita, Rivoluzione, Rotazione, Satellite, Stella
Il pianeta Giove: Generalità e Dati
Osservazione di Giove
 
Il pianeta Giove La macchia rossa di Giove ripresa da Hubble
Il sistema satellitare di Giove scoperto da Galileo Il piccolo satellite Io in transito sul disco di Giove
Dati Fisici
Diametro Equatoriale: 142.984 km
Polare: 133.708 km
Schiacciamento 0,064874
Masse terrestri 317,83
Densità media 1,33 g/cm3
Gravità 26,58 m/s2
Velocità di fuga 60,22 km/s
Rotazione siderale 0,41354 giorni
Obliquità su eclittica 3,13°
Albedo 0,52
Magnitudine minima -2,9
Temperatura superf. -150°C
Dati Orbitali
Distanza media dal Sole 778.340.000 km
Perielio 740.268.000 km
Afelio 816.284.000 km
Eccentricità 0,048943
Inclinazione su eclittica 1,304°
Rivoluzione siderale 11,862 anni
Velocità media 13,06 km/s
Rivoluzione sinodica 398,9 giorni
Apogeo 591.293.000 km
Perigeo 965.486.000 km
Massimo diametro 49,9''
Minimo diametro 30,6''
Giove è il quinto pianeta del Sistema Solare in ordine crescente di lontananza dal Sole ed è il primo dei pianeti gassosi, nonché il pianeta più grande dell'intero Sistema SolareHyperLink per dimensione e massa (proprio per questo si chiama come il Re dell'Olimpo). Questa enorme dimensione consente a Giove di influenzare, con la propria forza gravitazionale, molti altri corpi celesti facenti parte del Sistema Solare. Un corpo così grande ha un tempo di rotazione di poco superiore alle nove ore, e la forza centrifuga che ne deriva e' cosi' intensa da fargli assumere una forma molto schiacciata.
Si tratta di una rotazione differenziale: Giove non ruota come un corpo solido, ma ogni latitudine ha una diversa velocità di rotazione (da 9h 50' a 9h 55'). La velocità di rotazione all'equatore è di circa 12,6 km/s. Proprio la turbolenza atmosferica di Giove ne rappresenta la caratteristica essenziale (insieme ad una emissione di energia endogena), che lo rende particolarmente attraente dal punto di vista della fluidodinamica.

Sebbene annoverato tra i pianeti gassosi, si nutre il sospetto che al suo interno esista un nucleo roccioso, piccolo, di silicati di ferro, all'interno di un oceano di idrogeno metallico liquido. Questo spiegherebbe il grande campo magnetico ma è ancora una ipotesi e basta.

Le dimensioni del gigante gassoso lo portano a rappresentare, da solo, il 71% della massa presente nell'intero sistema solare (escluso il Sole, ovviamente, visto che rispetto alla stella ha una massa 1000 volte inferiore ed un diametro 10 volte più piccolo) ed una massa simile è in grado di creare, nel cuore del pianeta, una pressione tale da provocare calore da distribuire su tutto il pianeta stesso. Basti pensare che Giove è l'unico pianeta del Sistema Solare che riesce ad irradiare più energia di quanta ne prenda dal Sole: l'energia proveniente da Giove (soprattutto radiazione infrarossa) è maggiore di quella che Giove stesso assorbe dal Sole di circa 1,5 volte, il che lascia intuire che su Giove vi sia un meccanismo di generazione di energia che dovrebbe ancora provenire dal collasso della sua massa che ha portato a temperature ancora intorno ai 30.000 Kelvin (unico pianeta all'interno del Sistema Solare).
I dati delle sonde Pioneer, Voyager e Galileo hanno mostrato che il pianeta si sta contraendo: il suo diametro si riduce di circa 1 millimetro ogni anno. Proprio questa potrebbe essere la prova del fatto che Giove è un pianeta prevalentemente gassoso e che l'energia maggiore emessa in confronto con quella ricevuta dal Sole potrebbe essere prodotta proprio dalla concentrazione gravitazionale.
Come paragoni, la massa di Giove è 318 volte quella terrestre ed è pari a due volte e mezzo quella di tutti gli altri pianeti solari messi insieme. A tale massa corrisponde un'attrazione gravitazionale per la quale un uomo di 70 kg terrestri su Giove peserebbe la bellezza di 185 kg terrestri.
Tuttavia, la temperatura interna di Giove non è sufficiente a far scaturire la fusione nucleare, ma se fosse superiore (cioè se la massa di Giove fosse superiore) il pianeta riuscirebbe a scatenare una fusione nucleare e diventerebbe una stella.
Proprio la sua influenza gravitazionale ha determinato l'attuale configurazione del Sistema Solare, determinando la formazione della Fascia degli AsteroidiHyperLink ed influenzando le traiettorie di asteroidiHyperLink e cometeHyperLink. Nonostante l'enorme massa, è talmente grande che la sua densità è molto minore di quella terrestre. Il nucleo dovrebbe essere compatto, e dovrebbe comprendere anche roccia.

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Campo magnetico ed Atmosfera
Una delle particolarità di questo pianeta consiste dell'effetto magnetico sprigionato. La magnetosfera di Giove si estende per oltre 2 milioni di chilometri in direzione del Sole e per molti più chilometri in direzione opposta, per un totale di più di 600 milioni di chilometri di magnetosfera. Questa, interagendo con il vento solare, dà origine a splendide aurore polari simili a quelle terrestri, con la sostanziale differenza che le aurore gioviane si estendono sull'intera superficie planetaria. L'intenso campo magnetico è dovuto proprio alla velocità di rotazione del pianeta.

I gas di cui il pianeta si compone diventano sempre più densi man mano che si accede e si penetra all'interno del pianeta di gas. Il pianeta e' composto per il 90 % della sua massa di idrogeno, per il 9% circa di elio, con piccole tracce di altri elementi quali ammoniaca, metano e vari idrocarburi. Questa composizione, come quella di Saturno, e' molto simile alla composizione della nube primordiale dalla quale si pensa che si sia generato il Sistema SolareHyperLink ed è molto simile, di conseguenza, alla composizione del SoleHyperLink.
Si presume che l'interno di Giove presenti un nucleo denso di circa 30.000 chilometri di diametro, la cui natura è presumibilmente rocciosa. Questo nucleo dovrebbe essere formato da ferro e silicati, ghiaccio in cristalli, ammoniaca e metano degenerati in forma metallica dalla forte pressione esercitata dagli strati più esterni del pianeta. I calcoli parlano di una pressione sul nucleo pari a circa 450 milioni di chilogrammi per centimetro quadrato.
Il nucleo è racchiuso in un mantello di 30.000 chilometri circa, composto di idrogeno sottoposto anch'esso a pressioni altissime (circa 2 milioni di chilogrammi per centimetro quadrato), e quindi reso metallo. Il guscio esterno del mantello è rappresentato da uno strato di idrogeno molecolare liquido spesso circa 25.000 chilometri. In realtà questa forma di materia non è mai stata riscontrata empiricamente ma è prevista in teoria come possibile. L'ultimo strato è dato dall'atmosfera esterna, di circa 1.000 chilometri e della quale possiamo vedere da Terra lo strato più esterno, sottoforma di fasce colorate in grado di dar luogo alla già citata rotazione differenziale.

All'apparenza, infatti, Giove ci si presenta come una serie di strisce colorate ognuna caratterizzata da propri elementi chimici che vengono spazzati da venti fortissimi, anche a 600 Km/h. Ogni banda colorata ha una direzione di vento opposta alle bande adiacenti. I colori variano inoltre dal rossastro al blu con l'altezza delle nubi. Le fasce colorate non sono uniformi, ma sono rese meno omogenee da fenomeni quali protuberanze e vortici. Uno dei vortici più famosi è la Macchia RossaHyperLink, lunga circa 25mila chilometri e larga 12mila.

Per quanto riguarda i venti, le loro velocità vanno dai 120 m/s dei venti occidentali ai 50 km/s dei venti orientali. Sopra le nubi superficiali, con pressione pari a 5 pressioni terrestri, è presente uno strato di nubi brune, formate da vapore acqueo e composti di zolfo, la cui temperatura è di circa 7°C, che diventano -73°C salendo di una trentina di chilometri laddove le nubi sono formate prevalentemente da bisolfuro di ammonio. Salendo ancora più su, a 65 chilometri sopra le nubi brune si trovano cirri di ammoniaca a -133°C mentre nella troposfera, a 90 chilometri di altezza, la temperatura sale di nuovo fino a stabilizzarsi sui -113°C.

ZONE E BANDE ATMOSFERICHE
Vediamo meglio l'atmosfera di Giove. Le bande con le quali il pianeta si presenta derivano da differenti temperature, che determinano dei moti convettivi nel gas esterno. Precisamente, in presenza di moti convettivi ascendenti (gas caldo che sale in superficie), si producono bande chiare a quote elevate mentre laddove il gas scende verso l'interno le bande si presentano più scure. L'interazione dei moti convettivi con la rotazione produce le famose bande, mentre le sfumature di colore sono presumibilmente da ricondurre alle reazioni dei vari elementi con la radiazione solare.
I componenti piu' importanti delle zone chiare sono cristalli ghiacciati di ammoniaca e di idrosolfuro di ammonio, posti a quote elevate e spazzati da venti occidentali. Le bande scure, invece, sono nubi più dense, più basse, spazzate da venti instabili provenienti da oriente. Proprio lo sfregamento ai confini delle correnti che vanno in direzioni opposte determina le turbolenze atmosferiche spesso instabili ma anche stabili come le macchie rosse. Nel 2008 le macchie rosse sono state addirittura tre, due delle quali però si sono esaurite in breve tempo, finendo nella grande macchia rossa.

Si è detto finora che la superficie atmosferica di Giove è segnata da fasce chiare e scure. Le strisce scure sono dette bande, mentre le strisce chiare sono dette zone. L'alternarsi di queste fasce è più o meno stabile, a meno di perturbazioni che ne deformano i confini più o meno contemporaneamente. Nelle zone chiare i gas più caldi salgono rapidamente ad alta quota dove si cristallizzano, tornando a scendere nelle bande più scure.

Zona Equatoriale La zona centrale è ovviamente la zona equatoriale del pianeta, molto chiara e spesso caratterizzata da un colore bianco molto chiaro. Rispetto alla linea dell'equatore non è posta proprio al centro e spesso appare asimmetrica nei due emisferi (come nella foto di fianco, maggiormente spostata verso l'emisfero nord). Il suo spessore è variabile e durante le opposizioni, a volte, diventa più scura acquisendo una tonalità tendente al giallo. Alcuni hanno ipotizzato una ciclicità di dodici anni per questo fenomeno giallognolo, coincidente con la rivoluzione del pianeta, anche se è arduo identificare una statistica in grado di supportare la tesi. Al centro è a volte visibile la banda equatoriale, meglio visibile con un filtro blu chiaro sugli 82A.
Banda Equatoriale Sud Di solito si tratta di una fascia scura al cui interno è presente una sottile fascia più chiara, quindi si può parlare di componente nord e di componente sud relativamente a questa fascia divisoria. La componente nord è la più spessa e scura ma la zona nel suo totale è soggetta a molte variazioni quindi non si può generalizzare. A volte la banda è quasi invisibile fino al comparire di una macchia chiarissima ed ovale dalla quale materiale scuro inizia a defluire lungo tutta la fascia. Un tempo questo fenomeno era presente nella Banda Equatoriale Nord e non in quella Sud, mentre ora accade il contrario. Per di più, l'outburst che origina l'immissione di materiale scuro avviene sempre a partire da tre longitudini ben precise (Sistema III) corrispondenti. Prima del 1943 la periodicità del fenomeno era di nove anni, per diventare di tre anni fino agli anni ottanta, dai quali si è persa traccia di periodicità.  L'ultima scomparsa della banda risale alla riapparizione dalla congiunzione eliaca ad aprile 2010HyperLink.
Macchia Rossa La Grande Macchia RossaHyperLink, nota anche come Red Spot Hollow (RHS), è senza dubbio l'aspetto più noto del pianeta gassoso anche se di anno in anno si presenta cambiata per estensione, latitudine e colore, passando dal rosso acceso all'arancione al giallognolo e così via. A volte diviene molto pallida, tanto da essere riconoscibile quasi esclusivamente a causa della baia che apre all'interno della Banda Equatoriale Sud.
Banda Equatoriale Nord Di solito la Banda Equatoriale Nord è più sottile e scura rispetto a quella dell'emisfero meridionale, ma è sicuramente tra le fasce più attive del pianeta, divisibile di tanto in tanto e mai in maniera precisa in tre sottofasce a causa di due fasce più piccole al suo interno.
La caratteristica della zona è data proprio dalla sua grande variabilità che produce macchie e pennacchi tendenti al blu. La dinamica delle macchie e delle formazioni non è chiara e queste formazioni temporanee durano pochi anni prima di sparire.
Zona Tropicale Sud Si tratta di una zona molto chiara ma ricchissima di dettagli variabili.
Banda Temperata Sud Si tratta di una delle fasce più evidenti, anche se molto variabile e spesso perturbata. Spesso ospita strutture ovoidali chiare, zone anticiclopiche note come White Oval Spots (WOS) di lungo periodo. Molte WOS furono scoperte nei primi anni quaranta ma da allora le zone si sono unite, ridotte ed intricate fino a lasciare una sola WOS nel 1999.
Banda Temperata Nord La Banda Temperata Nord non è sempre evidente ma quando è presente e visibile ha una colorazione bluastra molto intensa e sviluppa delle macchie rossastre.

Oltre a queste zone maggiormente visibili può capitare a volte di vederne altre meno appariscenti alle latitudini maggiori rispetto a quelle citate.
Inoltre, nelle varie fasce possono verificarsi fenomeni minori transitori che alterano l'aspetto solito delle fasce stesse. Questi dettagli minori possono essere suddivisi in formazioni scure e formazioni chiare.

Tra le formazioni scure ci sono:

Formazione Descrizione
Section Sezioni di banda più scura osservabili maggiormente nelle bande temperate, rappresentate da segmenti di banda più scuri rispetto al resto della banda stessa.
Condensation Le condensazioni sono piccole macchie scure di forma tondeggiante o tendente all'ovale , allungate in longitudine, presenti all'interno delle fasce.
Rod Si tratta di barre, solitamente parallele all'equatore. Sono segmenti allungati che a volte rappresentano un pezzo di banda non visibile nelle altre sue parti.
Projection Si tratta di protuberanze di varia forma poste sul bordo di una banda, quindi sconfinanti nella fascia limitrofa.
Veil or shading Come già il nome fa intendere, il velo è una larga area uniforme di colore più scuro rispetto alla fascia che lo ospita.
Festoon I festoon sono dei pennacchi, quindi dei filamenti più scuri che partono solitamente da una protuberanza.
Column Si tratta di una colonna, tendenzialmente perpendicolare all'equatore, più spessa di un pennacchio.
Disturbance Area più scura che presenta al suo interno dei particolari minori che tolgono omogeneità.

Tra le formazioni chiare ci sono:

Formazione Descrizione
Oval Si tratta di una area di forma ovale, più o meno eccentrica rispetto ad un cerchio perfetto, molto brillante.
Nodul I noduli sono macchie brillanti di piccole dimensioni, di forma rotonda.
Bay Le baie sono delle rientranze chiare poste sul bordo delle bande, proprio come un golfo.
Notch Si tratta di tacche, incisioni semicircolari di piccole dimensioni poste sul bordo delle bande.
Gap Le lacune sono mancanze o indebolimenti di parti di banda.
Rift Sono spaccature lunghe e sottili poste all'interno di una banda, che spesso ne viene separata in due componenti.
Streak Sono striature, quindi macchie bianche molto allungate.
Patch Si tratta di chiazze, ampie aree irregolari con confini abbastanza indefiniti.

LA MACCHIA ROSSA
La Grande Macchia Rossa di Giove è una enorme tempesta anticiclonica, di dimensioni pari al doppio del pianeta Terra.
La sua rotazione è antioraria ed avviene in un tempo pari a sei giorni terrestri (14 giorni gioviani).
Le prime osservazioni della Grande Macchia Rossa sono fatte risalire allo scienziato inglese Robert Hooke, nel 1664, o più probabilmente a Giandomenico Cassini nel 1665. Si trattava, tuttavia, di una formazione instabile che fu visibile fino al 1713 prima di sparire e ricomparire nel 1830. Lo studio sistematico della Macchia iniziò nel 1879, quando divenne ancora più evidente. Non è noto se la macchia del 1664 fosse la stessa che vediamo ora.
Le osservazioni infrarosse hanno mostrato che la Macchia Rossa è più fredda rispetto alle altre nubi del pianeta gassoso, raggiungendo quindi altitudini maggiori. Lo strato superiore della Macchia supera di 8 chilometri lo strato più alto delle nubi circostanti. A sud è delimitata da una corrente debole diretta verso est (prograda) mentre a nord da una corrente più forte retrograda, quindi diretta verso ovest.
Mentre la latitudine varia entro 1° in ogni osservazione, la longitudine - data la rotazione differenziale (le varie fasce hanno periodo di rotazione differenti) del pianeta - varia di molto.
La colorazione rossa potrebbe essere dovuta alla presenza di sostanze organiche nella macchia, come fosforo rosso o un composto dello zolfo, ma sta di fatto che la colorazione varia di molto raggiungendo tonalità molto differenti, fino al bianco.
La velocità dei venti si aggira intorno ai 420 km/h ma nonostante ciò non si denotano grandi flussi in entrata ed uscita, quindi le correnti interne alla macchia sembrano pressoché stagnanti.

Osservazioni successive mostrano che la velocità di rotazione della Macchia sta diminuendo, di pari passo con le dimensioni della tempesta stessa: nel 2004 l'estensione della Grande Macchia è risultata la metà di ciò che era stato registrato un secolo prima, quando il suo diametro fu misurato in 40.000 chilometri. Negli ultimi dieci anni, l'estensione della Grande Macchia è diminuita di un buon 15%. I motivi non sono ancora noti, soprattutto alla luce del fatto che sembra esserci sempre equilibrio tra le correnti in entrata e quelle in uscita. Una possibile causa è il cambiamento climatico che Giove sta attraversando da qualche tempo: dal 2005 al 2007 apparvero cambiamenti di colore e morfologie atipiche per Giove, mentre nel 2006 si formò la Piccola Macchia Rossa, che seppur piccola presentava venti degni della sua sorella maggiore. Questa Piccola Macchia fu la conseguenza della fusione di tre macchie minori che si formarono su Giove tra il 1998 ed il 2000. Questo dato può aver modificato di molto il clima gioviano, se è vero che il Polo Sud è divenuto molto più freddo a fronte di aumenti di temperatura lungo l'equatore.

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Impatti su Giove
La storia di Giove dovrebbe essere costellata di impatti, e non è difficile da spiegare visto che la sua enorme massa attrae corpi celesti all'interno del Sistema Solare.
A dicembre del 1960, Gian Domenico Cassini scriveva di una macchia scura e rotonda apparsa sull'equatore di Giove il giorno 5, documentando il tutto con il titolo "Nouvelles découvertes dans le globe de Jupiter". La macchia finì per allungarsi e spezzettarsi, ma fu osservata per tutto il mese di dicembre 1960.
Dal 26 ottobre 1785, e per qualche mese fino alla congiunzione eliaca del pianeta del giorno 26 febbraio 1786, l'astrofilo tedesco Johann Schroter notò delle macchie al di sotto dell'equatore gioviano che, con il passare del tempo, finirono per allungarsi ed attenuarsi.
Verso gli anni Settanta del secolo scorso, le sonde Voyager constatarono la presenza di allineamenti di crateri sui satelliti medicei del grande pianeta, soprattutto su Callisto e Ganimede, dovuti molto probabilmente a frammenti di qualche corpo celeste spezzato dalla gravità di Giove e finito sulla superficie dei satelliti circostanti. Anche la Luna, ad esempio, presenta catene di crateri: Davy, formato da 24 crateri in 47 chilometri, e Abulfeda, formato da 24 crateri in 250 chilometri.
Il 26 luglio del 1983, infine, si registrò una impennata nella luminosità del satellite Io - appena uscito da dietro il disco di Giove - pari al 50%. Una simile magnitudine incrementale poteva essere data da un corpo ghiacciato di 5 chilometri caduto su Giove alla velocità di circa 60 km/s.
Si arriva al 1994, per l'evento osservativo del secolo scorso.

LA COMETA SHOEMAKER-LEVY 9HyperLink

Shoemaker-Levy 9Il 24 marzo del 1993, i coniugi Eugene e Carolyne Shoemaker ed un loro amico, David Levy, scoprono una cometa distante soltanto 3° da Giove: era un oggetto di magnitudine 14, spesso circa 10 arcosecondi e dalla forma allungata, con due sfumature brillanti da Nord a Sud. Era la nona cometa scoperta dai tre astrofili, e fu nominata quindi Shoemaker-Levy 9.
Dai calcoli orbitali risultò che l'oggetto era stato catturato da Giove nel 1930 e che nel 1992 era passato a soli 21.000 chilometri dal pianeta, disintegrandosi in venti frammenti ed inserendosi in una nuova orbita. Questa avrebbe portato i frammenti a schiantarsi su Giove tra il 16 luglio (il primo frammento) ed il 23 luglio 1994 (ultimo frammento). I frammenti furono battezzati con lettere dalla A alla W: gli impatti erano previsti a 60 km/s sul lato notturno di Giove e sarebbero diventati visibili da Terra un'ora dopo. Il corpo iniziale, ripercorrendo all'indietro la storia dei frammenti, dovrebbe essere stato di circa 2 chilometri di diametro. I maggiori frammenti rimasti misuravano al massimo mezzo chilometro di diametro.
L'immagine mostra i resti degli impatti, nella lunghezza d'onda dell'infrarosso.
Dopo questo evento, i calcoli portarono a pensare che un pianeta grande e massiccio come Giove potesse attrarre in media una cometa ogni 100 anni. I dati erano sbagliati, ma non per difetto come si riteneva.

L'IMPATTO DEL LUGLIO 2009
Il 19 luglio 2009, l'astrofilo australiano Anthony Wesley - già scopritore della Piccola Macchia Rossa - notò una struttura irregolare molto scura, nell'emisfero sud del pianeta con latitudine -55°S. La velocità di rotazione della macchia era pari a quella del pianeta quindi non era atmosfera né l'ombra di un satellite. Dal confronto con le immagini di due giorni prima e dalla morfologia della macchia fu quasi subito chiaro che si era in presenza di una nuova cicatrice su Giove.

Cicatrice di WesleyIl giorno 20, ricevuto l'allarme da Wesley, tutti i telescopi furono puntati su Giove per scoprire, nell'infrarosso, una luminosità notevole al centro della macchia. A 1,65 micron il metano - che abbonda su Giove - è trasparente e si ha molta sensibilità alla luce del Sole riflessa: ne derivò che la macchia brillante al centro era una nuvola di detriti molto alta, illuminata dal Sole. In pratica, un corpo cosmico ha creato una voragine nelle nubi di Giove generando poi un'esplosione di plasma caldissimo che ha fatto risalire a gran velocità tutto il materiale circostante, fino a migliaia di chilometri sopra la superficie gassosa del pianeta. Questa è la situazione che si presentò davanti agli occhi del mondo 15 anni prima, con la Shoemaker-Levy 9: un picco di luminosità istantaneo e breve, dovuto alla collisione, ed un picco successivo più intenso e lungo (fino a 3 minuti) dovuto alla palla di fuoco generata dall'impatto ed alla risalita dei gas e dei detriti, ad una temperatura che raggiunse i 10.000°C.
Proprio sulla base di questa esperienza passata, sono state effettuate misurazioni termiche su Giove riscontrando picchi di temperatura in linea con quanto atteso.
Simile all'impatto di quindici anni prima, anche la cicatrice di Wesley ha la forma obliqua data da una macchia centrale più un alone periferico semicircolare. Le dimensioni dell'impatto risultate dal telescopio spaziale Hubble sono pari alla metà del diametro terrestre! Il corpo-proioettile dovrebbe avere avuto una dimensione di mezzo chilometro.

I venti che soffiano a 100 chilometri orari hanno fatto si che, come per la SL9, anche stavolta l'evoluzione della macchia fosse veloce. Il 26 luglio si era già creato un aspetto multiplo, mentre a metà agosto la cicatrice era quattro volte maggiore, per estensione, rispetto all'inizio, indebolita e spezzettata in tre componenti ulteriori. La colorazione scura è dovuta al fatto che quando una atmosfera ricca di ammoniaca, metano, composti solforati e idrogeno viene portata ad altissima temperatura, si crea per sintesi chimica uno smog opaco di sostanze organiche complesse, al quale va aggiunta la notevole quantità di polvere derivante dalla disgregazione totale del proiettile che ha colpito il pianeta.

Resta il dato più significativo da scoprire: chi è stato il proiettile? Un asteroide, una cometa, un oggetto della Fascia di Kuiper? E' chiaro che se intorno alla cicatrice si scoprisse abbondanza di acqua, il discorso sarebbe tutto a vantaggio della natura cometaria del corpo proiettile, ma al momento i dati non sono univoci. Ad oggi sembra che di acqua li intorno non ce ne sia molta, ma anche nel caso della SL9 l'acqua fu trovata soltanto in poche cicatrici. In realtà l'acqua potrebbe essere stata decomposta istantaneamente dalle altissime temperature, oppure potrebbe aver reagito con il metano a formare ossido di carbonio. A questo scopo si potrebbero studiare le analisi effettuate prima e dopo la collisione della SL9 per vedere se il comportamento chimico di Giove è lo stesso anche in questo caso.
I dati sono ancora oggetto di studio, quindi converrà attendere tempi di maggior chiarezza per completare il discorso sulla natura del proiettile che ha colpito Giove.

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I satelliti naturali e gli anelli
Giove possiede 63 satelliti, ma soltanto 16 hanno un nome e pochi sono di rilevanza. Importanti sono i satelliti galileiani, così chiamati proprio perché scoperti da Galileo GalileiHyperLink. La loro scoperta fu fondamentale per provare l'eliocentrismo del nostro sistema, dal momento che rese evidente che non tutti i corpi ruotavano intorno alla Terra. Appaiono come quattro stelline intorno a Giove e, data l'inclinazione molto lieve rispetto al piano equatoriale gioviano, sono molto frequenti eclissi ed occultazioni. I più importanti sono IoHyperLink, EuropaHyperLink, CallistoHyperLink e GanimedeHyperLink.

Oltre a così tanti satelliti, il cui numero è destinato a crescere con le nuove missioni spaziali, Giove possiede anche un sottile sistema di anelli, un po' come tutti i pianeti gassosi, che tuttavia è ben lontano dal sistema di anelli del suo vicino di casa Saturno. Il bordo esterno dell'anello principale dista 60.000 chilometri dalle nubi del pianeta ed è spesso 4 chilometri. Invisibile al telescopio, l'anello è stato rivelato dal Voyager.

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A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 414169  volte
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