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Caratteristiche e dettagli del pianeta ex-gemello della Terra.
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Afelio, Albedo, Apogeo, Ascensione Retta, Asteroide, Atmosfera, Campo magnetico, Costellazione, Declinazione, Eclittica, Effetto serra, Energia, Equatore, Fotone, Gravità, Isotopo, Lunghezza d'onda, Magnitudine, Massa, Meteorite, Orbita, Perielio, Perigeo, Pianeta, Rivoluzione, Rotazione, Satellite, Spettro elettromagnetico, Stella, Unità Astronomica, Vento solare
Il pianeta Venere: Generalità e Dati
Osservazione di Venere
 
Venere ripreso dalla sonda Galileo Il disco di Venere in transito sul Sole
Il cratere Aurelia ripreso dalla sonda Magellan I monti Danu e Maat ripresi dalla sonda Magellan
Dati Fisici
Diametro Equatoriale: 12103,6 km
Polare: 12103,6 km
Schiacciamento 0
Masse terrestri 0,815
Densità media 5,204 g/cm3
Gravità 8,86 m/s2
Velocità di fuga 10,46 km/s
Rotazione siderale -243,0185 giorni
Obliquità su eclittica 2,64°
Albedo 0,65
Magnitudine minima -4,7
Temperatura superf. +480°C
Dati Orbitali
Distanza media dal Sole 108.208.926 km
Perielio 107.476.002 km
Afelio 108.941.849 km
Eccentricità 0,006765
Inclinazione su eclittica 3,3947°
Rivoluzione siderale 0,615 anni
Velocità media 35,02 km/s
Rivoluzione sinodica 583,92 giorni
Apogeo 38.637.000 km
Perigeo 259.650.000 km
Massimo diametro 63''
Minimo diametro 9,6''
Venere è il secondo pianeta più vicinoHyperLink al Sole dopo MercurioHyperLink, ed è uno dei più conosciuti perché è il pianeta più facile da individuare nel cielo, sia al mattino che alla sera.

Dati orbitali
Con una distanza media di 108.208.926 chilometri dal Sole, corrispondenti a 0,7233 Unità Astronomiche, Venere ha un periodo di rivoluzione siderale di 224,7 giorni e la sua distanza varia da 107.476.002 chilometri (0,7184 UA) al perielio a 108.941.849 chilometri (0,7282 UA) all'afelio.
Inclinato di 3,4° rispetto al piano dell'eclittica e di 3,9° rispetto all'equatore solare, l'orbita di Venere ha una eccentricitàHyperLink limitata a 0,007, tale da essere quella più prossima al cerchio perfetto tra tutte le orbite dei pianeti del Sistema Solare.
Nel punto di perigeo, Venere si avvicina alla TerraHyperLink alla distanza di 38.150.900 chilometri (0,26 UA, oppure 2,1 minuti luce) che rappresenta la minore distanza alla quale un pianeta viene a trovarsi rispetto alla Terra. MarteHyperLink, infatti, nel punto di perigeo è distante 16,4 milioni di chilometri in più. Nel punto di apogeo, invece, Venere dista 261.039.880 chilometri dal nostro pianeta.
Visto da Terra, il periodo sinodico del pianeta (tempo che intercorre tra due congiunzioniHyperLink eliache) è di 583,92 giorni, pari a circa cinque giorni solari di Venere. Dopo otto orbite terrestri e tredici orbite venusiane, i due pianeti assumono più o meno la stessa posizione relativa con un errore del solo 0,032% a dimostrazione di una risonanza orbitale 8:13 quasi perfetta. Lo scarto percentuale corrisponde a circa 1,5° (22 ore) di discrepanza. Nonostante questa quasi perfezione, il rapporto di 8:13 è considerato più una coincidenza piuttosto che una risonanza tra Terra e Venere visto che lo scarto, sebbene minimo, ripetuto in tempi astronomici porta ad una grande discrepanza.
I due pianeti si trovano infatti in un punto esattamente opposto dopo soli 960 anni, il che influisce i tempi dei transiti di Venere che si verificano a coppie separate da otto anni.
Una coincidenza simile avviene anche tra Venere e Mercurio, con un tasso prossimo a 9:23 ma con un errore più grande rispetto a quello visto per la Terra e Venere. Ad ogni ciclo di orbite, infatti, Mercurio si trova spostato di 4° portando ad un disallineamento totale dei due pianeti in un periodo di soli 200 anni.

Dati fisici
Come i primi quattro pianeti del Sistema SolareHyperLink in ordine di distanza dal Sole, anche Venere è un pianeta terrestre composto prevalentemente da rocce silicie.
Misura 12.104 chilometri di diametro equatoriale, quindi soltanto 650 chilometri in meno rispetto alla Terra. Non è ancora nota con precisione la differenza tra il diametro equatoriale e quello polare del pianeta, ma si pensa che debba essere molto leggera, più piccola ancora dei già pochi 43 chilometri di differenza esistenti sulla Terra.
Il volume del pianeta, racchiuso in circa 938 miliardi di chilometri cubici, è 0,857 di quello terrestre. La superficie è di circa 460 milioni di chilometri quadrati (0,9 della superficie terrestre), equivalente alla superficie terrestre meno l'Oceano Atlantico del Nord.
Proprio per queste misure simili alle nostre e per la sua vicinanza al nostro pianeta, Venere e Terra sono spesso indicate come pianeti gemelli sebbene sotto molti aspetti importanti ci siano differenze tali da far propendere per l'appellativo di "gemello diabolico" con riferimento al pianeta Venere.
Come Mercurio. neanche Venere possiede propri satelliti naturali quindi la Terza Legge di KepleroHyperLink per misurare la massa del pianeta è stata utilizzata in relazione ai satelliti artificiali in orbita intorno al pianeta venusiano, arrivando ad una stima di 4,87x1024 kg, una massa pari al 81,5% della massa terrestre, che rende Venere il settimo oggetto più massiccio del Sistema Solare.
La densità del materiale è di 5,204 g/cm3, poco meno di Mercurio e della Terra, mentre la gravità all'equatore è il 90% di quella terrestre, con velocità di fuga pari a 10,46 km/s.

Asse e rotazione
L'asse di rotazione di Venere è inclinato di 2,64° rispetto al piano della sua orbita intorno al Sole, perciò ci sono variazioni stagionali davvero trascurabili in tutto il pianeta. Il polo nord celeste si trova al punto di coordinate A.R. 18h 10,9m e declinazione 67° 9m, nella costellazione del DragoHyperLink a metà strada tra le stelle Nodus I ed Altais. La stella Chi DraconisHyperLink, di magnitudine 3,56, è la stella che per Venere approssima meglio il polo nord celeste, con un errore di 5,5°. Il polo sud celeste di Venere si trova invece nella costellazione del Pesce DoratoHyperLink, a pochi gradi di distanza dalla Grande Nube di MagellanoHyperLink. Nessuna stella, tuttavia, è visibile dalla superficie di Venere a causa delle perenni formazioni nuvolose che avvolgono il pianeta. Non solo le stella, ma anche lo stesso Sole è sempre completamente oscurato da queste dense nubi, sebbene appaia con un diametro di 44 arcominuti e brilli di magnitudine -27,6.
Venere è il pianeta con la rotazione siderale più lenta del sistema solare, impiegando ben 243,02 giorni per compiere un giro intorno al proprio asse. La rotazione, inoltre, è retrograda: guardando dal polo nord, il pianeta ruota in senso antiorario, un fenomeno condiviso soltanto con UranoHyperLink tra i pianeti maggiori. Un giorno siderale su Venere quindi dura 18,3 giorni in più rispetto al periodo orbitale siderale intorno al Sole. Se il Sole fosse visibile dalla superficie venusiana, da un certo punto sull'equatore sarebbe possibile vederlo sorgere ad ovest (in un tempo di 4 ore e 45 minuti per uscire completamente dall'orizzonte) e tramontare ad est 116,75 giorni dopo (impiegando lo stesso tempo per sparire del tutto dietro l'orizzonte). All'equatore, la superficie di Venere ruota alla velocità di 6,5 km/h, circa la velocità di una camminata veloce, molto inferiore (di 246 volte) rispetto alla velocità della TerraHyperLink ma anche a quella di MercurioHyperLink.

Origine di Venere e rotazione retrograda
Alla formazione del Sistema SolareHyperLink, quattro grandi protopianeti si sono composti principalmente di metalli e silicati: MercurioHyperLink, Venere, TerraHyperLink e MarteHyperLink, e sono cresciuti dominando il Sistema Solare interno in un periodo di circa 200 milioni di anni dal collasso della nube che ha formato il protosoleHyperLink. Nessuno di questi protopianeti aveva una massa tale da formare dischi di materiale dai quali creare satelliti naturali, ma tutto il materiale circostante venne attratto ed accorpato attraverso impatti successivi. Le alte temperature interne ai pianeti erano il risultato di impatti asteroidali, della pressione interna e del decadimento radioattivo di elementi: il risultato di questo calore si tradusse in una fusione dei materiali attratti dai protopianeti. La differenziazione fece sì che i materiali pesanti sprofondassero nei pianeti a costituirne il nucleo mentre i materiali più leggeri restarono a formare mantello e crosta dei pianeti.
Una cosa, però, rese i pianeti diversi. Attualmente Venere ruota in senso opposto, retrogrado e molto lento rispetto a quanto verificato per gli altri pianeti del Sistema Solare. Si ritiene che questo sia dovuto a qualche evento drammatico accaduto in tenera età, quando il pianeta si era appena formato dalla nebulosa solare. I modelli mostrano che i momenti angolari dei pianeti e le loro orbite hanno la stessa direzione del momento angolare della nebulosa primordiale che ha dato vita al Sistema Solare. Il senso di rotazione, ed il tasso di velocità, può variare a causa dell'interazione gravitazionale tra il corpo celeste, il Sole ed altri satelliti, ma questo non basta di certo a spiegare la rotazione retrograda di Venere. La soluzione più largamente accettata vede, invece, una collisione tra Venere ed un protopianeta più piccolo, piccolo ma abbastanza grande da ribaltare il pianeta o perlomeno il suo senso rotatorio. Non ci sono evidenze di questo impatto, così come non c'è evidenza dell'impatto dal quale sarebbe nata la LunaHyperLink da una collisione della Terra con un corpo celeste delle dimensioni di Marte, tuttavia sembra che la spiegazione sia la più sensata e concreta.

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Il campo magnetico di Venere


Rappresentazione della debole magnetosfera del pianeta Venere
Sebbene la struttura interna di Venere sia molto simile a quella terrestre, abbastanza sorprendentemente il pianeta ha un campo magnetico massimo pari ad un centomillesimo di quello terrestre.
I motivi sono essenzialmente due: la lenta rotazione e lo stato del nucleo.
Il campo magnetico dipolare terrestre è prodotto da un effetto dinamo che segue alle correnti convettive legate al nucleo di ferro (conduttore fluido) ed alla sua rotazione. Venere potrebbe aver avuto un campo magnetico simile al nostro, nella sua storia, magari durante il primo miliardo di anni della sua esistenza, ma nessuna forma di magnetismo fossile è stata trovata vista la relativa gioventù del suolo venusiano.
La ionosfera interagisce comunque con il vento solare producendo una debole magnetosfera, con una leggerissima coda magnetica che si estende in direzione opposta a quella del Sole.
La magnetosfera indotta di Venere non ha niente a che vedere con quella della Terra e di Mercurio: non possiede una definita coda magnetica e non presenta fasce in grado di intrappolare particelle come accade intorno alla Terra. Invece, i limiti di questo debole campo variano in base all'attività solare. Il confine della zona magnetica di Venere più estendersi fino ad una altitudine di 250 chilometri durante i periodi di intensa attività solareHyperLink.

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Atmosfera di Venere
I dati precisi sull'atmosfera di Venere sono stati ottenuti soltanto in tempi molto recenti, dopo l'inizio dell'era spaziale visto che è stato necessario spedire sonde sul gemello terrestre al fine di bucare la sua spessa coperta di nuvole, alta ben 85 chilometri. Tanto per confronto, l'aria sulla Terra si accumula tutta nei primi 5,6 chilometri mentre tutti i fenomeni atmosferici avvengono entro i primi 10 chilometri a partire dal suolo.
L'atmosfera di Venere è circa mille volta più densa di quella terrestre ed è totalmente diversa da quella che respiriamo e che ci circonda. Diossido di carbonio (anidride carbonica) è il componente principale, rappresentando da solo circa il 96,4% dell'atmosfera venusiana (sulla Terra è presente allo 0,03%). Il restante 3,4% è composto da gas nitrogeno più tracce di diossido di zolfo, argon, vapore acqueo, monossido di carbonio, elio e neon.
Circa il 35% della luce solare che cade su Venere riesce a penetrare nell'atmosfera del pianeta. Molta viene assorbita dalle nubi, ma il 2% riesce a giungere al suolo e ad essere assorbita dalla superficie del pianeta. La superficie si riscalda ed emette radiazione principalmente infrarossa. Dal momento che il diossido di carbonio ed altri costituenti atmosferici sono opachi alla radiazione infrarossaHyperLink, il calore viene intrappolato in ciò che anche da noi chiamiamo effetto-serra, che vede in Venere il suo massimo esponente visto che porta la temperatura del pianeta a circa 500°C. Ci sono soltanto piccole variazioni nella temperatura superficiale tra giorno e notte, proprio a causa del fatto che la luce del Sole che giunge è sempre poca, bloccata dall'atmosfera. Venere si tova ad una distanza media dal Sole 50 milioni di chilometri maggiore di quella di Mercurio, eppure riceve soltanto il 25% dell'energia ricevuta dal più piccolo pianeta. A dispetto di ciò, la sua superficie è molto più calda di quella del suo piccolo vicino di casa, tanto da riuscire a fondere zinco e piombo.
Se Venere avesse una atmosfera come quella terrestre, la sua superficie sarebbe più brillante di un ordine 2 rispetto a quella che vediamo sulla Terra mentre ora la visibilità su Venere è di 3 chilometri di distanza, come a Mosca in un giorno di metà inverno.
Queste condizioni sono molto stabili, non cambiano per motivi naturali per miliardi di anni e questo rema contro gli speculatori che parlano di Venere come di un futuro pianeta abitabile da parte della razza terrestre.

Come ha fatto Venere a sviluppare simili condizioni?
Relativamente poco tempo fa, Venere potrebbe essere stata simile alla Terra, con oceani di acqua. Essendo vicina al Sole, la temperatura atmosferica del pianeta era molto maggiore rispetto alla nostra, il che ha accumulato molto vapore acqueo nell'atmosfera prendendolo dall'evaporazione degli oceani. Questo ha aumentato la temperatura ancora di più, e gli oceani hanno iniziato ad evaporare ancora più in fretta facendo entrare il pianeta in un ciclo senza possibilità di arresto, fino a che tutta l'acqua del pianeta non è evaporata addensandosi nell'atmosfera. Tutto questo potrebbe essere avvenuto in circa 600 milioni di anni. L'acqua dell'atmosfera sarebbe stata spazzata dalla radiazione ultravioletta del Sole, mentre gli atomi di idrogeno sarebbero stati persi nello spazio. Gli atomi di ossigeno, invece, sarebbero stati riciclati per ossidare i minerali in superficie.
Con una temperatura elevatissima ed una pressione atmosferica cento volte maggiore di quella terrestre, Venere è un pianeta del tutto inospitale. I venti superficiali soffiano a meno di 7 km/h nello strato più basso dell'atmosfera. Temperatura e pressione diminuiscono salendo con l'altitudine. A circa 55-65 chilometri dal suolo si incontrano condizioni di temperatura e pressione simili a quelle terrestri. Acido solforico, prodotto dalla combinazione chimica tra diossido di zolfo e la piccola quantità di acqua nell'atmosfera, forma uno strato solforico a circa 20-50 chilometri dalla superficie.
Quantità di diossido di zolfo atmosferico sono state trovate a vari fattori, a testimonianza che c'è una attività di fornitura di fas da parte di un gran numero di vulcani venusiani. Sono stati catturati lampi di luce sopra queste aree, probabilmente dovute alla generazione di grandi quantità di elettricità statica da parte di particelle vulcaniche e cenere.
Le nubi di Venere riflettono circa il 60% della luce solare che le colpisce, dando al pianeta una albedo incredibilmente alta ed un aspetto brillantissimo. Inoltre, prevengono la superficie da sguardi indiscreti. Negli strati più alti ci sono flussi di aria che spirano da ovest ad est a velocità comprese tra 300 e 400 km/h. Più veloci all'equatore e più lenti ai poli, i venti spingono le nubi a ruotare intorno a Venere in un periodo di circa 4 giorni (confrontato con il periodo di rotazione del pianeta è un dato incredibile!), producendo solitamente una classica forma a V nelle nubi osservabili.
Nel 2006 un atipico doppio vortice sul polo sud venusiano è stato osservato tra i 59 ed i 70 chilometri di altezza. I vortici sono spiegati dai modelli esistenti, ma il doppio vortice sta ad indicare che, probabilmente, Venere ha un ambiente molto più complicato di quel che ad oggi riusciamo a capire.
La pressione atmosferica al suolo raggiunge il valore di 90 atmosfere (90.000 hPa), rendendo difficile anche l'esplorazione del pianeta da parte delle sonde automatiche. Le sonde sovietiche Venera, che per prime atterrarono con successo sulla superficie venusiana, furono strutturate come batiscafi e ciononostante sopravvissero solo un paio d'ore alle ostili condizioni atmosferiche del pianeta.
Altra scoperta di notevole impatto riguarda una riga di assorbimento nello spettro alla lunghezza d'onda di 3,3 micron, finora ignota anche se un fenomeno simile si presenta poco dopo anche nello spettro di Marte. Soltanto nel 2007, ad ottobre, si riesce a capire che si tratta di un isotopo della CO2, che su Venere - ai tassi di anidride carbonica di Venere - svolge un importante ruolo nella ritenzione della radiazione solare e quindi dell'effetto serra.

Nel 2009, lo strumento VIRTIS (Visible and IfraRed Thermal Imaging Spectrometer) della sonda Esa Venus Express ha osservato una particolare rilucenza notturna nell'atmosfera. Il fenomeno, noto come nightglow, indica la presenza di ossido nitrico, a testimonianza delle condizioni estreme del pianeta. Studiando e seguendo i fotoni a certe lunghezze d'onda da parte di sostanze eccitate da particolari reazioni chimiche, si riesce a capire che l'ossido di azoto è prodotto dalla reazione tra ossigeno ed azoto. I gas provengono dal lato illuminato del pianeta, prodotti dalla dissociazione di CO2, CO e N2 da parte della radiazione ultravioletta. I gas si combinano nel lato oscuro del pianeta trasportati dalla dinamica atmosferica, producendo le emissioni di nightglow.

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Superficie di Venere
Soltanto nel 1989 il Magellan Probe della NASA riuscì a fornire la prima mappa dettagliata del pianeta: 80% di pianure lisce e vulcaniche con due continenti maggiori, Ishtar e Afrodite, più una serie di valli, monti, crateri e caldere.

L'accrescimento del protopianeta attraverso il materiale attratto gravitazionalmente ha lasciato la sua impronta sulla superficie di Venere, che presenta crateri e bacini, oltre a flussi di lava fuoriusciti dalla crosta planetaria riempiendo i fondali di molte strutture nate dagli impatti. Sono chiaramente visibili i resti di un intenso periodo di impatti di asteroidi che va sotto il nome di "Grande Bombardamento", terminato circa 3,8 miliardi di anni fa e che ha lasciato altrettanti segni su LunaHyperLink, MercurioHyperLink e MarteHyperLink. Alcuni proiettili provenirono probabilmente dal Sistema Solare interno, ma molti si sono originati nel Sistema Solare esterno e sono stati attratti verso l'interno dalla gravità del Sole e dei giganti gassosi in formazione.
Nessuna traccia ancora è stata trovata su Venere e TerraHyperLink di questo periodo di grande bombardamento. Sebbene circa mille crateri da impatto siano stati identificati su Venere, circa quattro volte quelli trovati sulla Terra, si tratta di strutture molto giovani in confronto a quelle trovate su Luna, Mercurio e Marte. La motivazione è semplice: un processo costante di rimescolamento della superficie ha coperto gli impatti antichi ed una prova è data dal fatto che la superficie di Venere ha una età stimata di circa 500 milioni di anni, davvero pochissimi.
La differenza tra il numero di crateri da impatto trovati sulla Terra e su Venere - pianeti simili per dimensione - è spiegata da svariati fattori. Il 70% della superficie terrestre è coperta da acqua oceanica ed il fondale marino subisce un processo di rimescolamento molto più profondo e costante. Ad esempio, le rocce più antiche trovate nei fondali dei nostri oceani sono di soli 180 milioni di anni fa. Erosione, sedimentazione, placche tettoniche ed increspamenti della crosta aiutano inoltre a rinnovare la superficie nascondendo le strutture più antiche sulla Terra e lasciando soltanto pochi degli esempi più giovani.

Caratteristiche tettoniche
Come la Terra, Venere possiede un nucleo sostanzialmente formato da nichel e ferro, coperto da un mantello roccioso caldo e da una crosta rocciosa. La dimensione del nucleo dovrebbe essere simile alla dimensione del nucleo terrestre, circa 2.400 chilometri di diametro. La crosta, composta da materiale basaltico simile ai fondali oceanici terrestri, si estende dai 20 ai 40 chilometri di spessore (sulla Terra la dimensione media è di 40 chilometri).
Per decenni gli scienziati planetari hanno provato a capire come due pianeti così simili per struttura e composizione si siano differenziati così tanto per quanto riguarda le caratteristiche della crosta.
Sembra che il processo tettonico su Venere sia spinto quasi esclusivamente da getti di materiale caldo che provengono dal mantello e si incuneano nella litosfera producendo attività vulcanica in aree note come hot spots (punti caldi). Si tratta di zone presenti anche sulla Terra, come nelle Isole Hawaii, dove i movimenti del fondale marino su un hot spot ha creato una catena di strutture elevate, le più giovani delle quali sono ancora vulcanicamente attive.
Su Venere i movimenti convettivi del mantello nei punti caldi producono deformazioni della crosta sovrastante, producendo sia una compressione sia una tensione su scala regionale. Tutto questo include cascate o scarpate, molte delle quali corrono in parallelo o comunque nella stessa direzione della deformazione della crosta dovuta allo stress subito.



Immagine del terreno a mosaico di Venere
Altra forma di struttura tettonica conosciuta come terreno a tessera (o a mosaico) è una caratteristica tipica di Venere e copre il 10% circa della superficie planetaria. Le zone più alterate del terreno di Venere consistono di sezioni collinari di crosta che sono state spezzate da reti di strapiombi a formare dei blocchi angolari che vanno da pochi chilometri a più di venti chilometri di diametro. Un simile terreno dovrebbe essersi formato come risultato di una compressione della crosta indotta dall'attività tettonica e rappresenta la crosta più antica di una particolare regione.
E' possibile che la crosta di queste regioni era originariamente più debole di quella delle aree circostanti, magari per una differente composizione rocciosa, ed era quindi più facilmente deformabile. Come alternativa, il terreno a mosaico può rappresentare una larga parte della superficie di Venere e le tessere affiorate potrebbero rappresentare soltanto un piccolo esempio della crosta più antica che è stata oggi coperta dai flussi di lava durante le fasi maggiori di rimescolamento superficiale.

Terre ed altopiani
Su scala temporale di centinaia di milioni di anni, gli hot spot di Venere producono una serie di caratteristiche nella crosta superficiale.
Innanzitutto, un flusso convettivo nel mantello di Venere crea una regione rialzata. Gli stress subiti da questa parte di crosta producono cedimenti, slavine e vallate chiamate chasma. Le emissioni calde fondono le rocce circostanti e l'attività vulcanica irrompe in superficie creando vulcani e depositando grandi quantità di lava. Inoltre, la crosta si arricchisce di uno strato di pianura vulcanica sopra gli hot spots.



Akna Montes, su Venere
Venere è caratterizzata da tre altopiani molto estesi: Ishtar Terra, Aphrodite Terra e lada Terra, ciascuna comparabile con le dimensioni di un continente terrestre, più un altopiano minore chiamato Beta Regio.
Ishtar Terra (70N, 28E) domina l'emisfero settentrionale del pianeta. Misura qualcosa come 5.600 chilometri da est ad ovest con un'area di circa 8 milioni di chilometri quadrati, equivalenti all'Australia intera. Una vasta parte, estesa circa 2.345 chilometri di diametro, è occupata dalla Lakshmi Planum (69N, 339E), una pianura limitata da quattro grandi catene montuose chiamate Maxwell Montes ad est, Frejya Montes a nord, Akna Montes ad ovest e Danu Montes a sud.
Di queste catene, i picchi di Maxwell Montes raggiungono le altezze maggiori, più di 11 chilometri.
Lakshmi Planum ed i suo confini montuosi ricordano un po' le montagne del Tibet terrestri. Probabilmente l'origine delle due strutture è simile, legata a placche che si sono scontrate innalzando il territorio sovrastante, ma la struttura venusiana è il doppio di quella terrestre.
Aphrodite Terra (6S, 105E) è lunga circa 10.000 chilometri e si snoda per circa un terzo intorno a Venere, dall'equatore alla zona a sud dello stesso. Ha un'area di circa 15 milioni di chilometri quadrati (metà dell'Africa) e comprende terreno rugoso che raggiunge altezze fino a 7 chilometri. C'è evidenza che le forze che hanno corrugato la crosta provengono da più di una direzione, dando luogo a strutture complesse e fratture. E' possibile che questa regione sia sottoposta a tensione tettonica e che sia una formazione molto recente.
Lada Terra (63S, 20E) occupa un diametro di 8.600 chilometri ed è l'altopiano meno precipitoso di Venere. Contiene molto terreno a mosaico e qualche grande corona. Un gran numero di profondi canyon può essere visto a tagliare il continente nella sua parte settentrionale.
Beta Regio (25N, 283E) misura 2.860 chilometri di diametro ed è uno dei maggiori esempi di struttere vulcaniche di Venere. Al suo centro, il maggior vulcano è Theia Mons (23N, 281E), che misura 226 chilometri di diametro alla base e 4,5 chilometri di altezza. Una caldara di 50x75 chilometri marca la sua sommità. Il vulcano è circondato da una estesa pianura lavica. Theia Mons è posto al centro di un sistema di rift valley che attraversa Beta Regio, molte delle quali corrono radialmente a partire dal vulcano per lunghezze che vanno dai 40 ai 160 chilometri di lunghezza e dai 40 ai 60 chilometri di larghezza, e spesso hanno margini rialzati tra i 500 ed i 1000 metri di altezza. La loro formazione dovrebbe essere imputata al rialzamento del Beta Regio.

I vulcani di Venere
Venere è il pianeta maggiormente vulcanico del sistema solare. Distribuiti in diversi centinaia di agglomerati, il pianeta presenta più di 55.000 vulcani con basi superiori ad un chilometro di diametro.
Il numero totale di vulcani supera i 100.000 e potrebbe essere tranquillamente prossimo al milione. Sebbene sia quasi certo che il vulcanismo su Venere sia ancora argomento molto attuale, non si sa ancora quanti di questi vulcani siano attivi. La Terra presenta circa 1.500 vulcani attivi, molti dei quali compresi nell'anello di fuoco dell'Oceano Pacifico, mentre ci sono tanti altri vulcani sommersi ancora da scoprire.
La superficie di Venere comprende circa 150 ampie zone vulcaniche, ciascuna delle quali larga tra i 100 ed i 700 chilometri e con altezze comprese tra i 300 ed i 5.500 metri. Le aree vulcaniche di Venere sono sparse per il pianeta e non ci sono tracce di catene vere e proprie. Le pianure più basse e gli altopiani contengono pochi vulcani.
Similmente ai vulcani terrestri, le pendici dei vulcani venusiani sono coperte da flussi radiali di lava provenienti dalla caldara centrale.

Nome Locazione Base km Altezza m Caldara km
Theia Mons 23N, 281E 226 4.500 75x50
Sif Mons 22N, 352E 300 2.000 50x40
Gula Mons 22N, 359E 276 3.000 40x30
Sapas Mons 9N, 188E 217 1.500 25
Ushas Mons 24S, 325E 413 2.000 15
La tabella riassume le principali aree vulcaniche del pianeta Venere. Il vulcanismo del pianeta mostra uno stile eruttivo modificato, comprendente flussi di lava fluida che si propagano da una caldara centrale attraverso le fessure. C'è una qualche prova di eruzioni esplosive, in grado di formare nubi di cenere, e di flussi di lava ricchi di silicati. Ci sono svariati esempi di strutture arrotondate con cime smorzate costituite da lava viscosa e/o depositi di cenere. Solitamente queste forme sono associate con aree ricche di deformazioni della crosta, come quelle tipiche delle corone e dei mosaici.
Nel 2010, uno strumento a bordo della sonda europea Venus Express, ha rivelato tracce di colate laviche recenti e probabilmente si tratta di vulcani attivi ancora oggi. Lo strumento italiano VIRTIS (uno spettrometro) ha registrato colate risalenti, nella più cauta delle ipotesi, a circa due milioni e mezzo di anni fa che, geologicamente parlando, è veramente pochissimo tempo.
Stime più ottimistiche fanno risalire le colate a circa un migliaio di anni fa, forse qualche centinaia di anni, ed è dunque molto probabile che l'attività vulcanica continui ancora oggi.
I responsabili della missione hanno scandagliato tre delle nuove zone calde (hot spots) individuate su Venere (Imdr, Themis e DioneHyperLink), rilevando temperature che differiscono di 2-3°C rispetto a quanto previsto. Queste zone sono localizzate nell'emisfero meridionale e mostrano colate di lava provenienti, probabilmente, da vulcani adiacenti. Proprio nelle colate laviche sono state rintracciate rocce giovani. Quando avviene una colata, il colore delle rocce è molto scuro ma con il passare del tempo i processi chimici deteriorano le rocce superficiali e la lava si schiarisce. In base al grado di schiarimento si può risalire al periodo dell'eruzione, ed in tal caso le rocce sono molto scure ed emettono radiazione infrarossa in quantità molto superiore rispetto al resto del territorio. Tutto avvalora anche la tesi che vuole delle colonne di magma provenienti dal mantello sotto la crosta del pianeta, a testimoniare una attività geologica ancora in corso.
Numerosi fattori hanno concorso alle eruzioni esplosive di Venere. L'alta pressione atmosferica del pianeta indica che le eruzioni debbano contenere una quantità di gas molto alta rispetto a quella terrestre per produrre una eruzione esplosiva in superficie. In più, le eruzioni terrestre hanno un grande contenuto di acqua nel magma che fuoriesce, mentre si tratta di una sostanza atipica per Venere.



Una anemone su Venere
Soltanto una piccola parte dei piccoli vulcani di Venere si trova nelle regioni degli altopiani. Molti possono essere trovati invece nei territori più bassi o nelle pianure. Circa l'80% delle basse pianure è composto da flussi di lava vulcanica che coprono un gran numero di piccoli vulcani.
La maggior parte delle tantissime aree vulcaniche di Venere sono piccole, con un diametro di base compreso tra i 30 ed i 40 chilometri. Un paio di dozzine tra questi sono noti come "anemoni": si tratta di strutture che consistono di un picco centrale circondato da striature simili ad un fiore di flussi lavici che, alle onde radar, appaiono brillanti a circondare il vulcano.
Molti esempi di coni vulcanici, simili a quelli terrestri e lunari, sono presenti sul pianeta. Sono principalmente circolarim alti tra i 200 ed i 1.700 metri. Generalmente sono presenti in piccoli gruppi sulle pianure ed alcuni sono stati formati da cedimenti della crosta.

Flussi di lava
I flussi di lava coprono gran parte della superficie di Venere, con tre strutture tipiche: i campi di lava (fluctus), i canali di lava e depressioni vulcaniche.

Fluctus
Venere ha più di 50 campi di lava, molti dei quali hanno una lunghezza compresa tra i 100 ed i 700 chilometri ed una larghezza media tra i 50 ed i 300 chilometri. Molti si trovano intorno ai bordi elevati dei bassopiani ma altri sono presenti nei pressi delle aree vulcaniche. Uno dei più grandi campi è il Mylitta Fluctus (56S, 354E), lungo 1.250 chilometri e largo 500 chilometri, coprendo un'area di circa 400 volte il campo di lava basaltica più grande degli USA (il cratere del Moon National Monument, Idaho). Ci sono ampie prove di una serie di eruzioni provenienti da singole sorgenti su periodi di diversi anni. In alcuni casi la natura dei flussi può essere dedotta dalla riflettitivà al radar. I flussi scuri indicano materiale tipicamente basaltico, mentre quelli più brillanti indicano un flusso più superficiale.

Canali



Canali di lava in Lada Terra
Formati dall'azione dei flussi di lava, appaiono superficialmente come letti di fiumi. Circa 200 canali sono stati identificati, molti dei quali scendono dalle aree vulcaniche. Si trovano spesso in gruppi e la loro larghezza media va dai 500 metri ai 1,5 chilometri. La lunghezza invece va da poche decine di chilometri fino a diverse centinaia. Baltis Vallis (37N, 161E) è il canale più grande di Venere e di tutto il Sistema Solare, con i suoi 6.800 chilometri di lunghezza. Traccia un percorso da ovest di Atla Regio verso nord fino ad Atlanta Planitia. Nonostante la lunghezza, la sua larghezza è stranamente uniforme, sui 1,8 chilometri. Inizio e fine del canale sono nascosti da flussi lavici, quindi la sua estensione è un po' imprecisa.


Le strutture tettoniche e vulcaniche

Oltre ai riconoscibilissimi vulcani eruttivi, il vulcanismo di Venere si basa anche sulla attività tettonica, sugli stress della crosta e sui cedimenti dovuti al magma che affiora. Vari tipi di strutture, differenziate dalla natura, sono state perciò identificate.



Caldara Sacajawea Patera
Le caldare sono oggetti nei quali grandi intrusioni di magma sono affiorate nella litosfera deformando la superficie e producendo tensioni sulla crosta e compressioni, creando alla fine fessure, cedimenti concentrici ed estensioni della crosta stessa. Spesso, questo è stato associato ad attività vulcanica. In molti casi il magma ha cessato di risalire, raffreddandosi prematuramente e producendo il collasso nella camera di risalita, formando un grande cratere circolare oppure una depressione allungata nella superficie del pianeta, chiamata caldara. Spesso trovate negli altopiani, le caldare possono essere distinte dai crateri da impatto per la mancanza del bordo e del terrazzamento delle pareti interne. Mancano inoltre di un anello interno e di un elevato massiccio centrale, e non sono neanche circondate da raggi di ejecta. Non esistono strutture simili sulla Luna né su Mercurio, ma sulla Terra ce ne sono svariati esempi più piccoli (Ngorongoro in Tanzania).

Le corone sono grandi caldare racchiuse da cedimenti concentrici ed anelli, con raggiera di flussi di lava. Sono generalmente ellittiche e con un diametro che va dai 100 ai 1000 chilometri, sebbene molte sono comprese tra 200 e 250. Formate da getti di magma, l'attività vulcanica è stata essenzialmente breve per dar vita al riempimento della vasca creata. Si conoscono più di 200 corone su Venere, molte delle quali occupano la parte più alta delle pianure nelle aree che hanno sperimentato maggiormente la compressione della crosta.
Molte sono presenti in catene o piccoli ammassamenti intorno alla Beta Regio, Atla Regio, Themis Regio.
Le aracnoidi prendono il nome dai ragni o dalle ragnatele, e sono considerate la controparte in piccola scala delle corone, condividendone la modalità di origine. Sono strutture circolari tra i 50 ed i 250 chilometri di diametro, che mostrano anelli che racchiudono completamente le caratteristiche radiali. Presentano minori evidenze di attività vulcaniche e circa il 60% è presente in quattro grandi ammassi.
Le novae sono fratture superficiali disposte ad "esplosione stellare". Simili per dimensione alle aracnoidi, molte sono comprese tra i 150 ed i 200 chilometri di diametro. Mostrano piccole tracce di attività vulcanica e ne sono note più di 50. Rappresentano forse il primo stadio della formazione di aracnoidi.
Le catene di piccoli crateri sono scorte talvolta nei tratti di estensione della crosta. Simili ad impatti secondari, sono formate dal collasso superficiale della crosta.

Gli impatti su Venere

Cratere Coordinate Diametro
Mead 13N 57E 270
Isabella 30S 204E 175
Meitner 56S 322E 149
Klenova 78N 105E 141
Baker 63N 40E 109
Stanton 23S 199E 107
Cleopatra 66N 7E 105
Rosa Bonheur 10N 289E 104
Cochran 52N 143E 100
Sayers 68S 230E 98
Maria Celeste 23N 140E 98
Potanina 32N 53E 94
Greenaway 23N 145E 93
Bonnevie 36S 127E 92
Joliot-Curie 2S 62E 91
Addams 56S 99E 87
Sanger 34N 289E 84
Venere, come detto, ha una superficie molto giovane, risalente a 500 milioni di anni fa al massimo quindi non è possibile tracciare la storia degli impatti subiti dal pianeta. Niente riguardante il bombardamento pesante, così chiaramente visibile su Mercurio e Luna. I crateri più giovani sono più giovani di tutti i crateri lunari visibili con un telescopio, molto più giovani del cratere CopernicusHyperLink.
I mille crateri da impatto di Venere, formati tutti negli ultimi 500 milioni di anni, sono distribuiti a caso sulla superficie del pianeta. Soltanto nove sono più grandi di 100 chilometri di diametro. Mead (13N, 57E) è il più ampio, con un diametro di 270 chilometri, più o meno come il secondo più grande cratere terrestre (Sudbuty in Ontario, 1,8 miliardi di anni di età).
Tra i pianeti del sistema solare, Venere è quello con un minor numero di piccoli crateri. I più piccoli sono larghi appena 1,5 chilometri, come il Meteor Crater in Arizona. Questo può essere spiegato con la pesante atmosfera di Venere, che riesce a disintegrare molti dei corpi celesti che fanno da proiettile. Si stima che qualsiasi corpo di ferro più piccolo di 30 metri di diametro bruci completamente nell'atmosfera venusiana, senza giungere mai al suolo.
Soltanto i meteoroidiHyperLink maggiori ed i piccoli asteroidiHyperLink, quindi, riescono a penetrare l'atmosfera di Venere e colpirne il suolo. Questi impatti generano una grande pressione e la conversione dell'energia cinetica in onda d'urto innalza la temperatura riscaldando la crosta che circonda la zona d'impatto. La crosta si comprime sotto l'impatto ed il materiale circostante viene sparato fuori. Una bolla molto calda di materiale fuso con una temperatura di diversi milioni di gradi si forma al momento dell'impatto e la roccia circostante viene vaporizzata istantaneamente. Il perimetro del cratere si deforma e si solleva. Al momento della decompressione, il rimbalzo produce un rialzamento centrale nei crateri maggiori e roccia fusa si accumula nel fondo del nuovo cratere. Il materiale scavato si distribuisce intorno al cratere formando una raggiera di ejecta. Il primo materiale espulso comprende materia che è stata vicina al punto di impatto ed è spedita a grande velocità lungo la superficie del pianeta, lontana dal cratere. Man mano che l'impatto scava, il materiale è preso più in profondità ma l'energia totale dell'impatto si è dissipata. Le espulsioni avvengono quindi a velocità decrescenti ed il materiale va a formare l'ejecta in zone più vicine al cratere. Il materiale più profondo può essere scagliato proprio ad innalzare il bordo del cratere.
Molti degli ejecta su Venere sono distribuiti in macchie ad alta riflettività radar nei pressi del cratere, molte con forma allungata, come risultato del mix di gas caldo, ejecta fuso e materiale preso dal fondo del cratere.
Ci sono differenti tipologie di cratere da impatto su Venere. Bacini multiring: Il più grande esempio di bacino multianello su Venere è Klenova, con un anello interno di 70 chilometri di diametro e due strutture concentriche di 105 e 141 chilometri rispettivamente. La lava ha riempito la porzione centrale della regione e parte dello spazio tra gli anelli esterni. L'anello esterno è formato da scarpate arcuate, mentre raggiere di ejecta ed un impatto secondario circonda la struttura.
Cratere doppio anello: Tipicamente formano anelli con un rapporto 2:1, hanno un bordo esterno ben definito ed un anello interno abbastanza netto. Molti superano i 40 chilometri di diametro, come il Mona Lisa di 79 km e Stanton di 107 chilometri.
Cratere con picco centrale: Circa un terzo dei crateri di Venere ha un picco centrale di rilievo.
Cratere con fondo liscio: Molti dei crateri più piccoli, con diametro sotto i 15 chilometri, non presentano alcuna struttura sul fondo risultando circondati da pareti terrazzate.
Cratere irregolare: Molti crateri presentano forma irregolare, con pavimentazione rugosa e brillante al radar. In molti casi l'irregolarità è congiunta ad un insieme di crateri formati dalla spaccatura del corpo che ha impattato il pianeta, spaccatura dovuta all'erosione da parte dell'atmosfera al momento dell'ingresso.
Macchia: Tipici di Venere sono crateri presenti sulle pianure consistenti in forme irregolari, oscure ai radar, nelle quali si possono trovare crateri o depressioni. Sono prodotte da grandi meteoroidi completamente frammentati dall'aria attraverso una esplosione prima di finire al suolo. L'onda d'urto attraversa la superficie seguita da una nube di impatti di piccoli meteoriti.
Cratere multiplo: Esempi di questo tipo sono sparsi in tutto il sistema solare: crateri congiunti, sovrapporti, separati o catene di crateri formati da impatti simultanei.

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A cura di
Stefano Capretti
Ultima modifica: 27/08/2010 Il sito è stato visitato 414169  volte
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